Roma, 16 set – Viktor Orban e il suo consenso in Ungheria devono fare male, malissimo agli ambienti Ue. Non che non lo sospettassimo da prima, ma la sparata del Parlamento europeo di ieri è stata così fuori di testa  da rendere inevitabile la produzione di tristi riflessioni.

Orban e il suo consenso in Ungheria devono fare davvero male

Nelle infinite cadute verso il fondo dell’Ue, questa rappresenta senza dubbio un nuovo record. La domanda spontanea è: quanti altri picchi di genialità si toccheranno? Poi, sia chiaro, il Parlamento europeo conta come il due di picche a briscola, e lo sappiamo tutti. Ma la relazione di ieri è assimilabile a una dichiarazione singola, a una sciocchezza proferita, magari, durante una conferenza stampa. La differenza è che – in pratica – la dichiarazione l’hanno fatta in oltre quattrocento, il che la rende ancora più grave nella sua idiozia. Ringraziamo Lega e FdI per la dignità, almeno, di non prestarsi a una buffonata simile.

Alla ricerca di un pretesto

Sembra proprio così. L’arma principale del mondo occidentale per reprimere il dissenso, di solito, è la rimozione chirurgica di chi è su linee diverse da quelle della globalizzazione a ispirazione statunitense. E per questo si cerca sempre un pretesto. Si trova più facilmente in mondi esterni a quelli dell’impero yankee, guarda caso, e ne abbiamo avuto numerose testimonianze in Medio Oriente come in Russia. Il pretesto è la mancanza di democrazia, da sempre: strumento utilissimo per poter legittimare diverse azioni di ingerenza.

L’Ungheria però è un problema: pienamente inserita negli schemi dell’Ue e della Nato, si tratta di un alleato che alza la voce e che esprime pareri contrari. Non va bene, ecco perché, dagli ambienti di Bruxelles, sbattono i piedini. E l’ossessione è giunta a livelli così inimmaginabili, che il risultato comico partorito è stata la relazione di ieri: arriviamo a dire che l’Ungheria non sia una democrazia. Proviamo ad andare oltre. Nonostante i risultati schiaccianti con cui Viktor Orban continua ad essere confermato presidente (oltre il 55% dei voti alle ultime consultazioni), e per di più alla presenza di un’opposizione assolutamente regolare, nonché comprendente diversi partiti. Perché il problema è esattamente quello: un consenso che non può essere accettato da chi, il leader ungherese, lo vorrebbe vedere a dare da mangiare ai piccioni al parco, senza disturbare oltre.

Stelio Fergola

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