Il Primato Nazionale mensile in edicola

Gerusalemme, 6 apr – In Israele il problema ora sono i carciofi. Già perché i leggendari e deliziosi carciofi alla giudia, uno dei piatti più famosi al mondo della tradizione ebraica romana, non sarebbero kosher.Cioè non risponderebbero alle rigide prescrizioni della legge ebraica. La notizia sta facendo discutere non poco, poiché Israele ha deciso di vietarne l’importazione.
Tutto è nato qualche mese fa, ma proprio in questi giorni in cui si celebra Pesach, la Pasqua ebraica la polemica si è fatta più accesa. Il gran Rabbinato di Israele, massima guida in fatto di regole per gli ebrei di tutto il mondo, ha ritenuto che il carciofo alla giudia non rispettasse i dettami della torah, poiché a suo dire il delizioso ortaggio contiene vermi, che in nessun caso sono consentiti dalla legge ebraica. Il carciofo è dunque impuro e per questo in Israele non lo si deve importare.
Gli ebrei romani sono rimasti di stucco di fronte al diktat di Israeleche di fatto ha imposto una sorta di embargo sulla mammola, il carciofo senza spine che una volta mondato e schiacciato viene fritto a testa in giù nell’olio bollente. E si sono sentiti in qualche modo sotto attacco dalla loro stessa patria ideale,che li ha colpiti laddove la tradizione ebraica è più viva: la cucina. Perché il carciofo alla giudia, oltre a essere rinomato per la particolarità delle sue caratteristiche organolettiche e gustative che incontrano il gusto degli amanti della buona tavola, è un cibo immancabile sulle tavole del seder, la cena, di Pasqua. 
La disputa ha trovato spazio su uno dei più diffusi quotidiani israeliani, Haaretz, che ha intervistato il responsabile delle importazioni del rabbinato di Israele,il rabbino Yitzhak Arazi, che già da mesi ha bandito l’importazione della versione già pronta del carciofo alla giudia. In barba a una tradizione centenaria, che affonda le sue origini nel ‘500. A difesa del rabbino si potrebbe dire che nessuna versione già pronta potrà mai eguagliare la fragranza di un carciofo appena fritto, ma tant’è.
Inoltre, gli ebrei romani affermano che proprio la varietà con cui si prepara detto carciofo, ha una corolla molto stretta che impedisce l’annidarsi dei vermi. E poi la tecnica di pulitura e la successiva immersione in acqua e limone prima della friggitura cancellerebbe ogni eventuale traccia di impurità.
In Italia c’è già chi però si è adeguato alle nuove regoleimposte dalla massima autorità religiosa ebraica. Non a Roma, dove il carciofo alla giudia è un’istituzione, ma a Milano. Il responsabile della catena di ristoranti BaGhetto ha deciso di scomporre il piatto in fase di realizzazione e di ricomporlo al momento del servizio, in modo che l’aspetto visivo non sia troppo diverso da quello della ricetta originale e che il rabbino non  si senta tradito.
Anna Pedri
 

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta