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Roma, 20 mag – A pensar male si fa peccato, ma sovente, come è noto, si rischia di prenderci. In questi giorni di inciucismo giallo-verde è nuovamente saltata alla ribalta la vecchia idea di cancellare i titoli di Stato detenuti dalla Bce, e così abbattere “come per magia” il debito pubblico, garantendo così un maggior spazio fiscale per manovre più o meno espansive.
Bisogna essere molto chiari, per evitare di essere fraintesi: chi scrive ritiene il M5s una sofisticata operazione di gatekeeping, mentre sull’improvvisa “moderazione” della Lega rispetto ai temi cosiddetti sovranisti nutre deprimenti sospetti. Ciò detto, per onestà intellettuale, bisogna altresì riconoscere che l’idea espressa da Claudio Borghi Aquilini è senza ombra di dubbio sensata.
Anche se non ci riconosciamo nella Lega novella Syriza che vuole battere i pugnetti sul tavolo di Bruxelles, non essendo trinariciuti sappiamo riconoscere una buona idea quando la leggiamo. Ad oggi, circa il 14% del debito pubblico italiano (pari a circa 341 miliardi e rotti) è nel bilancio della Bce, che lo ha acquistato “stampando moneta” e rastrellandone le obbligazioni sul mercato secondario, cioè essenzialmente dalle banche commerciali private.
In altre parole, la Bce ha semplicemente stampato carta con cui ha acquistato altra carta, e se questo da un punto di vista strettamente contabile equivale ad una espansione prepotente del suo bilancio (pari attualmente a 4500 miliardi di euro), nella pratica corrisponde semplicemente ad un gioco delle tre carte. È vero: tecnicamente cancellare il debito pubblico detenuto dalla Bce equivale a cancellare una parte del suo attivo, e quindi, sempre tecnicamente, avere una banca centrale con un bilancio negativo. Per una impresa questo sarebbe ovviamente un disastro, ed anche per una banca commerciale, ma per una banca centrale in realtà si tratta di un falso problema di natura strettamente contabile.
Il “passivo” della Bce (o di qualunque altra banca centrale, se è per questo) è semplicemente la registrazione contabile della moneta emessa, quin nemmeno con molta fantasia possiamo considerare problematica la sua espansione. Forse non è molto chiaro come funziona: la Bce “stampa” moneta e la mette al passivo; questa moneta da qualche parte circolerà, ed al contempo all’attivo ci saranno i titoli acquistati con questa operazione. In altre parole, non è che il passivo di bilancio corrisponda al fatto che qualcuno, da qualche parte, vanta un credito nei confronti della Bce e che quindi rischia di fallire se quella non paga perché semplicemente ha già pagato. Dal punto di vista della banca commerciale o dell’investitore istituzionale che ha partecipato a questa operazione si è trattato di vendere al dr. Draghi un titolo in cambio di liquidità, indi i cosiddetti “creditori” sono già stati pagati.
Quindi, sì, senza tema di smentita possiamo dire chiaramente che il debito pubblico detenuto dalla banca centrale è semplicemente una convenzione contabile, e se lo cancellassimo con un tratto di penna non accadrebbe assolutamente nulla. Ma proprio nulla.
Matteo Rovatti

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