Questo un estratto dall’articolo di Maurizio Murelli sul numero cartaceo di Novembre de Il Primato Nazionale, disponibile in tutte le edicole e a breve nella sezione arretrati.

«La narrazione relativa alla Lega Nord vuole che essa sia nata sulla base di un fermento separatista/indipendentista e, soprattutto, antimeridionale. Narrazione agevolata da quanto effettivamente accadde nei dintorni e dentro la Lega nascente e per buona parte del suo “sviluppo adolescenziale”. È certamente vero che, come magnete, la Lega Nord attrasse a sé indipendentisti, antimeridionalisti, federalisti, antinazionalisti, apologetici folcloristici del celtismo, del nordismo e via elencando.

[…] Cosa è cambiato oggi nella Lega, cosa spiega il suo successo? Come ha fatto ad uscire dall’angolo del regionalismo nordista variamente declinato e a cui media e avversari politici l’avevano inchiodato? Come ha fatto a diventare forza di espressione nazionale, anche in quel Sud tanto disprezzato, inteso come ventre generatore di “fancazzisti”? Quel Sud abitato dai “terroni” fatti assurgere a nemico principale dei leghisti? Sullo sfondo, sicuramente, l’’insorgenza populista’: fenomeno planetario che è risposta spontanea all’implementazione dei valori mondialisti rivelatisi fallimentari se non addirittura catastrofici, e di certo contrari al sentimento popolare che, appunto, oggi vengono istintivamente rigettati perché la misura è colma.

[…] In ogni caso, Salvini è il primo leader leghista nato a Milano, addirittura nella periferia, che si è fatto le ossa nelle dinamiche di una grande metropoli anche come consigliere comunale, dopo un passaggio giovanile sia in televisione e, addirittura, secondo una certa narrazione, nel centro sociale Leoncavallo. Ora, senza voler fare del campanilismo spicciolo, non si può negare che Milano è da sempre – comunque almeno dal Risorgimento in avanti – il crogiolo delle avanguardie rivoluzionare e artistiche».

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