Roma, 17 giu – Giugno è il mese dedicato al pride. Una lunga serie di iniziative, sfilate ed eventi affollano il calendario dei Paesi occidentali. Il silenzio degli attivisti arcobaleno è ipocritamente assoluto, invece, negli Stati dove l’omosessualità è ancora considerata un reato, come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e il Qatar. Lo scorso anno, avevamo già parlato della doppiezza di alcune multinazionali, come Microsoft, YouTube, Netflix, Mercedes, Volkswagen, Bmw, Coca-Cola e Pfizer, le quali avevano dipinto il logo con i colori arcobaleno, solo però quelli riguardanti i mercati occidentali. Quest’anno a destar scalpore sono state le dichiarazioni della piattaforma streaming Disney+ del colosso Disney.

La Disney e la carica dei 101 generi

Già nel marzo scorso, la Disney ha annunciato che, entro il 2022, almeno la metà dei personaggi delle sue produzioni rappresenterà la comunità Lgbt. Non solo. Il responsabile Disney per la diversità e l’inclusione ha fatto sapere, nel corso di un incontro con la stampa, che nei parchi a tema gli addetti non si rivolgeranno più ai visitatori con i canonici “signore e signori, ragazzi e ragazze” ma con i più gender neutri “sognatori” e “amici”.

L’ultima produzione della Disney, appena uscita nei cinema italiani, è il cartoon Lightyear – La vera storia di Buzz, un perfetto capolavoro di propaganda Lgbt riservata ai ragazzini: fidanzamento tra due donne e bambino nato dalla loro unione (sì, pure un cenno alla fecondazione artificiale), tutto condito da un atteso bacio saffico.

Nel giugno del 2021, la Disney aveva organizzato un concerto per il mese del pride che aveva come protagonista la drag queen Nina West. L’evento, trasmesso su YouTube e Facebook e dedicato ai bambini, è stato caratterizzato da canzoni dei film Disney reinterpretate in salsa Lgbt.

Come “reinventare il domani” attraverso l’ideologia gender

“Oggi e ogni giorno, ci impegniamo a reinventare il domani amplificando le storie LGBTGIA+ e sostenendo l’importanza di una rappresentazione accurata dei media e dell’intrattenimento”, recita il post di Disney+ pubblicato il primo giugno scorso. #Pride365 è l’hashtag che il colosso dell’intrattenimento sta diffondendo sui social network. Come immagine, in allegato, troviamo diverse serie arcobaleno della Disney, pure cartoni animati dedicati ai bambini.

Ovviamente, come ha affermato Alessandro Zan, creatore del cassato Ddl Zan, non esiste una lobby Lgbt come, d’altronde, non esiste l’ideologia gender che ha come obiettivo l’indottrinamento di bambini e ragazzi.

Francesca Totolo

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