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Roma, 8 ago – «Dal momento che usa un’immagine o un video che include contenuti scioccanti, sensazionalistici o eccessivamente violenti, questa inserzione non è stata pubblicata». È questa la scusa/pretesto fornita da Facebook per non pubblicizzare la copertina del nuovo numero del Primato Nazionale. Un numero – giova ricordarlo – che è incentrato sullo scandalo di Bibbiano e degli affidi illeciti di minori, con l’inchiesta «Angeli e demoni» che, pian piano, sta portando alla luce dettagli sempre più inquietanti. Si tratta di una scusa, da parte della piattaforma di Marc Zuckerberg, che peraltro sa molto di beffa, visto che una larga fetta dei media italiani ha tentato per settimane di silenziare la vicenda.

Bibbiano censurata?

Tra le normative pubblicitarie della community di Facebook, è vero, l’ordine è perentorio: «Evita di usare immagini o video che possono scioccare o spaventare gli utenti». Ma qui, come al solito, ci muoviamo in una zona grigia: non si capisce mai bene dove finisca il bon ton e dove inizi invece la censura. Perché la foto usata dal Primato Nazionale non è un’immagine «reale». Si tratta, al contrario, di un’immagine di stock, realizzata cioè in uno studio fotografico e messa in vendita da un archivio di immagini. Con fotomodelli, ovviamente, che hanno fornito il loro assenso e che hanno ricevuto regolare onorario per lo scatto.

Le motivazioni di Facebook

La rassicurante campana di vetro

«Le inserzioni non devono presentare contenuti scioccanti, sensazionalistici o eccessivamente violenti», dice sempre Facebook. Sì, l’immagine scelta dal Primato non è «reale» in senso letterale, ma lo è in senso figurato, dal momento che riflette un’esperienza abominevole vissuta dai bambini sulla propria pelle. E quindi la foto è effettivamente scioccante. Proprio come lo è Bibbiano, del resto, l’inferno della Val d’Enza che ha fatto accapponare la pelle all’Italia intera (eccetto a quelli del «restiamo umani», beninteso). Perché la realtà, caro Facebook, a volte è scioccante, cruda, violenta. «Questo tipo di contenuti crea un’esperienza imprevista per gli utenti ed è contrario al nostro valore fondamentale di promuovere una community globale positiva», spiega sempre il team di Zuckerberg. Ma la vita non è sempre positiva, e non è possibile vivere sotto una campana di vetro. Le «esperienze impreviste» fanno parte della nostra esistenza, ed è giusto che sia così. Perché poi capitano cose come Bibbiano. E allora, magari, ti accorgi che la vita è fatta anche di merda, dolore e sangue. A quel punto puoi ridestarti dal tuo torpore e cominciare a considerare le cose da un’altra prospettiva. Oppure puoi continuare a crogiolarti nella tua «community globale positiva». Il che è semplice, comodo e pure legittimo. Ma anche piuttosto vile.

Valerio Benedetti  

7 Commenti

  1. Mr. Zuckerberg non è certo il primo e non sarà certo l’ ultimo. L’ “arma finale” non è certo, come vorrebbero farci credere, la bomba atomica, bensì la vigliaccheria. Il cinismo, sovrabbondantemente condito ed infarcito di viltà, è l’anima del sionismo, sinonimo di banche, mass media e poteri forti tout court.

  2. Certo, una community globale positiva che invece di permettere la libera condivisione di idee e fatti utili a capire il mondo, favorisca la bulimica assimilazione di una montagna di sciocchezze politicamente corrette che perpetuino uno stato di sognante ebetudine.

  3. Ormai da facebook c’è da aspettarsi di tutto, io sono momentaneamente bloccato per un mese per aver scritto ben sette, dico sette mesi fa la frase colpirne uno per educarne cento. Proprio vero che sono americani, cioè Big Boys, forza 10 cervello Zero.

  4. Sarei veramente curioso di sapere la statura morale di chi emette i giudizi di facebook.Devono essere dei semidei per giudicare tuti gli altri e decidere chi puo’ scrivere o meno.Sarebbe da fare una bella indagine sulla vita di questi controllori per sapere se veramente sono dei santi che non peccano in nessun caso e se non hanno nulla da nascondere.
    Oramai le multinazionali che sono soggetti giuridici hanno preso il sopravvento totale sugli esseri umani, soggetti fisici che dovranno presto decidere come limitare lo strapotere delle società di capitali

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