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CharlemagneRoma, 20 dic – Agli onori della cronaca nazionale è balzata agli occhi dei lettori la notizia del consigliere comunale di Bolzano Andrea Bonazza, di CasaPound Italia, che si è presentato in consiglio indossando una felpa recante il logo della “Charlemagne”, divisione di volontari francesi che nella seconda guerra mondiale combatterono sul fronte russo contro l’Armata rossa e poi a Berlino negli ultimi giorni prima della caduta della città. Le polemiche degli antifascisti e dell’ANPI non si sono di certo fatte attendere, ma tra gli sproloqui e le invettive sembra evidente che chi ha criticato la scelta del consigliere bolzanino non sapesse di cosa stava parlando. Ecco una breve storia della 33. Waffen-Grenadier-Division der SS “Charlemagne”.

CharlemagneInizialmente costituita quale Reggimento nell’agosto-settembre 1943, sulla base di 800 volontari francesi, il reparto proseguì l’addestramento a Sennheim e in Boemia poi nel 1944. Ampliata in Brigata con 1000 effettivi al comando dal tenente colonnello SS Gamory-Dobourdeau, un passato ufficiale delle truppe coloniali e membro del Partito Popolare di Doriot, l’unità fu quindi aggregata alla Divisione “Horst Wessel”, combattendo accanitamente sulla Vistola contro l’Armata Rossa e subendo pesanti perdite. Per ripianarle e per riorganizzare in un’unica unità i volontari e il personale francese già presente in reparti aggregati alle forze armate tedesche, fu quindi costituita nel settembre 1944 la Divisione “Charlemagne”: la Brigata esistente riceverà quindi 6.500 uomini: 1.200 veterani della LVF, Legione Volontari Francesi contro il Bolscevismo, che avevano combattuto sul fronte russo nel 1941-1943, 1.200 ausiliari francesi nella Kriegsmarine, la Marina da guerra tedesca, e circa 3.200 dalla NSKK e Todt, organizzazioni logistiche e di costruzioni del Reich. A questi si aggiunsero 2.000 miliziani della Milice di Darnand.

CharlemagneQuindi, come si può notare, non dei “Quisling”, come con la solita ignoranza e faciloneria dichiarato dall’ANPI, ma giovani e meno giovani volontari con diverse motivazioni: dall’antibolscevismo dei membri della LVF, al tentativo di ridare prestigio alla tradizione militare e alla classe politica francese agli occhi dei tedeschi dopo la disfatta del 1940, agli accordi politici tra Francia di Vichy e Germania, allo spirito di avventura, all’essere semplicemente trasferiti al reparto SS senza una specifica volontà dell’interessato, come doveva essere spesso il caso per molti tra il personale francese dell’NSKK o della Todt. La Divisione, passata al comando del generale Edgar Puaud, comandante della LVF, e quindi del maggiore generale SS Krukenberg, ritornò a combattere nei disperati scontri sul fronte orientale in Pomerania nel febbraio 1945 (la “Charlemagne” non combatté sul fronte occidentale né di conseguenza tantomeno “deportò ebrei francesi”).

Dopo questi combattimenti, i 4.000 superstiti difesero il settore di Koerlin e Kolberg, dove la Divisione fu quasi interamente distrutta a fronte della superiorità numerica sovietica. Circa 350 dei superstiti, inquadrati dal maggiore generale SS Krukenberg e comandati dagli ufficiali francesi Fenet e Weber, partecipando alla difesa di Berlino nell’aprile-maggio 1945, distruggendo ben 62 carri armati medi T-34/85 e pesanti JS-2 Stalin in combattimento ravvicinato. Altri elementi della Divisione ripiegarono verso ovest, arrendendosi alle truppe britanniche e americane; alcuni volontari SS francesi degenti in un ospedale militare in Baviera furono catturati e fucilati senza processo da una unità gollista del generale Leclerc. Se si vuole parlare (come visto a sproposito) di “crimini di guerra” e Divisione SS “Charlemagne”, eccone un resoconto ben documentato.

Andrea Lombardi

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4 Commenti

  1. Consiglio la lettura del libro “i Leoni Morti” e la splendida monografia di Eric Lefèvre sulla Charlemagne… Onore a Voi Soldati d’Europa !

  2. Onore ai Camerati Francesi!! Sono caduti contro le forze di STALIN. Sono morti da EROI! I signori dell’ANPI che vadano a studiare la storia.

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