Roma, 31 dicembre – A completamento del percorso inaugurato nel ormai lontano 2000, la Croazia a partire da gennaio 2023 sarà ufficialmente integrata nell’area euroatlantica. Con l’inizio del nuovo anno – infatti – l’ultimo Paese a essere entrato nell’Unione europea, aderirà all’Eurozona e all’accordo sull’area Schengen.

Croazia alla svolta

Per il Paese balcanico si tratta del completamento di un lungo cammino verso le istituzioni europee iniziato nel 2000 con l’arrivo al potere a Zagabria delle forze europeiste e democratiche, dopo che gli anni Novanta erano stati segnati dalla sanguinosa guerra per l’indipendenza. La Croazia ha poi aderito nel 2009 alla Nato e dal primo luglio 2013 è membro dell’Unione europea. Cosa cambia ora? Con l’adozione dell’euro e l’ingresso nell’area Schengen si concludono le ultime due tappe della piena integrazione nell'”Europa unita” dello stato balcanico. Il Paese dal primo gennaio diventerà il ventesimo membro dell’eurozona, che si allarga per la prima volta dal 2015 quando la Lituania adottò l’euro. La zona della libera circolazione delle persone ha visto il suo ultimo allargamento nel 2008, quando vi aderì la Svizzera, e con l’ingresso della Croazia conterà 27 Paesi (23 Ue più Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein) con 420 milioni di abitanti. Da inizio 2023 saranno aboliti tutti i controlli ai confini terrestri con la Slovenia e l’Ungheria, e quelli marittimi con l’Italia, mentre per il traffico aereo si dovrà aspettare fino al 26 marzo, quando scatterà l’orario di volo estivo. In totale saranno soppressi 73 valichi di confine terrestri e 12 nei porti marittimi.

Confine europeo

La notizia dovrebbe interessarci direttamente nell’ambito della crisi migratoria, che nella rotta balcanica ha una delle sue principali arterie. Si tratta del confine esterno più lungo di tutti i Paesi dell’Ue. Il primo ministro Andrej Plenković – solo pochi giorni fa – ha voluto sottolineare che la Croazia né in passato né ora, con l’ingresso a Schengen, ha mai voluto “erigere barriere, recinzioni e tanto meno fili spinti ai confini con la Bosnia”, Paese sulla rotta migratoria balcanica, ma “al contrario – spiega – in cooperazione stretta con la polizia bosniaca, ci vogliamo impegnare per fare il massimo per prevenire l’immigrazione illegale“.

Sergio Filacchioni

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1 commento

  1. Sarà come la Slovenia che, da primo territorio Ue di arrivo, se ne è fottuta altamente degli emigranti transitanti tanto dovevano e devono arrivare in Italia ?! L’ importante è solo controllare in modo ferreo l’ avvenuto pagamento della vignetta stradale dal costo stratosferico rispetto ad una… Svizzera!

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