Roma, 28 dic – Don’t Look Up non è un semplice film del genere catastrofico – anzi la mega cometa che punta dritta verso il pianeta Terra è un pretesto. La pellicola prodotta da Netflix infatti è una feroce critica alla società americana, al business della comunicazione e alla manipolazione delle notizie e quindi delle menti. E’ una commedia zeppa di black humour che ci fa ridere a crepapelle. E alla fine per la stupidità Usa però paghiamo tutti. Uno spunto di riflessione che di questi tempi vale doppio, anche perché si potrebbe tranquillamente sostituire la cometa con la pandemia e l’impianto narrativo (purtroppo) resterebbe valido. Sebbene al contrario.

Don’t Look Up, ossia quando il business della comunicazione è il male assoluto

Nel film l’amministrazione Usa invita i cittadini a “non guardare su”, appunto, come recita il titolo. A non curarsi della cometa con un diametro di circa 9 chilometri che distruggerebbe ogni forma di vita sul pianeta. Nella realtà di oggi, i media e i governi hanno sovradimensionato la reale portata della pandemia, inculcando il terrore nei cittadini per poi tapparli in casa. Alla base c’è comunque la manipolazione dell’informazione. Un pericolo concreto, reale. Una prassi consolidata, anzi. Nel film, più che l’incredulità per l’allarme lanciato dalla scienza, che si perde tra le mille notizie inutili di gossip dei tg e dei format televisivi, quel che pesa sulle sorti dell’umanità è il connubio affari-politica. Né i magnati della finanza né chi ci amministra perseguono il bene comune. Ma questa non è una novità.

Il vero pericolo per l’umanità non è la cometa in arrivo ma l’umanità stessa

La novità del film del valido regista Adam McKay, autore del bellissimo La grande scommessa sulla crisi finanziaria del 2007-2008, è che l‘umanità non è a rischio estinzione per una cometa “killer di pianeti”, ma per l’avidità e la stupidità di chi ha in mano il potere. Una bramosia di potere e di ricchezza declinata ad ogni livello. Un vortice che risucchia tutti, dai protagonisti della storia fino alla vittima della vicenda: il genere umano. La morale della favola, ribadita fino alla fine dei titoli di coda – quindi non spegnete prima -, è che questa umanità qua, tutta social e cellulari integrati che ti controllano la vita dalla nascita alla morte (già calcolata senza margine di errore), merita l’estinzione.

Se due scienziati lanciano l’allarme ma l’amministrazione Usa se ne frega

Questa la storia. La dottoranda in astrofisica Kate Dibiasky (Jennifer Lawrence) e il suo docente all’Università del Michigan Randall Mindy (Leonardo Di Caprio) scoprono che entro sei mesi una gigantesca cometa colpirà la Terra, eliminando l’umanità. Allarmati riferiscono tutto alla presidente degli Stati Uniti Janie Orlean (Meryl Streep), ma dopo essere stati snobbati e umiliati (per calcolo politico) si rivolgono alla stampa e alla televisione. E così si scatena il delirio, con tanto di negazionismo di Stato nel tentativo di tenere buoni i cittadini. Fino a che, dopo un circo impazzito di “like” sui social, allarmi lanciati in diretta, scontri tra scienziati, l’amministrazione Usa non decide di confermare che è tutto vero.

Il super riccone dei cellulari in combutta con la presidente Usa

Inutile dire che la presidente Usa sceglie di dire la verità per puro calcolo politico. E non per amor di scienza. Così come la stessa amministrazione Usa si lascia convincere dal “terzo uomo più ricco della Storia”, un produttore di cellulari (Mark Rylance), che la cometa è una fonte di guadagno. E che quindi è un bene che arrivi proprio sulla Terra. Il film è molto divertente, e vede comprimari del calibro di Cate Blanchett, che è la summa di tutte le giornaliste arriviste Usa, così come Ron Perlman, eroe militare tutto whisky e “Facciamo partire questo petardo!”, a bordo dello Shuttle. Ci sono tutti gli stereotipi ma vengono tutti messi alla berlina. Nel mirino ovviamente c’è soprattutto il business della comunicazione. Oggi se vogliamo il bene più prezioso, più costoso, che soltanto i super ricchi possono permettersi, è la verità dei fatti. Anche perché – ci mostra il film – niente è come sembra.

Se un fatto non fa il botto sui social non esiste

L’altro obiettivo dell’attacco spietato del film è il mondo dei social. Se un fatto non fa il botto di “like” non esiste. Persino se è una verità scientifica circa la fine imminente del genere umano. Nella storia raccontata è tutto più importante dell’arrivo della cometa, insomma. E per questo alla fine sembra quasi che la gente non ci pensi più di tanto, presa da distrazioni indotte, da tendenze pilotate. Fino a che uno a un comizio della presidente Usa non alza gli occhi al cielo e non vede la cometa, ormai pericolosamente vicina. E lì partono i “buh” e il lancio delle bottigliette sul palco presidenziale. E a dire che i due astronomi l’avevano detto da mesi, che era tutto vero.

Una commedia nera che fa riflettere e che ci dice pure che forse è troppo tardi. Visto che gli altri abitanti del pianeta non sono così dissimili dagli americani.

Adolfo Spezzaferro

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