Roma, 18 nov – Una “riforma della Rai” chiesta dalla sinistra…sai che novità. Sembra quasi il copione di una serie televisiva comica o, se preferite abbreviare, della più esilarante barzelletta politica possiate immaginare. Eppure non manca mai di ripresentarsi sul palcoscenico.



La “riforma della Rai” della sinistra

Stavolta la gag viene da quella mente brillante che risponde al nome di Roberto Fico, colonna storica portante del Movimento 5 Stelle e rigorosissimo presidente della Camera abitué degli autobus, ma solo quando è stato appena nominato. L’Ansa rilancia le dichiarazioni che Fico ha rilasciato stamattina a Radio 24: “Non entro nel merito delle nomine Rai. Noi dobbiamo affrontare una legge sulla governance, una riforma di sistema, una legge che ho presentato durante il governo Renzi e su cui ho lavorato molto, ma poi all’epoca eravamo opposizione e passò un’altra legge che non condivido. Invece che parlare di nomine parlerei di una legge strutturale. Bisogna totalmente cambiare la cultura, noi dobbiamo riuscire ad avere una cultura di indipendenza molto più alta anche all’interno del servizio pubblico, dobbiamo anche definire una nuova mission per la Rai”.

E alla domanda sulle sue presenze televisive, Fico così ha risposto:“Io non entro nel merito delle dichiarazioni da presidente della Camera, è chiaro che il M5S deve lavorare compatto anche con le linee che vengono date”. Ma questa è retorica grillina che nella fattispecie, in fin dei conti, ci interessa poco.

Non si parla di nomine, giammai. Si parla di struttura, dice Fico. Benissimo, ma per raggiungere quale obiettivo? Ed ecco che ci ritorniamo: la famigerata “cultura dell’indipendenza”! Un’indipendenza che la Rai non ha mai avuto, nemmeno nelle fasi della storica “lottizzazione” tra Dc, Psi e Pci risalente agli anni Ottanta. Ma che negli ultimi 30 anni è semplicemente scomparsa, con il servizio pubblico che prova a fare – veramente per il minimo indispensabile – il filo al centrodestra quando va al governo, ma che per il resto resta fedelmente legato alle dinamiche ideologiche del solito Pd, dei suoi soliti partiti satellite e del solito pensiero dominante globalizzato, ultraliberista e politicamente corretto. Che vadano al governo o meno.

La riforma come la voglio io. E non si capisce perché la voglio

La riforma della Rai, dice la sinistra. Per una vera indipendenza della Rai, dice sempre la sinistra. Ma poi, chiediamocelo in tutta franchezza: perché la sinistra sostiene, ogni tanto, la necessità di una riforma della Rai? Considerando che ogni qualvolta ci mette mano non fa altro che ricordarci quanto si possa essere cretini nel credere alla favoletta della “indipendenza”? A cosa serve tutto ciò alla sinistra, dal momento che la sua cultura politica domina il 90% delle emittenti televisive, salvando giusto Mario Giordano e Nicola Porro su Rete4 e – forse – al massimo Milo Infante su Rai2? L’unica spiegazione logica ci conduce a una sola caratteristica possibile: l’ipocrisia. Un marchio di fabbrica.

Stelio Fergola

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