Roma, 17 giu – In un’era dominata dal terrore dei nuovi virus, una eccezionale scoperta svela oggi l’origine della peste nera che sconvolse il mondo medievale, decimandolo. Durante una frenetica attività archeologica negli ultimi anni del XIX secolo, un’équipe di russi scavò due cimiteri medievali vicino al lago Issyk-Kul (Kirghizistan). Nelle tombe furono trovati piccoli tesori come monete e ornamenti portati dagli angoli più remoti dell’Eurasia, lungo la Via della Seta che passava per la regione. In quella occasione gli archeologi notarono un numero insolitamente elevato di lapidi risalenti al 1338 e al 1339, un mistero che perdura ancora oggi.

Uno studio collaborativo condotto da storici, archeologi e genetisti, pubblicato di recente su Nature, ha analizzato i denti delle persone sepolte nel cimitero e ha scoperto il DNA di Yersinia pestis. Si tratta del batterio che causò la pandemia mortale di peste bubbonica nota come Morte Nera, che devastò l’Europa e l’Asia un decennio dopo.

La Morte Nera

Una delle iscrizioni sulla tomba recita: “Nell’anno 1649, l’anno della tigre. Questa è la tomba del credente Sanmaq. Morì di pestilenza”. In realtà si trattava dell’anno 1338 ma, all’epoca, era il calendario gregoriano ad essere il più usato nella maggior parte del mondo. L’ultima parola sulla lapide ha causato una grande confusione tra gli storici. Pestilenza potrebbe infatti riferirsi alla peste, ma la pandemia che uccise tra i 50 e i 200 milioni di persone non scoppiò ufficialmente fino al 1347. In quell’anno fu segnalata per la prima volta nelle città portuali del Mar Nero, a Costantinopoli, Marsiglia e Barcellona. Si sa molto della peste nera: quali batteri l’hanno causata, come le pulci dei ratti infetti l’hanno trasmessa agli esseri umani. Lo stesso ceppo ha causato diverse epidemie negli ultimi 500 anni e, come succede oggi, anche all’ora arrivò dall’Asia. Ma il punto di origine preciso è stato finora oggetto di un intenso dibattito tra gli storici.

Lo studio sugli scheletri

Un equipe di scienziati tedeschi, britannici e russi ha ottenuto dalle autorità locali il permesso di prelevare 50 milligrammi di smalto dai denti di 30 corpi dissepolti dal cimitero e conservati nel Museo di Antropologia ed Etnografia Pietro il Grande dell’Accademia delle Scienze russa (Kuntskamera, San Pietroburgo). Sono riusciti a estrarre il DNA da sette dei campioni, confermando che le persone erano residenti nell’area in cui erano state sepolte. Ma la scoperta più importante è arrivata dopo: tre dei campioni analizzati contenevano materiale genetico estraneo. Si trattava del DNA di un ceppo del batterio Y. pestis, e non di un ceppo qualsiasi.

Lo studio sulla pandemia medievale

Johannes Krause, direttore dell’istituto tedesco Max Planck per l’antropologia evolutiva ha rilasciato inequivocabili dichiarazioni all’interno della ricerca pubblicata da Nature. “Questo ceppo è il predecessore dell’80% di tutti i ceppi attualmente in circolazione, compreso il ceppo della Morte Nera, e di tutti i ceppi che sono venuti dopo di esso”. A sostegno della loro affermazione, Krause e i suoi colleghi hanno costruito l’albero filogenetico di Y. pestis con il genoma di 250 esemplari. 47 di questi sono provenienti da epidemie storiche. Gli studiosi hanno osservato che intorno alla metà del XIV secolo si è verificata un’esplosione e una diversificazione a forma di stella dei ceppi del batterio. Un ceppo particolare, individuato nei corpi sepolti nella Valle del Chüy, tra il Kirghizistan settentrionale e il Kazakistan meridionale dove si trova il lago Issyk-Kul, avrebbe scatenato la pandemia nota come Morte Nera.

1338, l’inizio della fine

Eloquenti le parole della ricercatrice dell’Università di Tubinga, Maria Spyrou, autrice principale dello studio. “Abbiamo scoperto che gli antichi ceppi del Kirghizistan si trovano esattamente nel nodo centrale di questo massiccio evento di diversificazione. In altre parole, abbiamo trovato il ceppo di origine della peste nera e conosciamo anche la data esatta in cui è iniziata 1338“. Gli archeologi russi che hanno scavato i due cimiteri medievali vicino al lago Issyk-Kul, sospettavano infatti che quell’anno fosse accaduto qualcosa di insolito. Nel decennio precedente al 1338, nei cimiteri di Kara-Djigach e Burana non venivano sepolte più di 20 persone all’anno. Questo numero raddoppiò nel 1338 e raggiunse i 100 decessi l’anno successivo. I punti cominciano a collegarsi.

La Via della Seta della Peste Nera

Tutte le prove indicano che i primi casi documentati di peste nera si verificarono nel 1347 nelle città portuali dell’odierna Turchia, che ha recentemente cambiato nome in Türkiye. Nei mesi successivi si verificarono epidemie in porti sempre più a ovest, fino a colpire Atene, Napoli, Marsiglia e Barcellona nella primavera del 1348. Nel giro di due anni, la pandemia raggiunse i Paesi scandinavi. Si diffuse anche in Nord Africa, nei Paesi arabi, in India e in Cina. Ma la pandemia mortale deve essere iniziata nella valle del Chüy o nelle sue vicinanze, ai piedi della catena montuosa del Tian Shan, che si estende attraverso il Kazakistan, il Kirghizistan e la regione di confine della Repubblica Popolare Cinese.

Philip Slavin, storico dell’Università britannica di Stirling e coautore dello studio sulla peste nera, ha sottolineato il ruolo chiave svolto dalle rotte commerciali nella trasmissione della peste e nella sua comparsa nella regione oggetto dello studio. “Entrambi i cimiteri si trovavano nel cuore della rete commerciale della Via della Seta, proprio accanto alla strada“.

La Peste Nera tra Russia e Cina

Alcuni storici però non sono d’accordo con le conclusioni dello studio sulla peste nera e, uno degli scettici, è un importante esperto del settore. Ole J. Benedictow è un professore norvegese emerito presso l’Istituto di Archeologia, Conservazione e Storia dell’Università di Oslo. Ha pubblicato il suo libro più noto nel 2004: The Black Death 1346-1353: The Complete History. Benedictow riassume la tesi centrale del suo lavoro. “Ci sono prove storiche sostanziali che la peste nera sia scoppiata originariamente nella parte inferiore del Volga, molto probabilmente nel delta, dove c’è un serbatoio attivo di peste, ampiamente documentato da un gran numero di dati storici, e che ancora oggi causa casi di peste“. Benedictow ritiene che tutto sia iniziato nel punto in cui il fiume Volga sfocia nel Mar Caspio, lontano dalla Valle del Chüy.

Quando scoppiò la peste nera, la maggior parte dei roditori nell’area governata dal khanato dell’Orda d’Oro, uno degli Stati successori dell’Impero mongolo, portava l’agente patogeno della peste. Benedictow afferma: “Quest’area si estendeva dal confine occidentale della Cina a quello orientale dell’attuale Romania”. Egli ammette che la struttura genetica del ceppo di peste trovato nel bacino inferiore del Volga potrebbe essere simile al ceppo identificato nei due cimiteri, ma non crede che quest’ultimo ceppo abbia scatenato la pandemia.

La versione contrastante

“Issyk-Kul si trova in una zona piuttosto remota di una vasta area che ha un serbatoio di roditori selvatici. In un’area come questa si verificano continui episodi di infezione da peste nelle persone che entrano in contatto con roditori malati. Così dev’essere stato per la popolazione di Issyk-Kul. Non si sa se ci siano stati contatti tra Issyk-Kul e l’area del basso Volga, ma ne dubito” ha affermato il ricercatore.

Benedictow riconosce che le analisi del DNA antico possono contribuire in modo significativo allo studio della storia delle pestilenze. “È prezioso avere una comprensione di base dell’origine e dello sviluppo di un agente patogeno”. Ma ammonisce diplomaticamente: “Spero che le persone che leggono questo eccellente studio si rendano conto che la storia genetica della peste è di per sé di interesse e importanza limitati”. Benedictow afferma: “L’aspetto più importante delle pestilenze e delle epidemie di peste nera è il loro impatto sulla società storica. Il significato di questi eventi deriva dalle azioni delle persone all’epoca e dall’efficienza della peste nel propagarsi nella società grazie alla cultura e alla tecnologia umana“.

Le nuove pandemie

Negli ultimi due anni e mezzo il mondo intero si è trovato a fare i conti con una nuova pandemia. Questa volta passata dai ratti ai pipistrelli, così dicono, essa non ha certo i terribili effetti della peste nera. Probabilmente creato in laboratorio, questo virus moderno è ben lontano dalle infezioni dei secoli precedenti ma, mediaticamente, ha raggiunto forse uno stato di paura ancora più intenso. Oggi ci troviamo soffocati da mascherine, soprattutto in Italia, che per lo più offuscano la mente dei tanti che le indossano anche in ambienti salutari. Da soli in macchina o all’aria aperta. Senza che vi possa essere intorno il men che mino rischio di imbattersi in altri esseri umani. Altro che peste nera! La paura dei virus, siano essi neri o arcobaleno, sta divenendo oggi probabilmente l’epidemia più pericolosa che il mondo abbia mai conosciuto.

Andrea Bonazza

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