Roma, 23 giu –  In Francia si rischia una paralisi politica. Pure piuttosto grossa, a giudicare dai numeri delle elezioni legislative appena passate.

La Francia e il rischio di paralisi politica

Il presidente Emmanuel Macron ha escluso categoricamente la possibilità di un “governo di unità nazionale”, come riportato anche da Agenzia Nova. Che si legge nel modo che noi conosciamo fin troppo bene: l’esecutivo tecnico o simil tale, che si mette in piedi quando ci sono troppe divergenze nell’assemblea dei rappresentanti. Si potrebbe obiettare che quasi ovunque, in Occidente, ormai ci siano “governi di unità nazionale” impliciti, sempre votati agli stessi programmi, salvo lievissime varianti sul tema, ma questo renderebbe troppo grassa la nostra riflessione, e quindi passiamo oltre. “Unità nazionale”, espressione in codice per parlare di “stallo”. Paralisi. Macron la rifiuta, ma i numeri la suggeriscono. La suggerisce anche Jean-Luc Mélenchon, che replica sia al presidente che al governo. Un esecutivo “debole” contro una “Assemblea nazionale forte”, che dovrà dare fiducia o meno al primo ministro Elisabeth Borne. E in caso di esito negativo, le dimissioni saranno obbligate. La situazione è questa: la coalizione di Macron è lontana dalla maggioranza assoluta con 245 seggi. Comunisti, ecologisti e “arcobaleno” sono tutti insieme a 142. La Le Pen è arrivata a 89 rappresentanti. C’è tutto, ma proprio tutto, per mettere il governo in minoranza.

La “sapiente maestria” degli italiani sul tema

In tema di paralisi poltica noi italiani siamo maestri assoluti. Specialmente dall’approvazione della “bellissima” Costituzione del 1948, sull’argomento forse non esiste comunità al mondo che possa batterci. Talmente sapienti sul tema della paralisi da risiedervi anche quando le maggioranze sono effettive, e da far durare i nostri governi, in media, un anno da quando esiste la Repubblica. La crisi francese è frutto di situazioni contestuali che provano una banalità: il modello perfetto non esiste e si può sempre incappare in un incidente. Le ripetute crisi italiane perenni dimostrano che tra ossessioni proporzionali, camere di rappresentanti fotocopia, ping pong ripetuti e poteri dell’esecutivo debolissimi per regolamento (e non per contesto, come avvenuto adesso in Francia), nell’ambito non c’è nessuno che non potrebbe imparare da noi. Qualche francese, se ci pensasse, potrebbe perfino consolarsi.

Stelio Fergola

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