Roma, 15 lug – La crisi del governo Draghi è una farsa. Uno spettacolo teatrale dai finali scontati, prevedibili e, soprattutto, ininfluenti. Spieghiamo perché.

Crisi di governo, tutte le possibilità conducono al nulla

Quante perdite di tempo. Per cosa, poi, rimane un mistero. O meglio, si potrebbe anche dedurre, ma non è che ci si consoli granché: inscenare una sottospecie di discussione e di tribolazione interna a una politica italiana già decisa e con pochissime – se non nessuna – variabilità concreta. La mossa di Giuseppe Conte mette in ginocchio il governo Draghi, il quale invero sarebbe potuto non essere a sua volta nella posizione di inchino, visto che senza i voti dei grillini potrebbe andare avanti comunque. Ma in mezzo ci si mette – forse – anche la scarsa volontà del premier di proseguire nell’incarico, considerata la nonchalance con cui ha rifiutato la mediazione D’Incà ieri pomeriggio. Insomma, un caos di proporzioni incredibili che non ha alcun senso politico. Al massimo – ma al massimo – propagandistico.

Le alternative e gli scenari possibili alla fine sono sempre gli stessi. E nessuno – attenzione, nessuno – cambierebbe granché lo stallo della politica italiana in questo momento. Il primo è quello di un nulla di fatto: il governo mercoledì torna a lavorare. Esatto, proprio così. Plausibile dopo il “rinvio” che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indicato al dimissionario Mario Draghi per la prossima settimana, quando magari si parlerà di tutto e di niente, prima di ricomporre magicamente la maggioranza. Il secondo scenario è quello forse più lento e ancora più inutile: caduta reale dell’esecutivo e formazione di un nuovo gabinetto. Magari con Draghi a capo. Di nuovo. Giusto per non tradire la noia. E per passare qualche giornata tra discussioni altrettanto inutili che non potranno mai cancellare il dubbio malinconico del cittadino depresso: “Ma se fanno un bis, perché hanno fatto cadere l’originale?”. Il terzo è un rimpasto di quelli classici. Un bel dessert di fine legislatura. Un governo senza gli esponenti del M5s “sopravvissuto” alla scissione con Ipf. Stupido, ma almeno più veloce.

Insomma, alle elezioni manco morti. Sebbene vi sia da considerare un altro fatto: anche se in una dimensione fantapolitica si andasse al voto, non rappresenterebbe chissà quale conquista. Invece di aprire le urne nella primavera del 2023, lo si farebbe nell’autunno – inverno 2022. Una vera buffonata.

Uno scenario deprimente

Forse la politica italiana non ha mai raggiunto un punto così basso in tutta la sua storia. Praticamente non esiste alcuna possibilità di deviare da un’agenda politica già decisa a prescindere. L’unica cosa che rimane sono le vesti, tristi, della bagarre e della polemica. Non può non nascere una sincera tenerezza per chi, tra i cittadini, a questo punto crede sul serio di contare qualcosa con il suo voto.

Stelio Fergola

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