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esercito donneRoma, 19 feb – L’ex generale Marco Bertolini, in congedo da un anno, ha rilasciato dichiarazioni piuttosto pesanti, mettendo in discussione il sistema di reclutamento e mantenimento delle truppe dell’Esercito Italiano. Il suo curriculum parla da solo: ha svolto missioni all’estero in zone decisamente pericolose per il periodo in cui sono state svolte, come in Afghanistan, Macedonia, Bosnia e Kosovo, durante la guerra in Jugoslavia, e in Somalia, tristemente famosa in Italia per l’operazione “Canguro 11”, nella quale persero la vita i nostri Pasquale Baccaro, Andrea Millevoi e Stefano Paolicchi e dove vennero feriti altri 36 italiani. Marco Bertolini è un vero e proprio veterano di guerra, dunque pienamente consapevole dei requisiti fisici e psicologici che un soldato deve possedere per adempiere al suo dovere, ovvero quello di affrontare situazioni ai limiti della sopportazione. L’ex generale fa una critica, forte e costruttiva, proprio nei confronti di questi requisiti, secondo lui troppo bassi, in un sistema fortemente disomogeneo e, come vedremo, addirittura discriminatorio.

“Nell’esercito ci sono troppi anziani e se non si cambia direzione è destinato a diventare ancora più vecchio con possibili conseguenze sulla funzionalità”, spiega il generale, aggiundendo che “con la fine della leva si è puntato troppo sui volontari in servizio permanente. Pochi volevano fare il soldato allora ed è stata giocata la carta della professionalizzazione. Sono arrivati molti giovani anche perché fare il soldato oggi con le missioni all’estero è più attraente. Poi il sostanziale blocco degli arruolamenti ha alzato l’età. E si invecchia con la divisa”.

Difficile smentire qualcosa che è sotto gli occhi di tutti, reparti di polizia e carabinieri sono un esempio perfetto per gli occhi del cittadino, è sempre più raro vedere giovani prestare servizio in questi corpi, che paradossalmente necessitano di requisiti fisici meno pesanti rispetto a quelli di un fante dell’esercito, come sottolinea in seguito l’ex generale: È stato commesso un errore eliminando la leva obbligatoria, buttando via il bambino e l’acqua sporca per imitare il servizio permanente come in polizia. Serviva professionalità, è vero, ma il soldato deve essere giovane. Il poliziotto può andare in pattuglia con l’auto, il soldato, in condizioni operative, deve correre con uno zaino di 30 chili sulle spalle” e aggiunge: “L’esercito, Marina e Aeronautica hanno profili più tecnici. Nell’esercito il soldato ha un ruolo molto sbilanciato nel campo fisico. Ci sono le tecnologie sofisticate è vero, ma il gesto classico del fante è in combattimento quindi servono un fisico sano, aggressività e fiducia in se stessi. Il soldato deve essere un atleta col fucile e l’età ideale è fra i 25 e 35 anni per le unità di manovra”.

Oltre che nel reclutamento, l’Italia sembra rimanere indietro anche per quanto riguarda l’ammodernamento dei sistemi e degli equipaggiamenti militari, mentre le maggiori potenze mondiali si stanno impegnando duramente in questo campo. In Germania, nel maggio 2016, è stato dato l’avvio al reclutamento di 14300 soldati nella Bundeswehr tedesca, la Russia invece ha ideato un nuovo carro di ultima generazione, il T-14 Armata che, secondo le dichiarazioni, dovrebbe arrivare a contare un totale di 2300 carri nell’esercito russo entro il 2020. Ed è proprio dall’estero che viene l’esempio più lampante: “La Francia, per esempio, mantiene i militari in servizio 12 anni poi escono con possibilità di altri impieghi. Se parliamo di truppa penso a un nucleo limitato di uomini in servizio permanente. I migliori. Bisogna ricollocare gli anziani in altre istituzioni dello Stato facendo uscire ogni anno numeri precisi e sostituendole con dei giovani, poi ci sono altri ruoli dove l’età può essere più alta. È uno degli aspetti del Libro bianco della Difesa che comunque prevede una contrazione delle unità. Tutti vogliono questa soluzione, ma i tempi sono lunghi e non possiamo aspettare perché il mondo sta cambiando in peggio”.

Le ragioni principali che ha comportato questo arretramento delle forze armate italiane sembrano essere, ancora una volta, eccessivi tagli che impedirebbero il mantenimento di un esercito ben addestrato ed efficiente: “Il livello di addestramento per alcune unità è ottimo, per altre buono o scarso. L’addestramento costa in movimenti, carburante, munizioni. È ridotto all’osso. Troppi tagli”.

Un’ultima, ma non meno importante, questione è quella dell’ammissione delle donne nelle forze armate. Per l’ex ufficiale non fu un errore dovuto al sesso in sé, cosa che ormai si è affermata in gran parte del mondo, quanto più alle modalità di ingresso, che prevedono delle prove fisiche meno dure e quindi una discriminazione dal punto di vista sessuale: L’impiego delle donne è un altro errore per come è concepito l’ingresso. Si usano standard più bassi rispetto ai maschi. Così l’esercito ha una eccessiva presenza femminile. È sbagliato. Il problema è stato affrontato ideologicamente. Effettivamente è difficile pensare che in situazioni complicate conti il sesso più che le prestazioni fisiche. Quando si porta una attrezzatura che pesa complessivamente 30 chili, o quando c’è la necessità di prendere una cassa di munizioni altrettanto pesante, per esempio, ciò che conta sono le capacità fisiche dell’individuo (a prescindere dall’essere maschio o femmina) e non il suo sesso. Dal momento che le prove d’ingresso sono diverse, queste capacità vengono fortemente discriminate, portando ad una presenza femminile maggiore a discapito di quella maschile.

Davide D’Anselmi

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11 Commenti

  1. a parte il non indifferente fatto che in ambito Miliitare quello che dice un Comandante del “Nono” è LEGGE;

    inutile nascondere che -donne o meno- tutta la P.A. (FFAA purtroppo comprese) è stata considerata in Italia sempre ammortizzatore sociale viziandone quindi a qualsiasi livello selezione e reclutamento;

    che il Soldato di leva una volta parlasse tutti i dialetti d’Italia
    ed ora oltre il 70% solo di una parte dello Stivale, dovrebbe essere dato eloquente; “professionalità” ossia maniera come un’ altra per beccarsi uno stipendio indipendetemente dal fatto di indossare una vegetata rispetto alla divisa da portalettere;

    vengono ovviamente risparmiati solo e soltanto quelle iperspecializzazioni ove il fattore umano è fondamentale:

    potrai anche essere un merda superparaculato ma anche se vieni infilato a forza nel GOI…se non hai i numeri psicofisici sarai tu il primo ad andartene durante l’addestramento.

    In ogni caso pur avendo conoscenza diretta di Donne molto ma molto ma molto più in gamba di alcuni Uomini in ambito FFOO e FFAA…gli stessi Israelani,Soldati di un Paese con maggiore esperienza in campo avendo da sempre la leva obbligatoria anche femminile in un contesto operativo unico al mondo, ne rilevano alcune criticità,non solo quelle evidenziate dal Comandante per parametri fisici,ma sui problemi connessi al rapporto di squadra sotto il fuoco del nemico:

    un Soldato donna ferito “spezza” ed incide molto di più sulla tenuta e reattività complessiva di una squadra rispetto al Soldato uomo.; in ogni caso impossibile poi comparare FFAA in contesti così differenti per motivazione,spirito patriottico ed addestramento…

    con piena soddisfazione dell’ISIS pensando al nostro Paese.

    • Totalmente d’accordo.
      Anni fa lessi che uno studio condotto dall’Esercito Israeliano aveva individuato appunto come il soldato sopportasse molto meno il ferimento e la morte di un commilitone donna rispetto ad un uomo, con notevoli problematiche sui campi di battaglia che portavano addirittura, in alcuni casi, ad una sorta di “paralisi” degli uomini davanti ad una donna gravemente ferita o mutilata. Però sempre da Israele ci arriva l’insegnamento che per avere certi ruoli ci deve essere lo stesso standard indipendentemente dal genere, cosa che purtroppo noi non abbiamo, e credo nemmeno gli Usa.

      • parole assolutamente condivisibili le sue,che poi a livello più avanzato (quindi dopo medesimo addestramento e dura selezione) trovano – a mio avviso- un ulteriore giro di boa sulla componente etnica delle FFAA;

        nessuno riesce a levarmi dalla testa il pensiero che un esercito multietnico (come quello Statuntense) contro una componente avversaria cementificata da:

        – medesima omogeneità etnica
        – Religione totalizzante

        sia IMPOSSIBILE da battere se non utilizzando soverchiante e sorprendente “potenza di fuoco” (Hiroshima).

        Con il sacro e dovuto rispetto per chi è Caduto sotto il fuoco del nemico,è dal Vietnam che gli Americani non vincono una guerra contro -non a caso- un nemico che risponde ai parametri da me umilmente indicati.

    • Dio mio quante banalità, quanta retorica. Mi vien quasi da vomitare. Ho giurato alla bandiera e resto fedele, ma più per principio, anzi per autostima, che per altro. Sì, perché l’esercito italiano è un baraccone voluto da una classe di generali e di politici sciagurati. I soldati sono quello che sono, paraculati, ma ce la mettono tutta, poveretti. È il sistema che fa ridere. E poi le donne… che palle… con quelle crocchiette da criptolesbiche … e gli ordini gridati con vocine stridule dalle ufficialesse… aiuto… basta donne… basta!

  2. Io voglio aggiungere un po’ di praticità e scorrettezza al tema soldatesse: vogliamo parlare della situazione psico-fisico-igienica di una soldatessa mestruata in azione?

    • Guarda, Stefano, io credo che il problema non sia nemmeno quello; il problema è ideologico: è in atto una femminilizzazione della società occidentale che ci sta rendendo una massa di smidollati finocchi politicamente corretti. Le donne possono anche cavarsela bene come soldati, ma devono starsene fuori dai coglioni, perché la sopravvivenza della nostra civiltà è legata alla sopravvivenza dei valori virili tradizionali.

  3. Secondo me non è questione di uomo o donna, ma di selezione: i criteri dovrebbero essere uguali. Punto.

    Perché è evidente che una donniciuola che piange tutte le volte che si rompe un’unghia o che nel pre-ciclo è una pazza isterica non è adatta. Però neppure certi omuncoli mezzi effeminati che svengono ogni volta che si fanno un taglietto e che sono deboli proprio perché non virili non vanno bene.

    Bisognerebbe fare selezioni dure, specie per determinati reparti, cercando di alzare gli standar un po’ ovunque e facendo investimenti.

    E bisognerebbe pure ripristinare la leva obbligatoria per entrambi i sessi. Perché, proprio poiché lo scenario mondiale sta volgendo al peggio, anche qualora in guerra ci andassero solo gli uomini perché migliori, avere a “casa” qualcuno che sa difendersi e difendere i territori e gli inermi non sarebbe male.

    Sparta docet.

    • Nessuna selezione, le donne fuori dalle palle. Perché? Perché sono donne, punto e basta. E adesso torna in cucina, Diana!

      • In cucina ci torno volentieri, visto che mi piace cucinare e sono pure brava… Ma questo non significa che non sarei in grado di fare il culo a un sacco di uomini, te compreso.

        Il mio era un invito a non ragionare per stereotipi, ma a fare ciò che ha più senso e ciò che è meglio per la propria nazione.
        E ti invito a notare che non tutti sono nati guerrieri, siano essi uomini o donne.

        Se la società funzionasse come si deve, sì, l’esercito sarebbe probabilmente prettamente maschile (anzi, sarebbe composto da guerrieri uomini), ma non vedo cosa ci sarebbe di male se anche le donne avessero una preparazione di base. Non porterebbe giovamento?

        Essere virili, vuol dire prima di tutto essere retti e volitivi e la pratica militare stimolerebbe queste due caratteristiche. Quindi perché non insegnarla anche alle donne, anche qualora, ripeto, fosse scelto per principio che l’esercito fosse completamente maschile. Si avrebbero meno donnette piagniucolose e più donne e ne trarrebbe giovamento tutta la società.

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