Roma, 19 giu – Il cortocircuito grillino, l’ennesimo, si palesa questa volta nella risoluzione che il governo sta approvando per le mosse di Palazzo Chigi nel contesto – purtroppo anche futuro – della guerra in Ucraina.

Cortocircuito grillino: armi no, ma anche sì

È molto suggestiva – ancorché triste – la posizione del Movimento 5 Stelle nel merito. Da un lato, la formazione politica è nel governo. E lì dentro, non si permette di emettere neanche una sillaba contro l’invio di armi in Ucraina. Dall’altro, da esponenti esterni all’esecutivo (ma in fondo in teoria poco rilevanti, tipo il presidente Giuseppe Conte, e ovviamente stiamo scherzando) si urla all’indignazione per le armi stesse da almeno un mese. Insomma, un bel cortocircuito grillino di quelli storici, nella lunga tradizione di un movimento che, nel campo dei cortocircuiti, probabilmente non ha rivali nella politica italiana.

Il governo, in vista del Consiglio europeo del 23-24 giugno, ha approvato cinque punti su sei della risoluzione: manca quello del sostegno anche militare all’Ucraina. E si inceppa. In modo probabilmente non decisivo, sia chiaro. Che siano tutte chiacchiere è fin troppo ovvio, a meno di non essere estremamente ingenui. Non esistono posizioni divergenti in questo governo, e se ci sono abbaiano per non mordere.

Armi: Conte no, Di Maio sì

Giuseppe Conte contesta da un mesetto buono l’invio di armi, Luigi Di Maio approva, ma tacitamente, senza dirlo esplicitamente. Adesso, la scena si ripete. Il documento che esprime il cortocircuito grillino, una bozza preparata dai senatori del movimento pubblicata anche sull’Ansa, recita testualmente: “Si impegna il governo a non procedere, stante l’attuale quadro bellico in atto, a ulteriori invii di armamenti che metterebbero a serio rischio una de-escalation del conflitto pregiudicandone una soluzione diplomatica”. E inoltre: “Si impegna il governo a promuovere, alla luce dell’attuale situazione politico-militare, nelle opportune sedi europee, il consolidamento di un’azione diplomatica europea coordinata, volta a fornire nuovo impulso alle trattative di pace tra Ucraina e Russia al fine di giungere a un immediato cessate il fuoco; promuovere per l’Unione europea il ruolo di principale attore diplomatico e di garante del supporto economico, umanitario e sanitario al popolo ucraino”.

Quindi, Conte (ovvero Movimento 5 Stelle, banale, ma lo ribadiamo), “armi no”. Di Maio (sempre Movimento 5 Stelle, ma direttamente dall’esecutivo), è “armi sì”. Ma senza parlare di armi, che è una brutta parola. Tanto vale usare l’espressione “alleanza difensiva” per l’Alleanza Atlantica, e uscirsene con un’affermazione generica: “Ho letto che in questo ore c’è una parte del Movimento che ha proposto una bozza di risoluzione che ci disallinea dall’alleanza della Nato e dell’Ue, la Nato è un’alleanza difensiva, se ci disallineamo dalla Nato mettiamo a repentaglio la sicurezza dell’Italia”.

Tutto stupendo e incredibilmente disturbante. Per carità, parliamo di una formazione politica morta e stramorta, incapace pure di sottomettersi in modo normale (come tutti gli altri). Ma se non altro c’è materiale per divertirsi.

Stelio Fergola

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