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Roma, 20 mar – Come noto, il presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma.
Secondo la Gip, Maria Paola Tomaselli, l’appartenente al Movimenti 5 Stelle avrebbe “a disposizione la sua pubblica funzione di Presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale per assecondare violando i principi di imparzialità e correttezza cui deve uniformarsi l’azione amministrativa interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi“.

“Sfruttare la congiunzione astrale”

In un’intercettazione ambientale nello studio legale di Camillo Mezzacapo, altro arrestato e facente parte del “sodalizio” delinquenziale, essi “discutono dell’attuale congiuntura politica favorevole per massimizzare i loro profitti illeciti e si esprimono in termini assolutamente espliciti” si legge nell’ordinanza del Gip. “Il legale afferma in maniera chiara che lui e De Vito devono sfruttare fino in fondo la situazione che si è venuta a creare con la nomina di De Vito a presidente del Consiglio di Roma Capitale: ‘questa congiunzione astrale tra… tipo l’allineamento della cometa di Halley.. hai capito? cioè e’ difficile che secondo me si riverifichi così noi… Marce’… dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me, cioè guarda… ci rimangono due anni”.

“Un prepensionamento dignitoso”

“Qui noi abbiamo proprio un anno buono, gli ho proprio detto guarda c’è una…adesso c’è una congiunzione astrale che è come quando passa la cometa di Halley, cioè state voi al governo qua di Roma e anche al governo nazionale in maggioranza rispetto alla Lega”. Così parlava Camillo Mezzacapo con Gianluca Bardelli, spiegandogli cosa diceva a De Vito. “Adesso hai un anno, se adesso non facciamo un cazzo in un anno però allora voglio dire mettiamoci il cappelletto da pesca, io conosco un paio di fiumetti qua ci mettiamo là, ci mettiamo tranquilli con una sigarettella un sigarozzo là, con la canna, ci raccontiamo le storie e ci facciamo un prepensionamento dignitoso“.

L’attesa della fine del mandato

Invece, Marcello De Vito parlava dei soldi “guadagnati” sotto forma di consulenze attraverso la sua e quella di Mezzacapo. Quest’ultimo tentava di convincere De Vito a attendere il termine del mandato elettorale  per “incassare” il denaro evitando attenzioni indesiderate. “Adesso non mi far toccare niente, lasciali lì… quando tu finisci il mandato, io ci… se vuoi non ci mettiamo altro sopra se vuoi, eh. La chiudiamo, la distribuiamo, liquidi e sparisce tutta la proprietà, non c’è più niente… e allora però questo lo devi fa’ quando hai finito quella cosa”. “A Roma avresti vinto pure con il Gabibbo”: questa è la frase con cui De Vito agliava netto sulla politica capitolina con il socio Mezzacapo nell’intercettazione del 4 febbraio scorso. Se non altro, il Gabibbo è manifestamente un pupazzo – questi politici, invece, vestono il costume dell’antifascismo e dell’incorruttibilità per rubare soldi ai cittadini.

Ilaria Paoletti

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