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Buio pesto Alitalia: rinviato il piano industriale, a rischio 2000 posti di lavoro

by Filippo Burla
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AlitaliaRoma, 13 dic – Nulla di fatto in Alitalia. Il consiglio di amministrazione della società, riunitosi ieri per aggiornare il piano industriale, resta sostanzialmente “aperto” in attesa di maggiori dettagli da parte dell’advisor Lazard relativi agli investimenti, mentre si attende ancora che le banche sblocchino le linee di credito che servono a garantire l’operatività dell’ex compagnia di bandiera, ormai con la cassa in rosso.

Nel frattempo, Alitalia brucia qualcosa come mezzo milione di euro al giorno, allontanando di fatto il pareggio di bilancio inzialmente previsto per l’anno prossimo. Una speranza più che una certezza, nonostante la sicurezza ostentata da Etihad all’atto dell’ingresso nell’azionariato con una quota di maggioranza relativa ad inizio 2015. L’arrivo degli emiratini doveva essere risolutivo per le sorti del vettore nazionale, si è invece risolto in un – ad ora – quasi fallimento, senza investimenti sulle redditizie rotte a lungo raggio che dovevano rappresentare la chiave di volta per uscire dall’impossibile concorrenza con le low cost continentali. Così non è stato, almeno fino ad oggi. Nel futuro, invece, stando almeno alle promesse, dovremmo vedere la definitiva dismissione di una decina di aeromobili a medio raggio.

E le tratte intercontinentali? Etihad dovrebbe, se le banche non riuscissero a garantire le decine di milioni necessarie per gli onerosi acquisti di aerei atti allo scopo, immettere nuova liquidità dopo quella già sborsata due anni fa. Il problema è che la sua quota, in quanto soggetto non residente nell’Ue, non può salire al di sopra del 50% a costo di perdere la licenza di operatore e quindi lasciare tutti a terra. La soluzione potrebbe passare dall’accollo di 200 e passa milioni di debiti, liberando così Alitalia da un peso non indifferente a livello patrimoniale. Per ora, tuttavia, l’unica certezza riguarda la politica di esternalizzazioni, mancati rinnovi e licenziamenti tout court sono destinati a lasciare sul campo qualcosa come 2000 posti di lavoro.

Filippo Burla

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