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Roma, 6 apr – Non che servisse un’ulteriore conferma, ma ora possiamo dire con certezza che l’allarme sull’orda nera montante era solo una strategia elettorale, a cui si sono prestati non solo i politici, che almeno avevano qualche interesse personale in gioco, ma anche intellettuali, giornalisti e studiosi.
Prendiamo l’affaire relativo alla conferenza di Alain de Benoist alla Fondazione Feltrinelli di Milano. L’incontro, previsto per il 13 febbraio scorso, era alla fine saltato per le proteste di un  gruppo di «studiose e studiosi delle destre e estreme-destre» che aveva lanciato la fatwa contro lo sbarco dell’intellettuale francese nel sancta sanctorum della cultura antifascista.
Gli accademici censori avevano contestato il  presunto «nativismo» di cui si farebbe portatore il francese, ovvero «una visione del mondo secondo la quale gli stati dovrebbero essere abitati solo da “‘nativi” e, dunque, ogni persona (o idea) diversa sarebbe problematica per la sopravvivenza delle comunità nazionali. Una visione così omogenea ed escludente della società è in contraddizione con il pluralismo che caratterizza la democrazia».
Ne era nato un vivace dibattito sulla libertà d’espressione e i limiti del dibattito ideologico. E ora, a sorpresa, la conferenza si fa. Stasera, alle 19, alla Fondazione Feltrinelli, nella massima tranquillità. De Benoist parlerà, senza che alcuno abbia da ridire. Ma come, la democrazia, l’antifascismo, la solidarietà, la civile convivenza non erano messe a repentaglio da questa iniziativa? Ora non si tratta più di aprire le porte al satana populista e neorazzista?
Intendiamoci, che de Benoist parli liberamente stasera a Milano è un bene. Ma stupisce la calma piatta che circonda l’evento, una volta passate le elezioni. Dalla Fondazione parlano di una mera “ricalendarizzazione”: si sono volute evitare le strumentalizzazioni dovute alla vicinanza con il voto. Il silenzio degli indignati di allora testimonia tuttavia che proprio di polemica strumentale si trattava. Alla faccia delle motovazioni ideali sbandierate.
Adriano Scianca



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