Roma, 16 set – Il riaccendersi dell’interminabile conflitto tra Armenia e Azerbaigian, che da settimane ha ripreso ad infuocarsi nei territori di confine, porta con sè un lunga lista di prese di posizione politiche internazionali. Alle 5 del mattino del 13 settembre scorso, le forze armate azere hanno lanciato un attacco su vasta scala contro l’Armenia, bombardando sia le infrastrutture militari che civili con artiglieria e droni. Nell’attacco 105 soldati armeni sono stati uccisi e 6 civili sono rimasti feriti. Dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco, la sera del 14 settembre. grazie all’intervento della comunità internazionale l’Azerbaigian ha finalmente interrotto l’aggressione bellica. Questo attacco di Baku, è finora il più duro avanzato dalle forze azere dalla guerra del settembre 2020 in Nagorno Karabagh.

L’Onu chiede il rispetto di confini e sovranità nazionali

In queste ultime ore l’Onu ha accolto con favore l’accordo di cessate il fuoco sul confine armeno-azero. A dichiararlo durante la riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu è Miroslav Jenča, il Segretario generale aggiunto per l’Europa, l’Asia centrale e le Americhe, presso il Dipartimento per gli affari politici delle Nazioni Unite. “Il processo di pace tra Armenia e Azerbaigian continua ad affrontare gravi ostacoli” ha dichiarato il segretario Onu Miroslav Jenča. “Questa escalation – continua Jenča – sottolinea anche l’urgente necessità di andare avanti nel processo di delimitazione e demarcazione nel quadro del riconoscimento reciproco dell’integrità territoriale e della sovranità delle parti. Chiediamo alle parti di utilizzare questo importante meccanismo come passo necessario per allentare la tensione al confine. Gli sviluppi di questa settimana ricordano anche che la tensione tra Armenia e Azerbaigian ha il potenziale per destabilizzare la regione”, ha affermato il segretario Onu.

Putin incontra il presidente azero

Il presidente russo Vladimir Putin, invece, incontrerà presto il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev. L’incontro tra i due leader avverrà a Samarcanda, in Uzbekistan, a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Il portavoce del Cremlino ha detto che, oltre a vari fattori economici e geopolitici che vedono i due Paesi alleati, Putin e Aliyev discuteranno anche dell’attuale situazione al confine atra Armenia e Azerbaigian.

Il doppio gioco americano con l’Azerbaigian

Anche dagli Stati Uniti del presidente democratico Joe Biden, giungono in queste ore appelli alla pace e contro l’invio di armamenti alle truppe azere. Secondo il vice rappresentante degli Usa presso l’Onu, Richard Mills, gli Stati Uniti sono fermi e non ci può essere una soluzione militare al conflitto. “Incoraggiamo entrambi i governi a ristabilire linee dirette di comunicazione attraverso i canali diplomatici e militari e a impegnarsi nuovamente nel processo diplomatico. È necessaria una soluzione negoziata e globale di tutte le restanti questioni tra Armenia e Azerbaigian. La comunità internazionale deve continuare a impegnarsi diplomaticamente per aiutare a mediare una pace duratura”. In queste ore, inoltre, il segretario Blinken ha parlato con il primo ministro armeno, Pashinyan, e il presidente azero, Aliyev, esprimendo la preoccupazione americana per le azioni militari lungo il confine.

Da oltre oceano però, è trapelata anche un’altra voce discordante sull’operato degli Usa nel Caucaso meridionale. “I recenti attacchi dell’Azerbaigian all’Armenia confermano che gli Stati Uniti devono smettere di inviare aiuti militari a quel paese”. Ad affermarlo su Twitter è niente meno che la deputata dem, Grace Napolitano, che siede tra i governatori della Casa Bianca. “Condanno fermamente i recenti attacchi dell’Azerbaigian all’Armenia. Questo assalto è una violazione diretta del cessate il fuoco e conferma ciò che abbiamo sempre saputo: dobbiamo interrompere immediatamente l’invio di aiuti militari in Azerbaigian”, ha affermato la deputata del Partito Democratico americano.

L’appello irlandese al cessate il fuoco

Anche l’Irlanda è profondamente preoccupata per i combattimenti scoppiati negli ultimi giorni lungo il confine tra Armenia e Azerbaigian. “Gli attacchi diretti a infrastrutture civili all’interno del territorio armeno, vietate dal diritto umanitario internazionale, devono cessare al più presto”. A dichiararlo è il Direttore presso il Dipartimento degli Affari Esteri irlandese, Cait Moran, accogliendo favorevolmente il cessate il fuoco. “È fondamentale che le parti esercitino la massima moderazione e si astengano da un’ulteriore escalation di violenza. Li esortiamo a impegnarsi in questo cessate il fuoco e a rispettare i precedenti accordi internazionali. Sottolineiamo l’assoluta necessità di aderire alla Carta delle Nazioni Unite. Le violazioni della sovranità e dell’integrità territoriale degli stati non sono mai accettabili. Tutte le forze devono tornare urgentemente alle posizioni che detenevano prima di questa deplorevole escalation delle ostilità”, ha affermato Moran.

La Francia chiede il ritiro delle truppe azere dai confini armeni

La Francia, che nel suo territorio ospita una nutrita comunità armena, chiede all’Azerbaigian di ritirare le truppe dai territori dell’Armenia. L’ennesimo appello arriva da Nicolas de Rivière, rappresentante permanente della Francia presso le Nazioni Unite e presidente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. “La Francia è preoccupata per le azioni in corso al confine armeno-azero. Diverse aree del territorio dell’Armenia sono state colpite dal fuoco, le infrastrutture civili sono state danneggiate. Questo è il combattimento più pesante dal 2020“. La Francia sta cercando di incoraggiare il rispetto del cessate il fuoco. Il presidente Macron ha parlato con il primo ministro Pashinyan e il presidente Aliyev. “I termini della dichiarazione trilaterale di novembre 2020 devono essere mantenuti – continua Nicolas de Rivière – Chiediamo all’Azerbaigian di riportare le truppe nelle posizioni iniziali, l’integrità territoriale dell’Armenia deve essere preservata“.

Andrea Bonazza

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