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E alla fine un maschio andò agli Oscar per Barbie

by Sergio Filacchioni
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Oscar

Roma, 25 gen – Alla fine della fiera sarà Ken ad andare alla serata degli Oscar, mentre Barbie resterà in panchina: l’attore statunitense Ryan Gosling ha infatti ricevuto la nomination (candidatura) come miglior attore non protagonista per il film dell’acclamatissima Greta Gerwig, la regista femminista che come Margot Robbie nel ruolo della “bambola” è stata lasciata a casa dall’Academy. A quanto pare non basta essere una delle donne più belle del pianeta per ricevere una nomination, il che dovrebbe far esultare le femministe, che invece hanno sicuramente rosicato.

Gli Oscar snobbano Margot Robbie e Greta Gerwig

Dal canto suo Ryan Gosling ha subito messo le mani avanti: si è detto “orgoglioso” per la nomination a migliore attore non protagonista, ma pieno di rabbia per lo “schiaffo” dato dall’Academy alla sua co-star Margot Robbie e alla regista di Barbie, Greta Gerwig. “Non c’è Ken senza Barbie e non c’è film su Barbie senza Greta Gerwig e Margot Robbie, le due persone più responsabili per questo film che ha fatto la storia“, ha protestato Gosling e poi la chiosa: “dire che sono deluso è dire nulla“. Guai a prendersi i meriti di fronte ad un offesa così palese al film fenomeno dell’estate spacciato come un manifesto femminista: la verità probabilmente è che proprio l’attore è l’unico punto forte del film, nonostante la bellissima Robbie. In ogni caso l’esclusione delle due donne è solo di facciata. Per le due professioniste, infatti, ci sono state delle candidature di che di “consolazione” – come qualcuno ha scritto – non sono: Gerwig, che ha scritto il film insieme al marito Noah Baumbach, è in lizza nella categoria miglior sceneggiatura non originale mentre Margot Robbie – che non ha solo recitato in “Barbie” ma lo ha anche prodotto – risulta quindi tra coloro che verrebbero premiati qualora la pellicola vincesse nella categoria più importante, miglior film. Insomma, come sempre quello che vorrebbe essere un “pianto” sulla mancata riuscita delle donne a causa di un fantomatico sistema opprimente risulta più offensivo del fatto che si vorrebbe denunciare. Come a dire che se non ci sono canali preferenziali le donne non possono arrivare a dama. E questo è forse il più grande paradosso femminista. Un altro punto di vista potrebbe essere che in realtà la Gerwig e la Robbie si siano aggiudicate due nomination molto più importanti, seppur meno celebrate, che rappresentano l’ascesa delle donne nei gangli del potere cinematografico mentre il “pupazzetto” maschio va a farsi la sua passerella piangendo per le povere escluse: in fondo è tutto uno spettacolo… no?

Vittime dell’inclusione?

In realtà è possibile che abbiano avuto maggior peso proprio i nuovistandard di rappresentazione e inclusione” che determinano l’ammissibilità o meno di una nomination all’Oscar. Secondo la direttiva ci sono quattro macro-categorie di criteri (rappresentazione sullo schermo e narrazione, leadership e team produttivo, accessibilità all’industria, audience development) in cui un film deve dimostrare di avere un sufficiente livello di diversità in termini di lavoratori di diverse etnie coinvolti, possibilità per categorie svantaggiate ecc. La pellicola fenomeno dell’estate, relativamente alla categoria di nomination presa esame, per essere ritenuta idonea avrebbe dovuto rispondere almeno a due su quattro di questi requisiti. Insomma, non piangete se non siete stati così tanto inclusivi…

Sergio Filacchioni

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