Roma, 19 giu – Sin dall’inizio della guerra in Ucraina abbiamo ascoltato dichiarazioni e letto analisi relative al rischio d’allargamento del conflitto, con la possibilità di un coinvolgimento diretto della Nato che comporterebbe una guerra aperta tra l’alleanza atlantica e la Russia. L’aspetto su cui numerosi osservatori hanno mostrato incertezza e diversità di vedute è parso quello relativo al casus belli che potrebbe determinare l’apertura di un nuovo fronte del conflitto: è probabile che la Russia attacchi un membro dell’alleanza atlantica come la Polonia o i paesi baltici?

Le possibilità di espansione del conflitto in Ucraina

L’imminente adesione di Svezia e Finlandia alla Nato potrebbe spingere Putin ad una reazione nei loro riguardi che rischierebbe di espandere il fronte di guerra? O ancora, i toni duri utilizzati da esponenti di democrazie occidentali e figure politiche del Cremlino potrebbero comportare un inasprimento delle relazioni tale da far nascere uno scontro diretto tra potenze mondiali? Una serie di fronti su cui è necessario concentrarsi e che rappresentano l’effettiva possibilità d’allargamento della guerra. Tuttavia, la crisi maggiormente grave sul piano geopolitico attualmente è quella del blocco russo all’export di grano e mais ucraino: fattore chiave per la macchina commerciale ed alimentare europea ed africana che rischia di scatenare la tempesta perfetta. Il fronte bellico del Mar Nero, ricco di porti da cui partono i rifornimenti di grano per l’Africa è uno dei campi di battaglia più caldi.

La difesa delle città come Odessa che ne sono parte è vitale per la nazione ucraina, dato che una perdita di quei territori comporterebbe la mancanza di accesso al mare. Sull’altro lato della barricata, una conquista del territorio per i russi permetterebbe di applicare il ricatto perfetto ed esercitare una forte presa negoziale (a proprio favore) nei riguardi dell’Occidente, oltre che dell’Ucraina stessa. Non a caso ogni trattativa diplomatica volta a sbloccare questa crisi sta schiantandosi contro la realtà: eventuali compromessi su questo aspetto non sembrano ad oggi possibili, dato che entrambe le parti in campo si ritengono in grado di poter ottenere bottino pieno attraverso l’uso delle armi. Tuttavia, la crisi dei rifornimenti produce una catena di effetti devastanti sul piano geopolitico globale: il continente africano con lo stop all’export si ritroverà entro fine anno con una serie di stati ridotti alla fame.

Ad esempio, l’Egitto ha dichiarato di avere scorte alimentari per non più di 6 mesi. Il Medio Oriente stesso, in particolar modo la nazione iraniana, assistono già a degli aumenti di prezzi dei prodotti di prima necessità ingestibili, che stanno provocando rivolte sociali. Tale scenario determinerà lo scoppio di rivolte interne sempre crescenti ed un effetto migratorio verso l’Europa senza precedenti. Il nostro continente sarà obbligato a fronteggiare un’ondata di profughi africani devastante, aggiunta all’inflazione che in assenza di risoluzione della crisi del grano supererà presto il 10%.

Il coinvolgimento degli “esterni”

Gli Usa, la Cina e la Turchia, pur non direttamente provati dall’arrivo di migranti o dalle conseguenze economiche della mancanza di grano ucraino sono direttamente impegnati in questa crisi. Pechino ed Ankara investono ed esercitano da anni ingerenza diretta in Nord-Africa, ragion per cui le conseguenze della carestia intaccheranno i propri interessi. Washington delega da decenni il fronte nordafricano agli alleati europei e non potrà restare indifferente dinanzi ad un crollo verticale della nostra economia e del nostro tessuto sociale.

Non a caso l’iniziativa ideata da Uk e paesi baltici per provare a sbloccare la crisi è da interpretare anche in funzione degli interessi della Casa Bianca: Londra rappresenta l’alleato principale europeo degli americani e la possibile scelta di creare un corridoio di navi nel Mar Nero che permetta la partenza del grano ucraino è determinata dall’approvazione degli Usa e dall’impegno di farsi carico delle eventuali conseguenze. È qui che si concentra l’aspetto decisivo del dossier: un intervento diretto delle nazioni occidentali in una zona che vede la presenza di numerosi navi da guerra russe come potrebbe evitare lo scoppio di un conflitto diretto? È possibile per l’Occidente accettare la crisi migratoria ed inflazionistica più importante degli ultimi secoli, senza possibilità di risoluzione, pur di non correre il rischio di scatenare un attacco russo nei propri riguardi? Una seria di aspetti preoccupanti ma al tempo stesso reali, che determinano la necessità di osservare con attenzione i prossimi aggiornamenti di questa crisi e non stupirsi del rischio di poter assistere al casus belli che espanda definitivamente la guerra oltre i confini dell’Ucraina.

Tommaso Alessandro De Filippo

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