Roma, 30 dic – Quando al giubileo della regina, i Sex Pistols suonavano la celebre God save the Queen finendo arrestati dai Bobbys londinesi sul Tamigi, probabilmente non si aspettavano che i loro tre accordi e i loro abiti apparentemente trasandati avrebbero influenzato le generazioni a venire. Oggi, in queste ultime ore del 2022, con il tramonto del Rock’n’Roll e della sana ribellione giovanile, scompaiono anche le grandi icone che, nel bene e nel male, segnarono la storia contemporanea del Novecento. Solo pochi mesi fa morì a 96 anni la regina Elisabetta II, seguendo la sorte dell’anziano marito re Filippo, deceduto un anno prima. Dai tabloid britannici, invece, apprendiamo oggi della scomparsa di Vivienne “Winnie” Westwood; uno dei primi volti del Punk77 che, in quest’epoca nella quale tutto è trasgressione per non esserlo, a molti probabilmente non dirà nulla. In realtà, però, dai nauseabondi sobborghi inglesi lo stile anticonformista di Winnie ha influenzato il mondo della moda e delle sottoculture giovanili per oltre quarant’anni. Molto prima e molto più coraggiosamente che tanti, troppi, noiosi e finti emulatori tipo Marylin Manson, Maneskin e altri divi del mainstream attuale, iniziassero a farsi le prime sbronze ai concerti.

Vivienne Westwood, 1941 – 2022

Nata l’8 aprile 1941 in un villaggio nei pressi di Derbyshire, in Inghilterra, da una famiglia della classe operaia, fin dagli anni Cinquanta Vivienne Westwood si appassiona all’arte e al design. Frequenta una scuola di oreficeria per abbandonarla subito dopo, non trovando reale riscontro con la propria creatività e il suo spirito libero. Finisce ad insegnare in una scuola elementare realizzando nel abiti e gioielli nel tempo libero. Nei primi anni Sessanta, a 22 anni, Winnie sposa Derek Westwood, presentandosi all’altare con un abito nuziale creato personalmente. Diventata madre del piccolo Benjamin, si renderà presto conto che la vita matrimoniale non fa per lei.

Cash from chaos

Tra le ruvide strade della City, Vivienne Westwood incontra Malcolm McLaren, il famoso manager di Sex Pistols e New York Dolls che ha plagiato, plasmato e rimpastato le maggiori punk band degli anni Settanta. Stregata dal magnetico carisma di Malcolm, Winnie molla famiglia e lavoro per fuggire col futuro padre del suo secondo figlio, Joseph, e seguirlo nelle sue stravaganti quanto appaganti avventure stilistiche. La capostipite e forse la più famosa di queste, è certamente la boutique SEX che, dal quartiere londinese Chelsea, lanciò sul mercato internazionale un nuovo bizzarro stile destinato a sconvolgere per sempre il mondo della moda. In un periodo dominato dagli abiti propri della Working Classe britannica di Mods e Skinheads, con polo Fred Perry, camicette Brutus o Ben Sherman, giacche parka, cappotti crombie o abiti firmati dalle marche italiane più popolari, Malcolm e Winnie idearono le più sportive T-shirt divenute simbolo dei Sex Pistols, marchiate con svastiche e inneggi anarchici, e gli abiti in latice di uno scandaloso abbigliamento fetish trendy. Sarà proprio lo scandalo legato alle rivoluzionarie idee stilistiche della coppia a procurare il tanto bramato, quanto inaspettato, successo. “Fai tutto ciò che gli altri odiano” diceva il vecchio Malcolm McLaren sbeffeggiando i giornalisti nelle sue irriverenti interviste. E questo fece, portandolo presto ad essere amato e detestato dall’intero mondo occidentale. Malcolm e Winnie divennero così i pionieri di un nuovo stile che approdò presto con furbizia, fortunata e metodica, nei peggiori pubs e palchi del mondo occidentale’Europa e degli USA, vestendo l’intera scena punk e glam che iniziava a farsi largo tra i pidocchi degli ormai antiquati hippies.

Dai palchi Punk alle passerelle francesi

Nel 1981 Vivienne Westwood lancia la sua prima collezione, Pirates, che muove i primi passi nello stile romantico vittoriano che contraddistinguerà la stilista. Appena due anni dopo debutta sulle passerelle di Parigi con la collezione Buffalo che porterà alla lady del SEX un successo fuori aspettativa, conquistando la stampa internazionale. Tra i suoi lavori più gettonati, Winnie cucirà il famoso mini-crini, una versione sovversiva dell’abito in crinolina del XVII secolo. Traendo ispirazione dalla storia, la madrina del punk rielaborerà vecchi capi in una sua eccentrica personale visione, rivoluzionando il vintage in un vortice futurista e fumettistico. Le porte del SEX si aprono dunque al mondo intero in una nuova ventata anarco-erotico-nazista. L’intimo e sensuale corsetto divenne così un capo non più da indossare tra le lenzuola, ma da esibire con femminilità spregiudicata in un arroganza fetish. Se gli abiti della Westwood cuciono assieme gusto retrò e cyber-punk moderno, lo stesso vale anche però per i suoi trucchi dipinti sui volti delle modelle, realizzando su essi pittoreschi quadri dal sapore antico. Winnie gioca con le sue modelle come una bambina fa con le sue bambole di ceramica; capelli raccolti in boccoli, gote rosa e labbra colorate in una diapositiva scattata in un’altra epoca, tanto passata quanto ancora da scoccare.

PuNx iS DeAd!

Tutto ciò che era d’avanguardia ieri, però, difficilmente trova spazio nel domani, soprattutto nella sua spinta originale. Con la sepoltura del vecchio punk nei sintetizzati anni Ottanta, quindi, finiscono appesi al chiodo anche diversi vecchi amori di Winnie. La Westwood riporrà così in soffitta spille da balia e da SS per separarsi, lavorativamente e sentimentalmente, dall’ex fidanzato Malcolm McLaren. Salpando dal suo vecchio mondo con un baule carico di nuove idee, Winnie inizia a navigare nei fiorenti mari dell’alta borghesia. La collezione Autunno/Inverno 1987-1988 intitolata Harris Tweed, sancirà l’addio definitivo al punk e, come in una noiosa storia a lieto fine, nel 1992 sarà addirittura la da lei in precedenza contestata regina Elisabetta II, a conferire a Vivienne l’onoreficenza Most Excellent Order of the British Empire per il suo lavoro nella moda britannica. Ma i rapporti tra la vecchia antagonista e la Queen Elizabeth non finiscono qui; dieci anni fa, infatti, la regina nomina Dama la Westwood con tutti gli onori del caso, mentre probabilmente qualche vecchio punk inglese vomitava proprio davanti a Windsor.

Dalle stalle alle stelle

Nel 1989 Vivienne Westwood si trasferisce in Austria dove insegna Fashion Design alla Vienna School of Applied ArtTra cattedra e banchi sboccia un nuovo amore con lo studente austriaco Andreas Kronthaler. Mica scemo! Sposando la vecchia milf inglese il giovane crucco diverrà anche suo partner negli affari, co-assumendo la direzione artistica del marchio. Sono infatti gli anni più fortunati per Winnie: tra la fine degli anni Ottanta e per tutti gli anni Novanta, la Westwood arruolerà le modelle più famose del mondo, bramose di sculettare in passerella per la vecchia regina del SEX. Memorabile rimarrà a tal proposito la rovinosa caduta della modella Naomi Campbell, con allacciate alle sottili caviglie le altissime zeppe di pitone viola create da Winnie. Nel 1990 e nel 1991, la Westwood vince per due anni di fila il premio Womenswear Designer of the Year del British Fashion Council. Fatta eccezione per alcune chiccherie, a contraddistinguere la moda di Vivienne, per tutti gli anni Novanta rimarrà la sua fantasiosa reinterpretazioni del vintage. Tra i capi più rinomati dell’ultimo decennio del Novecento, non si possono non menzionare i tartan del clan di Anglomania della collezione autunno/inverno 1993, il couture vittoriano rivestito di tulle colorato con abbondanti scollature (Café Society, primavera/estate 1994) e i giganteschi abiti a sacco di Les Femmes ne connaissant pas toute leur coquetterie (primavera/estate 1996), questi ultimi ispirati dal pennello del pittore rococò francese Jean-Antoine Watteau. Entrando in scivolata Terzo Millennio, l’ormai ricchissima Winnie lancia un nuovo marchio di moda finalmente alla portata anche della sua originaria Middle Classe. Inaugura negozi di maglieria, profumi e accessori in tutto il mondo riscuotendo grande successo. Per la gioia delle fans della commedia cinematografica al femminile, nel 2007, Winnie disegnerà anche l’abito da sposa per Carrie Bradshaw nel film Sex and the City.

Il ritorno alla contestazione (di moda)

In tempi meno sospetti rispetto agli attuali, ben prima dei Friday for Future dei gretini della Thumberg, nel 2008 la Westwood riscopre la lotta per i diritti ergendosi a paladina dell’ecologismo. Condividendo le battaglie in difesa della natura, nomina la prosperosa bagnina di Baywatch, Pamela Anderson, icona della sua nuova etichetta. Winnie inizia così a perseguire lotte sul cambiamento climatico, animalismo, libertà civili e disarmo nucleare. Nel 2014 crea le divise per la compagnia aerea della multinazionale Virgin e, in totale incoerenza, si rasa la testa in una alquanto inutile protesta contro il cambiamento climatico. Ma ad occuparsi del marketing politico della stilista è principalmente suo marito Andreas Kronthaler. Nel 2018, infine, Vivienne Westwood allaccia una solida collaborazione con il marchio casual Burberry, devolvendo parte dei ricavi a Cool Earth, organizzazione per la conservazione della foresta pluviale.

Who killed Winnie?

Amata, detestata, studiata e invidiata, dai vicoli a mattoni inglesi Vivienne Westwood ha fatto scuola per mezzo secolo. Ha vestito intere generazioni animandone le componenti più anticonformiste. Alla veneranda età di 81 anni, dall’alto del paradiso dorato che si è costruita rimboccandosi e cucendo le maniche, oggi Winnie saluta per l’ultima volta, con il dito medio alzato, i suoi fans e i suoi detrattori. Ci perdonerai però, Winnie, se di tutta la tua lunga e appagante carriera, per noi rimarrai sempre la provocante punk in calze a rete del SEX che ha incendiato una generazione di romantici reietti che oggi ti rimpiangono.

Andrea Bonazza 

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1 commento

  1. Ha avuto una grandissima influenza in Occidente, per un po’ simbolo autentico di eleganza e trasgressione, ispirazione per generazioni(anche chi non vestiva direttamente i suoi capi) . Ricordo i miei anni d’adolescente (fine’80), indossavo tranquillamente simboli nazistoidi misti ad altri apertamente sovietici (ricordo un paio di jeans con la scritta cccp), puro situazionismo.
    Non vi era, naturalmente, alcuna condivisione politica o ideologica, solo provocazione estetica (e poi li trovavo particolarmente chiccosi…). Certo a farlo nell’Occidente odierno si finirebbe in guai grossi e nei telegiornali della sera(soprattutto per i reperti tedeschi…), ma allora era ancora un’epoca di relativa libertà…

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