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Roma, 8 ago – “Qualcosa si è rotto negli ultimi mesi”. Salvini in comizio a Sabaudia sintetizza così la crisi di governo che si è aperta platealmente ieri con il voto sulle mozioni alla Tav in Senato. Da una parte la Lega che ha votato compatta tutte le mozioni presentate dalle opposizioni in favore della Tav (compresa quella del Pd). Dall’altra un Movimento 5 Stelle isolato rimasto solo a difendere la trincea del no alla Tav, con l’unico scopo di non tradire il proprio elettorato su un punto programmatico “identitario”. La realtà politica è che la Lega incassa un’altra importante vittoria strategica nei confronti dell’alleato pentastellato e Matteo Salvini ora vuole andare all’incasso.

Salvini vuole lo scalpo di Toninelli

Ieri intorno alle 19 ha incontrato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a palazzo Chigi. Un vertice di un’ora il cui dato politico è questo: o cadono le teste di almeno tre ministri, a cominciare da quello dei Trasporti Danilo Toninelli, passando per il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e finendo con il bersaglio grosso, l’Economia per ora in mano a Giovanni Tria, oppure si torna al voto il prima possibile. Anche ad ottobre in piena stesura della legge di bilancio e trattativa con l’Unione europea sui conti. Un’ipotesi che terrorizza i 5 Stelle, al minimo dei consensi sotto il 17% e con buona parte di parlamentari che ad andare a casa non ci pensano nemmeno, visto che con buona probabilità – vuoi per il calo dei consensi, vuoi per la legge dei due mandati – non saranno rieletti.

Rimpasto o voto?

Il succo del discorso è che Salvini deve passare all’incasso. E se la via delle urne non fosse praticabile per le resistenze del Quirinale, un rimpasto robusto, che gli permetterebbe di gestire la trattativa con Bruxelles sulla manovra e dare risposte all’elettorato leghista sulla questione fiscale, sarebbe l’unica strada percorribile. Dal palco di Sabaudia ovviamente il “capitano” non entra nel merito delle strategie politiche: “L’ultima cosa che ci interessa è qualche poltrona o qualche ministero in più. O si possono fare le cose, oppure la parola torna al popolo”. 

Chi si aspettava la “bomba” da Sabaudia è rimasto deluso. Nessuna dichiarazione “choc” di Salvini, ma dal palco della città di fondazione il ministro dell’Interno sembra guardare più a nuove elezioni che ad un rimpasto: “Non mi interessano rimpastini o rimpastoni”, e il governo “finché è durato è stato bello”. Salvini prenderà le sue decisioni “senza padri, né padrini” e lunedì potrebbe decidere di salire al Colle da Mattarella. Insomma la lettura politica non è semplice: stando a quanto trapelato dall’incontro con Conte il rimpasto sembra più probabile, stando invece alle dichiarazioni di Sabaudia la via delle urne prende quota. 

Terrore tra i 5 Stelle

Nel frattempo nel Movimento 5 Stelle il sentimento che prevale è un mix di smarrimento e tensione. A tentare di serrare i ranghi al grido di “che sarà sarà, noi abbiamo fatto il nostro dovere” ci pensa il capo politico, Luigi Di Maio: “Qualunque sarà la conseguenza noi siamo orgogliosi del nostro NO a un’opera come la Torino-Lione, un’opera nata vecchia, di 30 anni fa, senza un futuro. Un’opera che vogliono solo Bruxelles e Macron“.

Poi l’attacco alla Lega, incapace di una visione sul lungo periodo secondo il vicepremier 5 Stelle: “C’è chi pensa alla prossima cambiale e chi deve farsi carico di pensare alla prossima generazione. È una scelta, come ogni cosa. Come lo è la vita. Il MoVimento 5 Stelle questa scelta l’ha presa da tempo. E non vi rinunceremo per nulla al mondo”.

Davide Di Stefano

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