jovanottiRoma, 5 giu – Hanno destato molto scalpore le recenti dichiarazioni del cantante Lorenzo Cherubini, meglio noto come Jovanotti, durante un incontro all’università di Firenze.

Jovanotti ha infatti affermato di essere rimasto positivamente stupito nel vedere come nei grossi eventi dello showbiz americano ci sono dei ragazzi che, all’interno di grandi eventi musicali, sono disposti a lavorare gratis per imparare un mestiere.

Ultimamente ho partecipato a dei festival negli Stati Uniti e in Argentina. C’erano tanti ragazzi che lavoravano e mi chiedevo chi li pagasse. Mi hanno detto che erano volontari che avevano deciso di dare una mano. Comunque quel lavoro non è gratis: hanno partecipato ad una cosa, hanno costruito qualcosa dentro di sé

Evidentemente questa dichiarazione non è piaciuta ai tanti giovani in Italia che tentano di lavorare nel mondo dello spettacolo, dove purtroppo quello che si mette in pratica viene visto spesso e volentieri più come un hobby piuttosto che come una vera e propria professione dove serve sì la passione ma in egual misura anche conoscenze tecniche, esperienza, dedizione e molti sacrifici – anche economici.

Per salvarsi in calcio d’angolo il cantante si è giustificato dicendo che non voleva dire che è giusto lavorare gratis: voleva solo “raccontare la sua esperienza e di quanto sia stato divertente per lui potersi confrontare da ragazzino con il mondo del lavoro. Faceva il cameriere alle sagre della bistecca e della ranocchia e si divertiva come un matto”

Oggi Lorenzo Cherubini viene prodotto dalla Universal Records, una delle principali Major dell’industria discografica in America, una terra certamente piena di difetti ma dove non si può dire che sia assente una certa cultura musicale o almeno di marketing musicale attorno al quale girano miliardi di dollari. Jovanotti probabilmente nelle sue frettolose dichiarazioni si è dimenticato di considerare un paio di fattori: in tutti quegli stati dove l’industria dello spettacolo funziona in un certo modo c’è un livello del lavoro totalmente diverso da quello che c’è in Italia. Per quei ragazzi che avevano deciso volontariamente di dare una mano ce ne saranno state decine di altri regolarmente retribuiti. Fare la gavetta in situazioni così grandi non è di certo come arrotolare i cavi per far parlare il sindaco del paese durante l’estrazione della lotteria alla sagra della ranocchia, dove nel mentre un giovane Jovanotti serviva i piatti alle famiglie del luogo. Senza nulla togliere al folklore locale.

Ma si è soprattutto dimenticato la cosa più importante: per rilanciare l’universo musicale e dello spettacolo italiano ed interrompere una “fuga di cervelli” anche in questo campo, bisogna smettere di dire “se in America fanno così allora è giusto”. Perché qui far lavorare gratis degli “apprendisti a vita” vuol dire togliere il poco lavoro rimasto a dei professionisti veri che si ritroveranno a dover lavorare chiedendo molto meno di un compenso che gli permetta di pagare l’affitto e le bollette della propria casa. Non dare un rimborso minimo ad un ragazzo che allestisce un palco, monta un cavalletto e guida un furgone per far lavorare musicisti come Jovanotti vuol dire troncargli le gambe ancor più di quanto non avvenga quando viene pagato in nero per sessioni di lavoro che possono superare tranquillamente le 10 ore; e di conseguenza la qualità del lavoro stesso si abbassa sempre di più, allontanandosi sempre di più dagli attuali standard internazionali che in tempi non sospetti erano anche i nostri.
Insomma, questa volta il cantante pacifista e socialmente attivo con tantissime associazioni di volontariato, l’ha sparata proprio grossa; e dalla sua posizione non si può permettere di fare certe affermazioni con troppa leggerezza perché oggi nel mondo dello spettacolo che nel passato gli ha permesso di crescere musicalmente e di firmare per etichette miliardarie, non è sempre sabato come nelle sue canzoni che descrivono un mondo vellutato e pieno d’amore.

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