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timthumb[1]Davos, 25 gen – Dal 20 al 23 gennaio si è svolto a Davos, città svizzera del cantone dei Grigioni, l‘incontro annuale del 2016 del World Economic Forum, uno dei più importanti vertici internazionali sui temi dell’economia e dello sviluppo. Correva l’anno 1971 quando il professore tedesco Klaus Schwab creava a questa fondazione con sede a Cologny in Svizzera. Il primo vertice si tenne nella località sciistica di Davos. L’obiettivo della fondazione e dell’evento era quello di fare in modo che il mondo economico e imprenditoriale europeo potesse entrare in contatto con le pratiche di gestione statunitensi e prenderne spunto. Insomma, il professor Schwab sognava un’Europa a Stelle e Strisce. Lo slogan dell’evento quest’anno è stato: “Mastering the Fourth Industrial Revolution”, ossia padroneggiare la quarta rivoluzione industriale. Oltre a questo tema, ovviamente, non si poteva non parlare della crisi della Cina collegata alla difficile situazione dei Paesi emergenti e della Brexit, (il referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea).

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Come sempre ha sfilato tutto il gotha della politica e del mondo degli affari circa 2.600 i partecipanti. Il biglietto d’ingresso è salato ben 25.000 dollari. E menomale che il WEF è un’organizzazione senza fini di lucro. Tanti i grandi nomi: da Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale, a David Cameron, il primo ministro del Regno Unito, e Leonardo Di Caprio. La scelta di Di Caprio è certamente discutibile. Infatti, mettendo da parte le sue grandi competenze economiche, non è di buon auspicio invitare l’attore che è diventato famoso grazie al film Titanic per palare del futuro del pianeta. Torniamo ora al tema centrale del vertice di quest’anno, ossia “La quarta rivoluzione industriale”, in riferimento alle tecnologie che continuano a cambiare l’economia e al libro scritto dallo stesso fondatore e presidente esecutivo del WEF, Klaus Schwab. Il professore tedesco ha affermato che: “Ci sono molte sfide nel mondo di oggi, e ho la sensazione che una delle più intense e di grande impatto sarà plasmare la quarta rivoluzione industriale – guidata dalla velocità, dall’ampiezza e dal complesso sistema di innovazione tecnologica in atto”. Detto così sembra che Shwab abbia scoperto l’acqua calda. Ma, in realtà il vero messaggio è un altro: un numero sempre più grande di esseri umani possono essere facilmente sostituiti da una macchina nel proprio posto di lavoro.

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Sarà bene dare qualche cifra per comprendere l’ampiezza del fenomeno. Carl Benedikt Frey e Michael Osborne dell’Università di Oxford stimano che circa il 45 per cento dei posti di lavoro negli Stati Uniti sono facilmente sostituibili da una macchina grazie all’automazione. Più in generale, l’automazione aumenta la produttività delle macchine per rendere più basso l’investimento nella produzione e più alti i rendimenti nel lungo termine.  I fatti già danno ragione ai professori oxfordiani. Google sogna, infatti, di costruire la sua prima auto senza conducente.  Mentre la Toyota presenterà il suo modello iper-intelligente entro il 2020. Certamente le macchine non si costruiscono da sole e, anche se “intelligenti”, sono programmate da qualche essere umano.  Il nostro futuro quindi non dipenderà tanto dai robot quanto dagli algoritmi. Secondo la definizione dell’enciclopedia Treccani l’algoritmo (in informatica) è un insieme di istruzioni che deve essere applicato per eseguire un’elaborazione o risolvere un problema. Il mercato dei cambi è il settore che negli ultimi anni ha visto il boom dei processi di automazione. Negli ultimi anni, infatti, il ruolo dei trader è stato quasi completamente soppiantato dalle aziende di high frequency trading. Secondo Joseph Saluzzi, fondatore della società finanziaria Themis Trading: “Queste aziende utilizzano software per comprare e vendere azioni, obbligazioni e derivati in una frazione di secondo, molto più velocemente di qualsiasi trader tradizionale, guadagnando così a ogni minima oscillazione di prezzo, centesimo dopo centesimo. Alcune società arrivano a scambiare oltre 100 milioni di azioni in un giorno grazie alle contrattazioni lampo, generando guadagni enormi”. Per esempio a Wall Street più della metà delle transazioni passa proprio da questi software.BORSA-RIALZO-01

Per il Finacial Times gli hedge fund di maggior successo oggi “assumono computer scientist molto più che economisti ed esperti di investimenti e usano le tecniche ‘quantitative’ abilitate dai moderni modelli computazionali e matematici”. Sempre più spesso capita che l’high frequency trading è la causa della grande instabilità dei mercati. Già oggi, si vede come salgono e scendono alcuni titoli. Il tutto avviene ad una velocità eccessiva che può produrre gravi danni.  Basta pochissimo per cambiare le sorti di un’azienda quotata. Chi difende questo nuovo sistema di trading afferma che solo un computer può elaborare tutta la mole di informazioni che muovono i mercati. “Il punto è che la mente umana è sempre la stessa dagli ultimi cento anni e i metodi tradizionali non bastano più per gestire la mole di informazioni prodotta dall’economia globale”- afferma David Siegel, co-direttore di Two Sigma “Arriverà il giorno in cui nessun investment manager umano potrà battere il computer”.  Infatti, le società di high frequency trading studiano le statistiche e individuano i trend che si ripetono, per poi tradurli in algoritmi e farli riprodurre dai software.

Forse per capire meglio quanto sin qui si è detto è bene citare Mark Gorton, fondatore della società di high frequency trading Tower Research Capital.  Secondo Gorton la sua è una  “società di ingegneri, abbiamo più in comune con Google piuttosto che con le grandi banche”. L’esempio di Google aiuta a capire meglio quale logica seguono i nuovi trader 2.0. Anche se, per essere più precisi, le operazioni di queste società sono più simili alle traduzioni fatte con Google Translator. Chi consiglierebbe a un liceale di fare una versione utilizzando la celebre applicazione? Nessuno si spera.  Anche se in questo caso il rischio è solo quello di un brutto voto. Diverso, invece, è il discorso quando paliamo di mercati finanziari.  Se, infatti, la logica dell’high frequency trading fosse la stessa del celebre traduttore on line, le conseguenze sarebbero leggermente più gravi.

Salvatore Recupero

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1 commento

  1. Dall’articolo: «le società di high frequency trading studiano le statistiche e individuano i trend che si ripetono, per poi tradurli in algoritmi e farli riprodurre dai software».

    Questo significa che dell’essere umano intelligente, che sa che un trend è un trend e lo tratta come tale, ci sarà bisogno anche quando ci saranno i computer più potenti del mondo. Essi calcolano ad una velocità inimmaginabile, ma lo fanno meccanicamente secondo delle istruzioni precostituite. Da chi? Da un essere umano, che lo imposta secondo istruzioni considerate migliori o alternative. Questo una macchina non lo può fare perché esegue, non concepisce. Non abbiate paura! Al massimo, ci esploderà la tecnologia fra le mani, ma che diventi umana è impossibile.

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