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Roma, 27 apr – Nel secondo dopoguerra si impose la necessità politica di presentare il fascismo come “male assoluto”, relegando, quindi, tutto quel recente passato, il “famigerato” Ventennio, in una parentesi storica di oblio della coscienza di alcuni violenti che, come barbari, presero il potere in Italia e tennero schiavo il suo popolo, per l’appunto, per 20 lunghi e drammatici anni. Questa necessità non si poteva soddisfare se non cancellando tutto quel passato e riscrivendolo e reinventandolo come novelli romanzieri. Menzogne e fantasie sono diventate così fonti storiche indiscutibili. Senonché, come si dice spesso, le bugie hanno le gambe corte e, nel corso dei decenni, soprattutto dopo il crollo del Muro di Berlino, quell’immensa barriera politica delle coscienze, la “fossa comune” dove era stata sepolta la storia dell’Italia fascista e dei suoi uomini, è stata scoperta. Come un moderno vaso di Pandora ha scatenato la “tempesta” su quella che era la comoda e rassicurante ricostruzione storica accademica. Con effetti devastanti.



Odio e storiografia

Per questo, al riapparire di quella storia, si è risposto con i “gendarmi della memoria” e con leggi liberticide che impediscono il sereno dibattito storico ed anche la semplice ricerca scientifica. Ma la “tempesta” non è stata contenuta. Oramai il giudizio sul fascismo tende sempre più ad allontanarsi dall’odio politico militante che ha fatto la fortuna di tanti “professoroni” (con stipendio statale), riconoscendo la realtà per quello che è stata. Ogni “contromisura”, del resto, ha fatto più danno che altro per gli stessi promotori, non riuscendo ad arginare l’interesse che si ha per quegli anni.

Salvate il soldato D’Annunzio

Cosicché, si è tentata un’altra strada. Anticipare le “novità”, magari orientandole verso lidi politicamente più sicuri, dove l’interpretazione accademica non risulti superata e riesca a gestire in prima persona questa “tempesta”. Tipico il caso dell’attenzione che riscuotono numerosi personaggi che vissero e furono fascismo. Come ad esempio sta succedendo con la figura di Gabriele D’Annunzio.

Negare la loro esistenza è oggi impossibile. Allora si anticipa la “tempesta”, cercando di stendere una cortina fumogena intorno al personaggio di turno, evidenziando le sue debolezze, demitizzando determinati aspetti, enfatizzando alcune polemiche, financo a negare che – in fin dei conti – quel gerarca, quello squadrista, sia stato mai davvero fascista. E magari, qualche distratto, potrebbe perfino pensare che, in realtà, fu un antifascista! Arrivando anche a mistificare la vita e la scelta di chi, per quell’ideale, donò la propria vita. Non stupirà, quindi, il fatto che lo stesso Mussolini non sia mai stato un fascista ma, per citare uno degli storici più importanti d’Italia, Roberto Vivarelli, «un personaggio spregevole»[1].

(segue)

Pietro Cappellari

[1] Cfr. Quel passo fatale dalle trincee al fascismo, “Il Tempo”, 4 novembre 2012.

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