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Variazione percentuale del consumo elettrico mensile da gennaio 2016

Roma, 14 mag – In aprile il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan sosteneva che la ripresa si sarebbe consolidata nel resto dell’anno. La realtà è che la ripresa non è mai esistita e non saranno cifre da prefisso telefonico del Pil a dimostrare il contrario, anzi proprio oggi si è dimostrato il contrario: misere cifre su cui cantare un’inesistente vittoria a fronte dell’impennata senza fine di debito e deflazione. Si aggiungono ora i dati sul consumo elettrico di aprile: una vera mazzata.



Terna, gestore delle reti elettriche nazionali, fornisce infatti nel suo ultimo rapporto un quadro disarmante: si consolida la tendenza al ribasso osservata ormai da anni, con la domanda di elettricità – considerando gli effetti del calendario e delle temperature – che ha subito nello scorso mese di aprile un calo tendenziale (rispetto, cioè, allo stesso mese dell’anno precedente) pari al -1,8%, che in tutte le regioni del meridione d’Italia raggiungono il -4%, segnale inequivocabile del disastro industriale e sociale cui sono state consegnate dal governo centrale e dalle sue proiezioni locali. Nel primo quadrimestre di quest’anno, poi, la variazione tendenziale della domanda elettrica ha segnato un ribasso del -2,2% rispetto allo stesso periodo del 2015.

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Prezzo elettrico mensile in Italia

Ce n’è anche per la deflazione, dal momento che il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica (Pun), formato sul relativo mercato e riferito all’intero territorio nazionale, sta letteralmente affondando: appena 32 euro per megawatt-ora in aprile 2016, contro i 48 euro di un anno fa e i 35 euro del mese precedente, segnando nuovamente il valore minimo assoluto da oltre 10 anni a questa parte, avendo perso ormai il 60% del valore rispetto alla media del periodo 2006-2012.

In tutto questo, appare sempre più chiara la ragione per cui l’elettricità fotovoltaica, cioè dal sole, di cui l’Italia è forse ancora primo produttore mondiale pro-capite – come lo stesso Renzi ha candidamente dichiarato all’Onu lo scorso mese per guadagnare rispetto – abbia contribuito molto meno al fabbisogno nazionale (-18% in aprile, -14% nel quadrimestre): come osservammo tempo fa, è sempre più verosimile che molti impianti solari siano stati forzatamente disconnessi con le scuse più varie per impedire al prezzo dell’elettricità di scendere ancora, a tutto vantaggio dei produttori termoelettrici privati. Un sospetto che meriterebbe indagini approfondite. In ogni caso, in assenza di una vera politica energetica nazionale (e di una politica nazionale e sovrana in generale), a rimetterci sono e saranno sempre gli utenti, le imprese e la nazione tutta, abbandonata ai venti tempestosi della crisi globale.

Francesco Meneguzzo

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4 Commenti

    • Allora prendimi sulla fiducia: più energia consumata = più crescita. Sebbene una minima crescita sia possibile anche con consumo stazionario (a parità di popolazione), con decrescita di consumo certamente non può esserci crescita economica. Se segui i link dell’articolo e cerchi in questo sito altri miei articoli probabilmente – se ti interessa – il quadro ti sarà più chiaro.

  1. Non ci sono balle che tengono,il consumo di energia dice se il pese cresce,quindi io non ho mai creduto alle balle dei governi a cominciare da quello di monti e a finire con quello del Buffone.

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