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Napoli, 9 apr -Il sindaco della legalità, Luigi De Magistris, ne ha combinata un’altra delle sue. Questa volta, in uno dei suoi deliri, sembra ricalcare un pavido Puigdemont, e ha deciso di “sfidare il governo centrale” reo, secondo lui, di infierire sulle finanze, già abbondantemente in negativo, della città. Il casus belli che avrebbe spinto il Sindaco napoletano a convocare sabato prossimo, in Piazza Municipio, un presidio, risiederebbe nei circa 100 milioni di passivo che la città ha con il consorzio CR8 per il terremoto dell’81 e nei 50 milioni contratti in seguito all’emergenza rifiuti del 2010. A parere dell’ex magistrato questo debito risulterebbe ingiusto perché frutto di opere di ricostruzione a seguito di una calamità naturale e di un commissariamento statale dell’amministrazione cittadina, e sarebbe dunque dovere dello Stato onorare questi debiti.
Il sindaco arancione, durante il vaneggiante discorso di convocazione della manifestazione, ha detto che lo Stato, “non sapendo come arrestare la crescita della città” vi avrebbe fatto piombare quelli che ha definito “due meteoriti istituzionali”. Insomma, De Magistris sostiene, incurante dei dati evidenti che riportano una realtà ben diversa da quella propagandata, che le casse del Comune di Napoli si stessero progressivamente riprendendo. E vista la baraonda creata da questa faccenda, si potrebbe pensare che siano proprio questi 150 milioni la causa del dissesto economico della Città Metropolitana di Napoli. Farebbe sembrare che, manifestazione dopo manifestazione, si potrebbe riuscire ad annullare il debito riportando così il bilancio in attivo. La realtà, purtroppo per i cittadini, è ben altra e le vicende che si sono susseguite nel corso degli anni mostrano un quadro ben più negativo di quello prospettato. Va di certo ricordato che, già al primo insediamento, De Magistris, ereditò una situazione non certo facile. Infatti, all’epoca, andando a rivedere i conti del Comune risultò effettivamente un disavanzo di circa 850 milioni di euro. Ad accorgersi del disastro fu l’Assessore Riccardo Realfonso che, all’epoca, mise in guardia il neo eletto sindaco arancione. Realfonso suggerì infatti di dichiarare il fallimento immediatamente per evitare una lunga e gravosa decadenza della città e dei suoi servizi, oltre che un progressivo aumento dei suoi debiti. Ovviamente i consigli non furono ascoltati e ci si ritrovò, a fine 2016, con oltre due miliardi e mezzo di debito e diverse aziende partecipate del comune sull’orlo del precipizio.
Da allora la situazione in città è progressivamente peggiorata e il dissesto si fa sempre più tangibile. Basti pensare che, il mese scorso, si è dimesso, dopo solo otto mesi di gestione, Ciro Maglione, amministratore unico di ANM, l’azienda che si occupa dei trasporti della città, oramai vicina al fallimento. Sorge quindi spontaneo domandarsi come si sia fatto ad andare avanti fino ad oggi. Ebbene è stato possibile perché si è in sostanza continuato a fare quello che si era sempre fatto, vale a dire dei “magheggi” finanziari. Si sono ad esempio considerate in attivo somme non riscosse dalle precedenti gestioni che, di fatto, ad oggi risultano comunque inesigibili. Si è insomma riusciti a “tirare avanti” fino a qualche mese fa, quando la sezione campana della Corte dei Conti, in accordo con le Sezioni Riunite ha condannato il Comune a pagare oltre 250 milioni a causa di alcune spese non segnalate nel bilancio del 2016. Insomma, questa volta il sindaco arancione ha ben poche vie d’uscita, soprattutto se si considerano, sotto il punto di vista prettamente politico, i rapporti decisamente negativi che intrattiene sia a livello regionale, con il Presidente della regione Campania, De Luca, sia in ambito nazionale, dove si va sempre più prospettando un ennesimo governo “di larghe intese” nel quale un ruolo centrale sarà certo ricoperto da Matteo Salvini, acerrimo avversario di “Giggino”.
A livello di politica cittadina le cose non vanno poi tanto meglio, con il Movimento 5 Stelle che, dopo l’exploit delle elezioni politiche, mira a strappare quella fetta di consenso che ha permesso all’ex magistrato di amministrare la città negli ultimi anni e che, proprio in questo lasso di tempo, ha avuto modo di conoscere il vero volto del Sindaco e di perdere fiducia nei suoi confronti. Non va poi tralasciato nemmeno il congresso che DemA (Democrazia Autonomia), il partito da lui fondato – il cui nome richiama il proprio -, dovrà affrontare il prossimo maggio. Ebbene anche “in casa propria” troverà un’ulteriore preoccupazione, dal momento che in moltissimi stanno abbandonando il partito e che il fratello Claudio, Segretario del partito, ha dichiarato di volersi impegnare completamente nell’apertura e nella gestione di un bistrot letterario che dovrà essere inaugurato a breve in Piazza Vittoria, sul tristemente noto “Lungomare Liberato” del capoluogo partenopeo e, proprio per questa ragione, non si candiderà alla segreteria del partito.
Insomma, non ci sono certo giorni facili all’orizzonte per Luigi De Magistris, e se da un lato si può sperare nella fine della sua amministrazione, dall’altra vi è sicuramente la preoccupazione per il futuro della città e dei suoi Enti che rischiano di trovarsi, da un giorno all’altro allo sbando totale. Certo, rimane la curiosità di sapere come si sia passati da 850 milioni a 2 miliardi e mezzo di debiti cittadini in soli sette anni. Ovviamente avranno influito le bollette della luce degli oltre 30 centri sociali tanto cari a De Magistris. Non stupirebbe nemmeno se, andando a ricontrollare le spese del Comune, dovesse risultare anche che qualche conto del locale a Piazza Vittoria o del congresso di DemA sarà stato addossato alla Città Metropolitana. Per ottenere una risposta a questi quesiti e per sperare di vedere Napoli rialzarsi sembra sia necessario attendere la fine di questa seconda era De Magistris.
Alessandro Autiero

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3 Commenti

  1. Gli italiani pagheranno anche questi debiti vergognosi…….ancora e ancora…….. Questo illuminato statista ci sta regalando perle di buon governo…….. Auguri Napoli. Auguri Italia.

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