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968full-clint-eastwoodMilano, 31 mag – La scena potremmo immaginarcela così: la figura del suo corpo appare da una coltre di fumo nero. Indosso il poncho e sul viso, calato, il cappello. Il carillon che con la sua dolce musica scandisce l’incedere dei secondi. Close-up sul volto contratto ma inespressivo. Poi all’improvviso fuori la colt – o la quarantaquattro magnum, a seconda della versione preferita – e giù, spente, le candeline dalla sua torta.

Compie oggi ottantacinque primavere il texano dagli occhi di ghiaccio, il “dirty” Harry Callaghan, l’Honkytonk Man. Stiamo parlando ovviamente di Clint Eastwood, la leggenda vivente del cinema. L’uomo che ha attraversato sei decenni di carriera sul grande e piccolo schermo da attore, regista, compositore e produttore. Ne ripercorriamo in questo articolo i principali passi, consci del fatto che non ci possa essere omaggio migliore di rispolverarne una o più pellicole, e goderne dello spettacolo.

La decisione di Clinton Eastwood Junior – nato a San Francisco il 31 maggio 1930, da famiglia protestante – di entrare nel mondo del cinema avviene nel 1953, mentre è in servizio nell’esercito degli Stati Uniti. Incoraggiato da amici e colleghi, il ventitreenne decide di trasferirsi a Los Angeles, dove riesce a strappare alla Universal un contratto di 75 dollari alla settimana, specializzandosi in B movies come La vendetta del mostro e Tarantola. Passano così un paio d’anni, finché una prima occasione di notorietà gli si presenta mentre il giovane è in visita presso gli studi della CBS. Qui viene notato e precettato per un ruolo nella serie televisiva western Rawhide. Sarà il primo approccio di Eastwood col genere, ma come noto non l’ultimo.

È infatti il 1964 quando un regista romano col pallino per Kurosawa, tal Sergio Leone, gli propone di girare The Magnificent Stranger – film ispirato a Yojimbo (La sfida del samurai) dello stesso regista giapponese – nel ruolo di un texano senza nome. Eastwood accetterà, e quel film nel corso delle riprese cambierà il nome in Per un pugno di dollari. Seguiranno Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo a comporre la trilogia del dollaro. Al ritorno negli States, nel 1966, l’ormai non più giovanissimo Clint veniva riconosciuto come il solo ed unico cowboy in circolazione per Hollywood. Titolo che possiamo considerare ovviamente figlio della collaborazione con Leone, il quale – a sua volta affascinato dall’attore – dichiarerà: “Mi piace Clint Eastwood perché è un attore che ha solo due espressioni: una con il sigaro e una senza.929021-clint-eastwood

Seguiranno altri western, e cominceranno a decollare i cachet con Dove osano le aquilecon gli introiti del film, Eastwood acquisterà un rench a Carmel-by-the-Sea, cittadina californiana della quale diverrà sindaco nel 1986. Ma sarà proprio in quel momento che Eastwood, irritato dalla quantità di soldi sprecati in mega produzioni, comincerà ad avvertire la necessità di un maggior controllo creativo sui film interpretati, decidendo quindi di dar vita alla propria casa di produzione, la Malpaso Production.

Arriva il 1971, e con esso anche il secondo ruolo per importanza di Eastwood: Dirty Harry, noto in Italia come “l’ispettore Callaghan”. Il più duro poliziotto in città. Armato di .44 magnum e di una personalità esplosiva. Questo personaggio crudo, un vero e proprio anti-eroe, non farà che cementificare la reputazione di Eastwood come di un talento elettrificante ma al tempo stesso capace solo di dar vita all’archetipo dell’americano violento. Inoltre, il fatto che la serie di film venisse proiettata durante la guerra in Vietnam, ne sottolineò le connotazioni “politiche”. Comunque, per quanto Eastwood dichiarò che non fosse nell’intenzioni dei film quella di dare una prospettiva appunto politica, in realtà l’attore fu sempre aperto nell’appoggiare pubblicamente il partito Repubblicano, partecipando già nel 1968, con i colleghi John Wayne, Charlton Heston e Glen Ford, alle celebrazioni per la vittoria del presidente Nixon.

Nel frattempo rimarrà il cinema la sua principale passione: dopo la serie di film dedicati all’ispettore Callaghan, arriveranno opere del calibro di Fuga da Alcatraz e Corda Tesa. E comincerà anche a farsi “serio” l’impegno come regista: dobbiamo ad Eastwood in quel periodo piccole perle del grande schermo del calibro di Honkytonk man e Gunny. Eppure, il successo in questa nuova veste arriverà con il western Gli spietati, come a rimarcarne le origini: nominato a nove premi Oscar, la pellicola – dedicata dal regista a Sergio Leone – ne vincerà quattro, tra cui quello per il miglior film e la miglior regia.

Anche in questa nuova veste Eastwood sarà per l’appunto “spietato”. Sono opera sua capolavori entrati già di diritto nella storia del grande schermo come Mystic River, Million Dollar Baby, Gran Torino. Da affiancare a loro volta a pellicole meno “mainstream”, ma ciononostante significative sul piano personale per il regista statunitense, come Flag of our fathers e Lettere da Iwo Jima.

In conclusione, a noi non rimane che augurare al “vecchio Clint” un felice compleanno, consapevoli del fatto che dopo una carriera così sfolgorante e viva – rimarcata anche dal successo al botteghino dell’ultimo American Sniper – si potrebbe tranquillamente riadattare a lui il vecchio motto con cui Ramon (Gian Maria Volontè), in Per un pugno di dollari, lo sfida: quando un uomo con la “cinepresa” incontra Clint Eastwood…quello con la “cinepresa” è un uomo morto.

Davide Trovato

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