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Orwelle 5 Stelle terrorismo profeziaRoma, 4 apr – “4 aprile 1984. Film di guerra. Uno molto buono su un battello pieno di profughi bombardato in qualche parte del Mediterraneo”. È l’incipit del diario personale di Winston Smith, impiegato del Ministero della Verità di Londra e protagonista del capolavoro di George Orwell, 1984 appunto, divenuto l’archetipo letterario del genere distopico. Scritto nel 1948, ben sessantanove anni fa, il romanzo che ha fatto entrare il Grande Fratello nell’immaginario globale fa paura per la sua forza profetica. Oltre all’immagine lampo dei profughi nel Mediterraneo, il genio visionario dello scrittore britannico sembra aver abbattuto il muro del tempo anticipando il mondo globalizzato, terrorista e dispotico che stiamo vivendo negli ultimi decenni. Dando vita a un mondo dominato da una sintesi perfetta di comunismo e turbocapitalismo, in cui un rigidissimo controllo informatico, telematico, di telecamere microfoni e spie che controllano che ogni cittadino si comporti, parli, scriva e soprattutto pensi come il diktat della cultura dominante vuole, Orwell sembra quasi descrivere con quasi settanta anni di anticipo il mondo sognato da Boldrini/Saviano/Repubblica e praticamente quasi realizzato dai vari araldi di Soros e dalle sue diverse controparti sparse per il mondo.

Ma non è solo il Grande Fratello con il suo controllo globale, con la sua censura moralista e assassina che vuole uniformare e costringere tramite rieducazione forzata tutti quanti a pensare nel “modo giusto” ad essere emblematico della forza profetica di Orwell. “Iniziare un diario non era un atto non illegale di per sé (nulla era illegale, dal momento che non esistevano più leggi), ma si poteva ragionevolmente presumere che, se lo avessero scoperto, l’avrebbero punito con la morte o, nella migliore delle ipotesi, con venticinque anni di lavori forzati”. Niente leggi, ma una specie di morale collettiva che decide cosa è giusto e cosa è sbagliato, che pretende di osservarti anche nei comportamenti personali e che può decidere di indicarti come un personaggio pericoloso, dannoso per la moralità pubblica, che con i suoi pensieri pericolosi può danneggiare il corretto ordine democratico ed egalitarista che ovviamente è l’unico bene possibile e immaginabile. Una morale collettiva che arriva a decidere chi può pensare e chi no, che può esautorare un popolo intero quando non segua più quello che la morale collettiva ha deciso. Impossibile poi non citare il Ministero della Verità, l’ente che si occupa di cambiare la storia a seconda della convenienza – una cosa che conosciamo bene da più di mezzo secolo in verità – ma soprattutto di controllare le notizie dei giornali e decidere quale sia la verità che tutti devono accettare. Non pensare alla crociata contro le “fake news” che in realtà è la maschera dietro la quale si nasconde la volontà di controllare il flusso di notizie e censurare quelle ritenute non adatte o non lette adeguatamente, o anche solo allo sfogo di una Botteri da Washington che si indigna con ira con il popolaccio che non ha capito che l’unica verità buona è quella detta dai giornalisti, è davvero difficile.

Ma nel 1948 Orwell parlava anche di terrorismo e di controllo tramite il terrorismo: certo, la “giornata dell’odio” in cui tutto il mondo deve odiare il nemico pubblico che terrorizza con i suoi attentati è stata addirittura superata in peggio dalle manifestazioni con gessetti colorati e pianisti in cerca di notorietà che strimpellano Imagine di John Lennon, ma la pubblicazione dei video prima di Al Qaeda e poi dell’Isis come fonte di terrore per la popolazione sembrano proprio ricalcare la pubblicazione dei video del nemico del popolo Goldstein. E lo stesso schema orwelliano sembrano seguire le notizie che sempre più spesso dimostrano come il terrorismo sia in realtà spesso cavalcato proprio per rafforzare il controllo globale, per creare guerre e cambiare scacchiere di volta in volta. Uno scacchiere che nel romanzo di Orwell è gestito da tre superpotenze mondiali: l’Oceania, il turbocapitalismo creato su un’ideologia comunista atlantica che domina le Americhe, il continente australiano, l’Inghilterra e l’occidente europeo, praticamente il paradiso Boldrini-Clinton; l’Eurasia, ovvero il dominio sovietico esteso su gran parte dell’Europa e del Medio Oriente e che probabilmente qualche “anti imperialista” da tastiera sogna di notte; l’Estasia, ovvero l’estremo oriente dominato dal turbo capital-comunismo cinese. Uno scacchiere che troppo, veramente troppo sembra ricalcare tanto il mondo della guerra fredda quanto quello contemporaneo e che sicuramente, nella sua semplicità, è anni luce più avanti e più preciso di qualunque schema geopolitico a cui purtroppo siamo abituati a leggere nei social. Soprattutto perché nello scacchiere orwelliano, le tre potenze sono in perenne alleanza e conflitto tra di loro, in un gioco di equilibri in cui le rivalità reciproche sono ben lungi dallo spostare l’equilibrio che garantisce alle tre potenze il dominio globale e che non fa capire più a nessuno, se non dalle notizie filtrate dai giornali, chi in realtà sia alleato e chi sia nemico, fino al paradosso che vede la popolazione pensare di essere sempre stata in guerra con la stessa potenza di cui era alleata fino al giorno prima, o che fa pensare a un continuo dinamismo di alleanze e strategie quando invece il finto dinamismo serve solo a mantenere tutto intatto.

Ma forse la cosa più profetica che esce dalle pagine di Orwell è la descrizione degli antagonisti al sistema. Che semplicemente non esistono se non in funzione del sistema stesso. Stupidi, manovrati, agganciati ad esponenti di spicco del Partito che tutto gestisce e che finiscono solo per essere l’ennesimo strumento di controllo da parte dello stesso Grande Fratello. Sembra incredibile come la “ribellione” anti-sistema descritta da Orwell sia valida in qualunque decennio si legga il suo romanzo: a seconda di quando lo si legge sembra di veder descritti i sessantottini, i no global, gli indignados, gli “antagonisti” o i grillini. Il modo incredibile in cui Orwell, già nel 1948, abbia previsto gli schemi che avrebbero governato il mondo per quasi un secolo è inquietante, tanto che in molti hanno pensato che più che come profezia e denuncia 1984 sia stato semplicemente usato come manuale di istruzione per il controllo globale e che più che profezie le visioni di Orwell siano state semplicemente applicate in maniera scientifica. Ma in tutti e due i casi, la distopia orwelliana non si sarebbe mai realizzata se, in qualche modo, tutti noi non ci fossimo fatti de-umanizzare fino ad arrivare, proprio come il Winston Smith delle ultime pagine, ad amare il Grande Fratello.

Carlomanno Adinolfi

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