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beppe-grilloRoma, 13 giu – Sarà per il folle programma di Virginia Raggi sull’imigrazione; sarà per il suo dichiararsi assolutamente antifascista, a differenza di quanto fece, per esempio, Grillo stesso; fatto sta che l’estrema sinistra dura e pura, espressione dei centri sociali, sembra aver lanciato una vera e propria opa sul grillismo. Da qualche tempo a questa parte, infatti, si notano segnali di apertura verso il Movimento 5 Stelle da parte dei cosiddetti “antagonisti”, cioè dell’antifascismo militante più trinariciuto. Si tratta sempre di analisi contorte e piene di distinguo camuffati da esegesi marxiane, certo, ma i presupposti per un asse grillin-antifascista ci sono tutti, forti e chiari.



È di un paio di giorni fa, per esempio, un editoriale apparso su Infoaut  in cui per prima cosa si mettevano alla berlina i grillofobi e tutti coloro che, da sinistra, hanno lanciato allarmi contro una presunta anima fascistoide del M5S: “Negli anni tante cose si possono dire del 5 Stelle, ma certamente nulla che abbia a che fare con il terrore per il cripto-fascismo. Anzi, adesso dovrebbe essere a tutti chiaro che quei grotteschi allarmi sono stati (oggettivamente e talora anche soggettivamente) al servizio del vero nemico, cioè il Partito Democratico, e del suo mostruoso gemello leghista, quello sì davvero espressione di una destra sociale”. Poi arrivava l’endorsement, sia pur mediato da tutta una serie di “se” e “ma”: “In questi anni, infatti, il 5 Stelle è mutato. Irrigidito nella sacralità costituzionale e dunque legalitaria, ha perso varie occasioni per spingere avanti quell’esigenza di movimento che in esso si riversa. Tuttavia, la caoticità che ha continuato a connotarlo non è stata del tutto intorpidita nel ruolo istituzionale: all’oggi il 5 Stelle resta, anche in modo indipendente dalla volontà della sua nuova dirigenza, uno spazio di espressione quantomeno elettorale del rifiuto del governo renziano della crisi e di contrapposizione al Pd. Permane insomma un’anomalia, che impedisce la chiusura del cerchio del Partito della Nazione”. Insomma, sostenere il M5S in funzione anti-renziana. Quindi “scommettere in modo ragionato e organizzato sul caos” ed “entrare in interlocuzione con tante delle figure che oggi hanno espresso non solo con l’astensione ma anche con il voto alle amministrative il rifiuto delle politiche del Pd”. Hai capito. Ma non si tratta di un’analisi isolata.

Qualche settimana prima anche il sito del collettivo romano Militant proponeva una lettura in tutto e per tutto simile. Vi si diceva che “il Movimento 5 Stelle è un contenitore contraddittorio e ambiguo, senza vera forza alle spalle che non sia l’esposizione mediatica dei suoi leader, che non ha soluzioni credibili ai problemi romani e infatti attende in silenzio una vittoria che parrebbe al momento scontata”. E tuttavia, proseguiva il ragionamento, “se l’obiettivo è quello di destrutturare, anche elettoralmente, il potere del Pd, sfruttare qualsiasi mezzo necessario per scardinare un’egemonia politica ancora fragile e controversa, colma di tensioni interne e internazionali, allora l’eventuale ballottaggio tra Virginia Raggi e Roberto Giachetti non potrà essere derubricato a mero fatto interno alla borghesia. È, al contrario, un passaggio centrale, e le nostre possibilità di (r)esistenza passano anche attraverso la sconfitta del soggetto democratico. Per tali ragioni ci sembra poco credibile (e poco in sintonia con gli umori popolari del paese e della città), voltarsi dall’altra parte, fare finta che tutto stia sullo stesso piano dei rapporti di forza. Per questo, ad un eventuale ballottaggio tra M5S e il Pd, noi voteremo contro il Pd. Senza appoggiare niente delle proposte elettorali del M5S, la posta in gioco in questo caso sarebbe far perdere il Partito Democratico, ed è nel nostro interesse contribuire all’eventuale sconfitta”. Sconfitti elettoralmente, culturalemente e socialmente, i centri sociali hanno trovato la loro ciambella di salvataggio nel grillismo rampante?

PS: Il nostro articolo sul programma di Virginia Raggi in tema di immigrazione ha suscitato qualche critica da chi l’ha ritenuto, addirittura, un assist a Giachetti. Chi ha dato questa lettura non conosce le innumerevoli polemiche del Primato Nazionale contro il Pd. Il fatto è che la natura immigrazionista e antifascista del Pd è nota e plateale. Quella del M5S, a causa delle contraddizioni e delle opacità ideologiche di questo movimento, lo è molto meno. Ecco perché vale la pena seguirne con maggiore attenzione le evoluzioni e le dinamiche, trattandosi di un continente per lo più inesplorato. E nel quale degli improvvisati esploratori venuti da destra potrebbero finire nel pentolone degli indigeni e dei loro nuovi alleati.

Giorgio Nigra



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3 Commenti

  1. Forse le lattine di tonno erano scadute ,oppure lo stretto di Messina era inquinato , bhè non lo sapremo mai !!!

  2. PD = M5s , lo scrivo da sempre.
    Ma ai ballottaggi a Torino e Roma, torinesi e romani di destra, centro, centrodestra devono votare M5S per dare una spallata a Renzi, a Fassino (la mummia) e al radicale piddino Giachetti.

  3. “Da qualche tempo a questa parte”?
    Nel M5S è confluita tutta quella parte della sinistra radical chic italiana che nei due decenni scorsi si era aggregata in movimenti come i no global, i girotondini e il popolo viola.
    Ossia tutta quella sinistra radical chic culo e camicia con centri sociali e zeccume vario.
    E il M5S ogni volta predica l’equidistanza da qualsiasi schieramento politico già esistente ma alla resa dei conti, o forse sarebbe meglio dire alla resa dei voti in parlamento, è sempre pronto a votare provvedimenti tipici della sinistra più estrema oppure ad astenersi consentendo comunque di far passare tali provvedimenti.
    Insomma, la classica stampella del PD.

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