Roma, 15 mag – Abbiamo spesso discusso dei fallimenti riscontrati dal gioco del calcio italiano, sempre più in declino rispetto ai campionati delle altre nazioni europee, con ripercussioni evidenti che hanno recentemente comportato la mancata qualificazione ai mondiali per la seconda volta consecutiva.

Le cause della crisi del calcio italiano

Tra le principali cause menzionate per queste difficoltà si osservano la mancata valorizzazione dei nostri talenti, concetti di gioco e schemi tattici obsoleti e l’inadeguatezza delle nostre strutture sportive. Carenze e problematiche certo presenti ma che eludono da un fattore chiave, alla base dei fallimenti riscontrati: la mentalità ed il tipo di approccio sociale presente in Italia, trasmesso di conseguenza alla passione sportiva, storicamente una valvola di sfogo popolare nella nostra nazione. Nel corso di ogni stagione calcistica ci chiediamo come sia possibile ampliare il valore del nostro gioco, paragonando con imbarazzo il livello della Serie A con quello di leghe estere come la Premier League o la Liga. Eppure, stentiamo a renderci conto di rappresentare uno dei principali ostacoli per la valorizzazione di giocatori ed allenatori giovani o ancora inesperti.

La poca pazienza

I tempi di attesa di maturazione, l’accettazione di errori e lacune da colmare sono qualcosa a noi sconosciuto, estraneo al nostro giudizio tempestivo ed emotivo, pronto a dichiarare fallita o finita qualsiasi figura si sia “macchiata” di una strategia errata nel corso della partita, di una serie di passaggi sbagliati o della mancanza di qualità tecniche che hanno determinato un risultato di incontro deludente. Inoltre, ricerchiamo in maniera esasperata una perfezione impossibile da ottenere, eludendo la possibilità di sfruttare e far migliorare i talenti del panorama nazionale, in certi casi superiori a quelli esteri. Non a caso, numerosi calciatori italiani che realizzano l’exploit emigrano immediatamente verso campionati esteri, dove i club ed i loro allenatori (in certi casi anche quelli italiani) approcciano in maniera differente, ragionevole e con maggiore attesa la maturazione dei talenti. Un esempio che dovrebbe tornare utile ed imporci delle radicali modifiche di mentalità popolare. In tal caso sarà possibile sperare con cognizione di causa nella tanto attesa “rivoluzione di sistema” che possa portare a degli stravolgimenti utili a rifondare uno sport che appare in un declino quasi irreversibile.

Tommaso Alessandro De Filippo

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