Mestre, 9 set – I dati sulla disoccupazione a volte sembrano paradossali. È questo il caso dell’ultima analisi effettuata dalla Cgia di Mestre. Secondo l’ufficio studi degli artigiani mestrini, “sebbene l’ultima rilevazione dell’Istat abbia messo in evidenza che gli occupati a luglio di quest’anno, pari a poco più di ventitré milioni di unità, sono tornati allo stesso livello del 2008, il monte ore lavorate, invece, è diminuito di oltre 1,1 miliardi (-5%)”.

Se, dunque, a parità di occupati sono diminuite le ore lavorate, rispetto al 2008 i lavoratori a tempo pieno sono scesi e, viceversa, sono aumentati quelli a tempo parziale (contratti a termine, part time involontario, lavoro intermittente, somministrazione, etc.). Ergo, se nel 2008 i dipendenti full time erano l’86% del totale, otto anni dopo si sono abbassati all’81%. Il coordinatore del centro studi mestrino Paolo Zabeo così sintetizza quanto detto finora: “Nonostante abbiamo recuperato gli occupati che avevamo prima della crisi, ciò è avvenuto a scapito della qualità dei nuovi posti di lavoro e della diminuzione della produttività nei settori più importanti che hanno trascinato verso il basso anche i livelli retributivi pro capite”. Inoltre, rispetto al 2008, l’Italia deve recuperare tra i principali indicatori economici tre punti percentuali di consumi delle famiglie, 5,8 punti di Pil, sette punti di reddito disponibile delle famiglie e ben 24,4 punti di investimenti. Infatti, gli ultimi dati su base mensile delle vendite al dettaglio registrati dall’Istat registrano un calo dei valori destagionalizzati del 2%.

I risultati dell’analisi della Cgia potrebbero sembrare paradossali, in realtà, però, non lo sono. Vediamo perché. Già lo scorso maggio la Banca Centrale Europea metteva in dubbio la veridicità dei dati sulla disoccupazione. Secondo la Bce, infatti, il tasso di disoccupazione allargata per i Paesi dell’area euro è pari al 14,6% (4,3 punti sopra il tasso ufficiale) e al 21,8% per l’Italia (circa dieci punti sopra il tasso ufficiale), mentre il tasso di sottoutilizzo della forza lavoro raggiunge il 17,6% per la zona euro e il 23,8% per il nostro Paese (più del doppio del tasso ufficiale di disoccupazione). In pratica meno lavoro per tutti e di conseguenza salari sempre più bassi. Incrociando i dati che ci giungono da Mestre e da Francoforte il risultato è un forte peggioramento della qualità del lavoro offerto dalle aziende sia in termini retributivi che contrattuali. In conclusione, i dati dell’Istat sulla disoccupazione non rispecchiano più il paese reale. Ricordiamoci, infatti, che per il nostro Istituto di Statistica chi lavora solo un’ora a settimana può essere considerato occupato.

Salvatore Recupero

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