Roma, 25 ott – Avevamo bisogno di un film di propaganda su Open Arms, in effetti. Anni fa il sedicente umanitarismo in salsa progressista ci aveva regalato, su Netflix, il documentario sui famigerati White Helmets, immaginari soldati della pace in Siria i quali, in realtà, collaboravano con altrettanto sedicenti “ribelli moderati” e terroristi di Al-Nusra.



Non poteva dunque mancare una pellicola che mitizzasse lo schiavismo e l’immigrazionismo, oltre che sui media mainstream, anche nelle sale cinematrografiche. D’altronde ora che gli sbarchi sono in “perfetta forma“, appare il momento giusto anche per santificare Oscar Camps e la sua Open Arms.

Il film su Open Arms premiato a Roma

Repubblica, ovviamente, gongola. E punta forte sul “premio del pubblico” per Open Arms – La legge del mare (Mediterraneo il titolo originale spagnolo): “Il film di Marcel Barrena si aggiudica il premio del pubblico FS alla sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.”

Strano che il pubblico approvi, in effetti, considerando la campagna mediatica asfissiante sull’argomento. Il regista, dal canto suo, rincara la dose dichiarando ai giornalisti: “Abbiamo molto chiaro che nelle acque internazionali non ci sono migranti ci sono persone, vite che devono essere salvate. Queste persone devono essere fatte sbarcare in un luogo sicuro, nel momento in cui sbarcano sicuramente generano un problema per la classe politica. La classe politica attuale è mediocre e non vuole risolvere il problema, che è un problema di Stato, generazionale e che va risolto dagli intellettuali, dai politici perché è una questione di ampio raggio.”

“Risolvere il problema”, per Barrena come per tutto il mondo a sostegno della sedicente solidarietà, significa “accogliere”, verbo progressista che traduce l’italiano “far entrare indiscriminatamente”.

Il trailer già dice tutto sulla natura propagandistica di un’opera la quale – ci chiediamo sinceramente – cosa abbia di differente rispetto alle pellicole ideologiche di incensamento di alcuni regimi totalitari dello scorso secolo, tra i quali si possono citare Süss l’ebreo (1940) o ancora più simpaticamente La caduta di Berlino (1945), i quali servivano e supportavano idee quali l’antisemitismo e la santificazione di Stalin mostrando un quadro spesso distorto della realtà (la Guida sovietica era rappresentata come una specie di Santo Padre pacifico e moderato).

Ovviamente, si parla di un altro argomento ed è la stessa ideologia – quella immigrazionista – ad essere completamente diversa, ma perché una pellicola come Open Arms dovrebbe essere considerata in modo dissimile, considerando che trasforma lo schiavismo e la tratta di esseri umani in una nobile attività di salvataggio, sulla falsariga di ciò che la stragrande maggioranza della stampa italiana e internazionale narrano da anni?

Open Arms e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Era il 2018 quando Open Arms e lo stesso Oscar Camps furono accusati di “favoreggiamento di immigrazione clandestina”. La stampa progressista, ovviamente, sussultò. L’espressione “reato di solidarietà” fece il giro della carta stampata e anche delle trasmissioni televisive.

Ciò nonostante si sapesse da tempo come le ONG – non solo Open Arms – si muovessero nel Mediterraneo, come i tracciamenti delle rotte avessero dimostrato in modo inequivocabile la loro vicinanza alle coste libiche – e non certo in mare aperto – per “salvare i migranti”. Nonostante, in un barlume di onestà, perfino Report qualche mese dopo avrebbe indagato addirittura sui sistemi di comunicazione che alcune ONG avevano imbastito addirittura direttamente con gli scafisti.

Oscar Camps, in una botte di ferro anzitutto culturale e mediatica, non subì grosse ripercussioni. Quanto meno, molto minori di quelle che vive ancora oggi l’ex-ministro dell’Interno Matteo Salvini, coinvolto in alcuni procedimenti giudiziari per essersi semplicemente opposto all’arrivo indiscriminato di persone senza alcun diritto di approdo sul territorio italiano.

Stelio Fergola

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