Roma, 19 gen – C’è la Lega che, da destra, lavora ai fianchi il Movimento 5 Stelle erodendo la sua base elettorale; c’è il Movimento 5 Stelle che, in preda al panico, chiede a Di Battista di spremersi per la campagna elettorale delle europee affinché il patrimonio di voti non venga dilapidato del tutto; ci sono Forza Italia e Fratelli d’Italia che fanno banalmente opposizione, poiché il momento storico richiede questo; ci sono i partiti comunisti che si stracciano le vesti per la sorte toccata a Battisti descrivendolo come un proletario annichilito dai padroni; ci sono insomma tutti questi e poi c’è il Partito Democratico, un esserino indifeso senz’anima e senza bussola intento a menarselo sulla questione delle primarie e delle correnti di partito, del tutto incapace di tenere il passo degli altri concorrenti che, piacciano o meno, mantengono un’andatura spedita e ben decisa. E, non per dare lezioncine, ma vediamo tutti cosa accade a chi tergiversa troppo: i grillini, causa dei tentennamenti sulle questioni Tav, Tap, Ilva assistono alle loro bandiere bruciate nelle piazze che gli avevano regalato più voti.



A Calenda piace furoreggiare su Twitter, e mena fendenti a destra e a manca senza dichiararsi per nessuno sebbene appartenga per definizione a quel Pd allo sbando. Difficile dire se sia una tattica per farsi desiderare, o se semplicemente sia davvero incerto sulla strada da prendere, fatto sta che rappresenta plasticamente la situazione di incoerenza totale che il partito sta vivendo. Si è trovato a rispondere a un cinguettio di Belpietro riguardante un articolo de La Verità. Calenda, spada in mano, ha affermato senza mezze misure di stare “con Fubini e pure con Soros. E se l’alternativa è Belpietro pure con Gordon Gekko”. Vicenda a parte (stavano litigando sui legami mai smentiti che Fubini ha con Soros), è impressionante la deriva assoluta e sfrenata del partito di Calenda e dei suoi colleghi. Se avessimo detto a Occhetto, più di vent’anni fa, che il nipote del suo partito avrebbe fatto il tifo per gli speculatori finanziari, probabilmente ci avrebbe presi per pazzi consigliandoci di curarci. Oggi, questa perversa fantasia è divenuta realtà.

Per un gioco di ruolo, e per una inconsistenza reale del Partito Democratico e del suo personale, chi dovrebbe prodigarsi per cause quali la redistribuzione della ricchezza, l’abbattimento delle classi sociali, i diritti dei lavoratori e una generica difesa dei più deboli si schiera di netto con chi ha prodotto soldi da altri soldi senza ridistribuirne alcuna parte e infischiandosene di chi da quel giochino ha perso tutto. La sinistra del Pd e di Calenda vive una contraddizione grossa come una casa perché ha perso tutti i motivi per vivere. Gli servirebbe la famosa eutanasia perché ogni giorno di vita è un giorno di sofferenza. La deriva che stanno vivendo è dovuta alla presa di coscienza che le battaglie che da sempre contraddistinguono la sinistra dei lavoratori dalla destra dei padroni non esistono più e non hanno più senso d’esistere. Oggi, sempre che sia di buon senso parlare di redistribuzione della ricchezza, v’è bisogno che lo Stato crei le condizioni affinché la classe imprenditoriale prosperi e crei posti di lavoro. Oggi il lavoratore giovane non chiede di poter stare a casa la domenica, perché ha bisogno di meno diritti e più libertà di lavorare quando vuole.

Oggi la dignità va di pari passo con la possibilità di lavorare e non con un decreto stupido che solo un ministro che non ha mia toccato boccia avrebbe potuto partorire. Oggi le classi meno abbienti che popolano le periferie disastrate voltano le spalle ai Calenda e ai Partiti Democratici preferendogli chi, sebbene con molte contraddizioni, prova a calarsi nei loro panni decretando che le frotte di immigrati afro-islamici accolti non possono più essere stipate in quelle zone, solo perché comodamente lontane dal centro benestante e cosmopolita dei filippini in versione colf. Oggi, per dirla tutta, la sinistra potrebbe tranquillamente scomparire e nessuno se ne accorgerebbe. Oppure, ignorando le frattaglie di comunisti inneggianti Lenin, potrebbe cambiare vestito, nome, colore e ragione di vita, ammettendo a sé stessa che la storia del mondo ha chiarito da quale parte sta la ragione. E Calenda, con suoi cinguettii da matto, ne è la prova vivente.

Calenda si è impegnato a redigere un manifesto europeista che dovrebbe raccogliere al suo interno, in vista delle elezioni europee, tutte le forze pro-Europa. Per carità, onore all’impegno e al coraggio, ma se lo si legge si tocca con mano lo sbandamento che stanno vivendo dalle parti del Partito Democratico. Essere europeisti, in sé, significa tutto e niente. Ritenere che più paesi uniti, accomunati da radici e cultura, facciano meglio degli stessi presi singolarmente è nozione elementare. Chiedere un cambiamento dell’Unione Europea, e di tutta una serie di vincoli e di rapporti di forza oggi esistenti, è operazione velleitaria sebbene sia l’unica possibile: da Renzi a Salvini, tutti hanno promesso grandi cambiamenti in tal senso. E dunque Calenda manca di realismo, e probabilmente di onestà intellettuale. L’Unione così com’è finisce solo per essere una zavorra che pesa sulle spalle degli Stati membri, e dunque dei cittadini europei, già abbondantemente vessati dai governi che, oltre a dover rispondere alla propria insipienza, debbono rispondere ai diktat di Junker e soci. Il quale, inaspettatamente, se ne è uscito giorni fa con una strabiliante ammissione su come l’austerity voluta e imposta dall’asse franco-tedesca abbia ucciso paesi e popoli. In Italia non è avvenuto il commissariamento della Grecia, ma nel novembre 2011 abbiamo assistito a un colpo di Stato pianificato e voluto da chi non accettava l’opposizione dell’allora governo alle misure di austerità. Alan Friedman lo ha spiegato minuziosamente nel suo Ammazziamo il gattopardo, provando con testimonianze il complotto che si celò dietro la caduta dell’ultimo governo Berlusconi. Questa Europa, l’Europa che piace ai talebani europeisti come Calenda, è organizzata inspiegabilmente per lisciare il pelo a certi soggetti come la Germania che se ne infischia della norma sul limite del surplus commerciale, e per bastonarne altri come l’Italia che gode di un avanzo primario eccezionale, evidenziando quindi il problema dell’assenza di una banca che, come la Fed americana, funzioni da prestatrice di ultima istanza.
È un’Europa, questa, senz’anima ma colma di ragionieri. Calenda nel suo manifesto parla di patto tra i paesi per l’accoglienza e l’integrazione di chi sbarca. Sorvolando sull’inverosimiglianza di tale proposta, il talebano a stelle gialle ignora la condizione di sottomissione cui è soggetta l’Europa e che non si risolverà tramite qualche direttiva o nuovo trattato. Probabilmente non la si risolverà più, ma intanto sarebbe carino iniziare a parlare di anima e di spirito, di radici e di fuoco da preservare cosicché gli ultimi decenni dell’Europa che conoscevamo si possano quantomeno vivere a testa alta. La ragione e l’istruzione creano la scienza, verissimo, ma sono i sentimenti a guidare la storia.

Lorenzo Zuppini 

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