Roma, 31 gen – Eclettico, virtuoso, anticonformista: definire un personaggio mastodontico, quanto a talento e produzione artistica, è sempre impresa ardua. Lo è anche cercare di limitare, con semplicistiche etichette, l’attività poliedrica e multiforme di Duilio Cambellotti. Nato a Roma il 10 maggio 1876, eredita la vena artistica dal padre orafo. Cresce in una casa piccola, Duilio: in via dei Filippini. Rimane subito stregato dallo stile Liberty, dai testi di William Morris: diventa, col tempo, un artista a tutto tondo. Dirà di sé nel 1954: “Nel ceto degli artisti io sono sempre stato irregolare. Non ho frequentato scuole, non ho avuto maestri. Sono un autodidatta”. Eppure il suo curriculum avrebbe fatto invidia a chiunque: pittore, xilografo, scenografo, architetto, decoratore, arredatore, designer. E poi grafico, cartellonista pubblicitario, progettista di suppellettili, oggettistica e componenti d’arredo: ceramista, illustratore, scultore ed incisore.

Come un diamante il suo talento: pregiato e dalle molteplici sfaccettature. Cambellotti amò molto la sua veste da architetto. Collaborò inoltre per la rivista di settore “La casa”. Coniugare il suo estro, quell’ancestrale legame col paesaggio campagnolo e la natura tutta alle rigorose esigenze abitative fu per lui una sfida. Genio e sregolatezza. Nonostante il diploma in ragioneria, la formazione di Duilio Cambellotti fu votata all’arte. Controcorrente e non omologato, l’artista romano si dedicò allo studio presso l’Accademia delle Belle Arti nella sua amata città. Visse quella Roma nel pieno del suo cambiamento: i quartieri Prati ed Esquilino stavano per essere ultimati. Ed il marmo pregiato delle statue e monumenti cominciava a impreziosire quella città già meravigliosa.

Dal design al teatro, un artista poliedrico


In questo continuo evolversi, Duilio decide di lasciare l’Accademia per dedicarsi alla realizzazione di lampade: comincia la sua vita da designer. Le “lampade di Cambellotti”, rigorosamente in stile Liberty, diventano subito rinomate e ambite. Così come le spille, monili, specchi e cornici che realizzerà con successo. Tanti i concorsi e riconoscimenti: la spiccata vena poetica sarà subito notata nei manifesti da lui realizzati. Propizia anche la collaborazione con Gabriele D’Annunzio. Realizzò infatti scenografie e costumi per la rappresentazione teatrale de “La nave”, presso il Teatro Argentina di Roma. Nel destino artistico di Cambellotti ci fu, quindi, anche il teatro. Un grande amore, l’occasione per potenziare le sue doti in un contesto inesplorato. Sarà dunque scenografo del Teatro stabile di Roma, lavorando anche all’Agamennone di Eschilo per l’Istituto nazionale del dramma antico: inaugurandolo così nel 1914.

Non mancò mai nella sua missione pedagogica e politica: nulla lo allontanò dal mondo contadino, da quella dimensione agreste sintetizzata nella ricorrente spiga di grano (incisa su varie opere, a mo’ di firma). Centrale nella sua produzione artistica il rapporto fra uomo e natura: quei valori arcaici e antiborghesi che lo mossero sempre, furono ispirazione inesauribile. Si batté con forza per la riqualificazione dell’agro Romano e delle paludi Pontine, fondando nel 1905 le prime scuole per i contadini: rivalutando così le paludi laziali. Organizzò nel 1911 anche la Mostra delle Scuole dell’Agro Romano, a margine dell’Esposizione Internazionale di quell’anno. In quel frangente, realizzò una capanna: simbolo della purezza, della dimensione primordiale campagnola. Al suo interno, esposti mobili rustici, sue sculture e dipinti d’ispirazione agreste firmati Giacomo Balla. 

A Latina un museo dedicato a Cambellotti

Molte opere della produzione rurale, si possono tuttora ammirare a Latina nel museo a lui dedicato. Sempre in linea col suo impegno politico e sociale, l’artista si prodigò nell’illustrazione dei sillabari e dei manuali sempre delle Scuole dell’Agro Romano. Illustrò inoltre La Divina Commedia ed il Monumento ai caduti di Priverno. Mise a disposizione il suo talento sconfinato, le doti eccelse, anche per il Palazzo dell’Acquedotto pugliese a Bari: dove, tuttora, si trova un museo in sua memoria. Altre opere identificative di Duilio Cambellotti, sono raccolte nel corpus iconografico riguardante le Leggende Romane: xilografie, tempere, disegni e tavole.

Suo anche il mosaico Forma Urbis nell’atrio del Palazzo dell’anagrafe di Roma. Si ricordano, inoltre, le copertine per la rivista dell’Opera Nazionale Combattenti. Maestose pure le sculture: fra le più celebri, da annoverare La corazza e Il buttero. Come oggi, il 31 gennaio del 1960, si spegneva nella sua Roma una delle personalità più versatili ed eclettiche del XX secolo. “L’arte è eterna, la vita è breve”, diceva Ippocrate. Ed eterne, l’arte straordinaria ed eredità preziosa di Duilio Cambellotti, lo sono tuttora. Per davvero.

Chiara Soldani

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