Spinto da un cast quasi stellare, con l’ormai lanciatissimo Benedict Cumberbatch (lo Sherlock Holmes della fortunata serie tv Sherlock) nei panni di Strange, accompagnato dalla bravissima Rachel McAdams (Le Pagine della Nostra Vita, True Detective 2), dalla ipnotica Tilda Swinton (Constantine, Le Cronache di Narnia), da Chiwetel Ejiofor (12 anni schiavo) e dall’ottimo Mads Mikkelsen (il giovane Hannibal Lecter e il villain di 007 Casino Royale) il film riesce a dare quella ventata di novità nel mondo Marvel che ultimamente si stava un po’ avvitando su se stesso.
La trama è semplice e lineare e segue la classica storia delle origini: un famosissimo e ricchissimo neurochirurgo, asociale, egocentrico, presuntuoso e assolutamente scientista, in seguito ad un incidente d’auto perde l’uso delle mani e quindi la capacità di operare. Al culmine della disperazione intraprende un viaggio spirituale che lo porta in Nepal, dove incontrerà un personaggio noto come l’Antico (Tilda Swinton), un potentissimo stregone centenario depositario di segreti arcani, che gli aprirà le porte dei segreti della magia e della difesa mistica della Terra. Ma più che la trama, che nei film Marvel è raramente di spessore se si escludono i due film dei fratelli Russo, a dare quel qualcosa in più al film sono appunto l’interpretazione di Cumberbatch, che dà l’impressione di poter reggere da solo un intero film e che infatti molti hanno già paragonato all’Iron Man di Robert Downey jr, ma soprattutto l’impatto visivo delle scene “magiche”.
Di contro ci sono alcune scelte piuttosto discutibili che qualcuno potrebbe definire “anti tradizionali”. Il “triangolo magico” che protegge la Terra ha come vertici Londra, New York e Hong Kong ed è indubbiamente un triangolo che mette i brividi e che farebbe rimpiangere quello storico della magia nera come anche quello delle Bermude. Ma anche lo scopo del cattivo di turno – a capo di una setta chiamata “gli zeloti”, come gli indipendentisti giudaici duramente sconfitti dall’Imperatore Tito ed è strano che questo non abbia fatto per lo meno storcere il naso ad alcuni ambienti di Hollywood – è piuttosto singolare: superare la vita umana e rompere il cerchio del tempo per raggiungere l’Uno. Praticamente lo scopo di ogni dottrina sacra indo-Aria, e che viene qui però presentata come un’aberrazione a cui si contrappone il solito concetto qualunquista sull’importanza della vita in cui è assolutamente peccato cercare di andare “oltre”.
Ma anche la sfida finale tra Strange e il maxi-cattivone finale ha qualcosa che fa storcere il naso. Senza fare troppi spoiler, Strange combatte il signore di un mondo in cui il tempo non esiste in quanto al di sopra di esso inserendoci un ciclico ripetersi di eventi che manda in crisi il tutto. Di fatto è l’inversione del superamento del ciclo dell’esistenza per affermarsi oltre il tempo.
Ma forse voler cercare messaggi “profondi” in un film Marvel è eccessivo e invece di cercare dottrine tradizionali e anti tradizionali bisogna solo prendere atto che si è fatto un calderone mischiando di tutto e di più in maniera superficiale. Presone atto e liberando la mente dalle futili aspettative esoteriche, resta solo da rilassarsi e godere della bomba visiva che è il film.
Carlomanno Adinolfi
Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.