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Umberto Boccioni: l’artista che si spiegava a suon di cazzotti

by Claudio Siniscalchi
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Umberto Boccioni

Umberto Boccioni, nel 1910, dipinge il suo capolavoro: Rissa in galleria. Si è avvicinato al futurismo per naturale evoluzione della sua ricerca artistica. Il futurismo è nato a Milano. E nella tela è immortalata l’icona più moderna ed effervescente della città, la Galleria Vittorio Emanuele. All’ingresso è scoppiata una rissa. Ne sono protagoniste due donne. Sono vestite alla moda e si accapigliano. Le donne sono posizionate al centro del dipinto, intorno a loro sono accorsi numerosi passanti. Assistono, come spettatori, a un incontro di pugilato, allo scontro. La novità, dirompente, della proposta di Boccioni è la provocazione della scena: due femmine in combattimento.

Estetica del ceffone

Sono anni incendiari per l’arte italiana. Da poco Marinetti ha lanciato il Manifesto del futurismo. Le polemiche divampano. Pochi mesi dopo Boccioni è a Firenze, in compagnia di Marinetti e Carlo Carrà. Entrano in un locale. Al cameriere chiedono di indicargli il tavolo dove siede Ardengo Soffici. Individuatolo, Boccioni, forte come un cavallo e bello come un attore, che lavora il marmo con la stessa leggerezza con la quale volteggia il pennello sulla tela, lo affronta e gli assesta un paio di ceffoni.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di dicembre 2022

Soffici ha recensito piuttosto male una mostra di Boccioni: l’affronto va lavato a suon di schiaffi. In sala scoppia un parapiglia. Una bella rissa. Arrivano le forze dell’ordine. Vogliono trascinare tutti – aggressori milanesi e aggrediti fiorentini – in questura. Su un punto, però, son tutti d’accordo e decisi a tenere il punto: non si è trattato di una rissa, ma di una disputa accademica. Alla fine, riescono a convincere il delegato di polizia, che li lascia andare.

Boccioni, Marinetti e Carrà hanno una certa fretta. Devono prendere il treno per tornare a Milano. Tutto finito? Manco per sogno. È solo la premessa. La conclusione ha luogo in stazione. Soffici arriva scortato da alcuni amici poco prima della partenza del treno. E sul marciapiede del binario riprende la scazzottata. Il capotreno, pazientemente, attende la fine della disputa. Qualche minuto di ritardo all’arte nuova è concesso. Finito l’incontro, i tre salgono a bordo.

Boccioni: un grande sovversivo

L’avventura del pittore avanguardista Boccioni è breve quanto intensa, intrigante, rumorosa, burrascosa, magnifica. La racconta in una splendida biografia Rachele Ferrario: Umberto Boccioni: la vita di un sovversivo (Mondadori). Boccioni nasce nel 1882. Pittore e scultore, oltreché teorico, è il più rappresentativo degli artisti dell’avanguardia futurista. Un vero rivoluzionario conservatore. Ha deciso di sposare la modernità vagheggiata da Marinetti, delle macchine che sfrecciano e che volano. Ed è un nazionalista convinto. Interventista. Come la maggioranza dei futuristi all’entrata dell’Italia in guerra, si arruola volontario nel 1916. Aggregato al corpo dei…

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