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Roma, 20 dic – L’arresto di Raffaele Marra, braccio destro del neosindaco Raggi, e i fatti di Via del Colosseo di cui qui indicheremo la genesi, ci permette di sostenere che la “continuità” rappresentata da Marra fin dalla giunta Alemanno a finire con la giunta Raggi non è di forma ma di sostanza, e investe la politica della casa fatta dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio dal momento in cui si è deciso di non costruire più case popolari (“Case Pubbliche”, in Europa) ma di cercare “profitti” nella “valorizzazione” del patrimonio immobiliare esistente sia pubblico che privato. Il valore di quello privato è crollato, e per quello pubblico le strategie di valorizzazioni si sono rivelate un buco nell’acqua, ma pagato a caro prezzo dai cittadini romani.

Con l’avvento di Marino si chiude la possibilità di “edificare” nuove case popolari (è un “verde” radical chic contrario a “consumare il suolo”), il problema abitativo diventa una emergenza vera e propria (la crisi morde, i prezzi sono fuori portata per chiunque viva di redditi modesti e/o precari, il mercato degli affitti è proibitivo) e si vuole risolvere il problema delle fasce di popolazione impoverite (o almeno dargli il fumo negli occhi) con la “Legalità”, prospettando contemporaneamente un business “immobiliarista” per i potentati del mattone: la “valorizzazione”. Come si legge da Romatoday dell’11/12/2013: “Ora il Comune di Roma vuole fare cassa e vedere questi immobili. Il vicesindaco con delega al Patrimonio Luigi Nieri ha predisposto una delibera, la numero 88, che ne prevede l’alienazione e che, una volta passata dalle commissioni capitoline preposte approderà in aula Giulio Cesare. In totale, in vendita, ci sono quasi 600 immobili, 295 case e 302 locali a destinazione non residenziale. In tutto l’amministrazione conta di ricavare circa 247 milioni di euro mentre oggi dagli affitti ottiene 2 milioni e duecentomila euro, 2.241.987,74 per la precisione”. Questo è l’elenco degli immobili citati nell’articolo, ma sulla delibera, già approvata in giunta e ora al vaglio della commissione capitolina Patrimonio e politiche abitative, è battaglia. Lista Marchini e Movimento Cinque Stelle si dicono contrari alla “svendita del patrimonio”.

La prima asta è un flop clamoroso: il 10 Agosto 2015 la giunta Marino riesce a mettere all’asta appena 35 immobili vendendone 6, incassando appena 2,6 milioni di € sui 16,5 preventivati. Perchè? La giunta Marino mette all’asta gli immobili residenziali di pregio in categoria A2, ad esempio un appartamento del Comune a 1.478.050€ (lotto 25, Piazza Navona, l’unico “residenziale” aggiudicato) e immobili commerciali, ma mancano completamente gli appartamenti “popolari” (cat. A4). Infatti con la delibera n. 165 del 11/06/2014, la giunta Marino ha disposto che “tutti” gli inquilini del cosiddetto “patrimonio disponibile” saranno regolarizzati, con canoni adeguati alla loro capacità reddituale, questo è l’elenco.
A giugno 2015 invia le proposte di rinnovo del contratto fra i quali troviamo le due famiglie Ruga e Preda di Via del Colosseo 73. Insomma la giunta Marino ha finalità e tempistiche precise e verificabili:
– vengono messi in vendita locali commerciali e appartamenti di pregio di Cat. A2;
– agli inquilini residenti da anni e anni gli si propone il rinnovo del contratto di affitto (Ruga risiede da 31 anni e paga 230 €/mese, Preda risiede da 29 anni e paga 117 €/mese)
– una volta ricevuta l’adesione di queste famiglie (chissà quante) alla proposta di rinnovo del contratto, iniziano le aste.    Ignazio Marino sta facendo bene. Ma in questo modo evidentemente non c’è il “business” per i potentati immobiliari romani: gli appartamenti di pregio (esempio il lotto 25, appartamento a Piazza Navona venduto a 1,5 milioni di €) se li compreranno quelli che già ci risiedono, il Comune di Roma incassa, e finisce così.

Cantiere dell’immobile di Piazza Navona, 68

Il vero business è individuato proprio negli appartamenti “popolari” (cat. A4) in “zone di pregio” (Colosseo, San Saba etc) dove, una volta sgomberati, passano da valore “zero” a 10/15.000 €/mq per il Colosseo, a circa 6.000 €/mq per San Saba, etc). E, quindi, ipotizzando qualcosa di analogo a Mafia Capitale legata stavolta al business immobiliare il Comune sgombera un appartamento che vale “zero”, lo rivende alla Immobiliare XY a 3.000 €/mq strombazzando guadagni milionari; l’Immobiliare XY lo ridipinge, lo passa in cat. A2 o addirittura in A1, e si ritrova con un gioiellino da 15.000 €/mq. L’importante è “sgomberare” alla svelta e fare le aste. Ma con le aste del 10 agosto 2015 niente business, tranne per il Comune di Roma che bene o male 2,5 milioni di € li ha incassati, e di cui 1,5 milioni vengono dall’appartamento di Piazza Navona 68 (Lotto 25) che pagava un canone di 161,16 €/anno (13,43 €/mese). Un furbetto c’era, ma chi c’è al civico 68 V Piano? Un cantiere, dovremo vederci chiaro (vedi immagini)

Cantiere dell’immobile di Piazza Navona, 68 (2)

Ma dopo il “flop” del 15 Agosto 2015 la giunta Marino vive poco: il Sindaco è “inadeguato” e il 31 ottobre (due mesi dopo il flop) decade. Beh, dovevano essere 247 milioni, poi moltiplicati per 10 di “business”, non si è visto un euro per i famelici “investitori” e i giornali liberali e moderati elevano alto il loro dolore. Qualche sospetto è legittimo. Nasce la giunta dell’ex prefetto Tronca, che torna alla carica, e ancora una volta torna nel mirino Via del Colosseo: “Un alloggio con vista Fori Imperiali a 23,36 al mese e in via del Colosseo 25,64 al mese. Il commissario, come spiega una nota del Comune, «si è avvalso della segreteria Tecnica che, nell’ambito di un più vasto controllo teso a pervenire ad un censimento esaustivo, ha fino ad oggi estrapolato 574 dati riferibili alle locazioni in essere nel I Municipio”. Così cita La Stampa del 1 febbraio 2016. Ma, nonostante i tamburi di guerra e il probabile deposito di un esposto-denuncia (ancora non abbiamo copia dell’atto) con addebito di reati penali a carico degli “occupanti” (che tali non sono, c’è la delibera n. 165) poi non se ne fa niente: le famiglie ricevono l’intimazione di sgombero il 28 aprile 2016, ma le nuove elezioni del 20 giugno le vince il M5S con il neo sindaco Raggi, il “nuovo che avanza”. Che già con le aste di Marino era intervenuto a difendere il Popolo dalle mire degli immobiliaristi, e durante la campagna elettorale il candidato Sindaco aveva dichiarato: “Non faremo sgomberi coatti e aiuteremo gli occupati a trovare una nuova collocazione” (Virginia Raggi, 3 maggio 2016, in campagna elettorale)

Ma perché accanirsi tanto proprio su Via del Colosseo diventata simbolo di neroniana dissolutezza e, dal punto di vista dello scandalo economico, assimilabile a quello della Banca Romana del 1890? Perchè qualche anno fa c’era stato lo scandalo dell’appartamento “con vista Colosseo” avuto dall’ex ministro Scaiola, e quindi c’erano già pronte le assonanze mediatiche. Perchè oltre al civico 73 è stato sgomberato anche il civico 66 (14/04/2016), in mezzo c’è un miniedificio del civico 68 in ristrutturazione (cantiere fermo da anni e anni). E quindi si tratta di 3 edifici continui che una volta “sgomberati” passano da “zero” a 10/11 milioni di € di business per un investitore accorto e informato, chi lo sa? Sia come sia dopo il sequestro e ordine di sgombero del 28/4 di sei residenti a Via del Colosseo quattro se ne vanno, e due restano perché materialmente non hanno dove andare, fino a che il 14/7 il Neo Sindaco Raggi manda le truppe. Le due famiglie rimaste chiedono “aiuto!” e interviene Casapound, la vicenda si trascina fino al 29/9 quando il Sindaco mette in campo la sua “geometrica potenza” e fra botte, bandiere e manette sbatte tutti in strada: la Legalità ha infine trionfato! Riproponiamo il video di sintesi degli eventi.

Sicuramente deve essere stata ansia di legalità a muovere il Sindaco, ma se uno è maligno come il fu Giulio Andreotti può fare altre ipotesi. Il 24 ottobre, meno di un mese dopo i fatti d’arme del 29 settembre, ci sono le aste. Stavolta 21 Lotti (8 residenziali, 12 commerciali, 1 terreno). E’ di difficile interpretazione la dicitura “occupato senza titolo” per gli immobili commerciali e “libero da un punto di vista documentale” per i residenziali, che ovviamente significa “gli inquilini stanno dentro”. E tutto il tira e molla a via del Colosseo che andava avanti dal 28 Aprile certo non rassicurava i futuri acquirenti per gli immobili all’asta, per cui qualcuno può avere avuto la pensata di dare un “segnale forte”: facciamo come il Generale Custer, basta trattative, colpiscine 2 per educarne 200 e facciamo vedere agli investitori che se comprano stiano certi: sgomberiamo in due ore! E, naturalmente, gli sgomberati non sono quelli tipo Piazza Navona a 13,43 €/mese, che si comprano l’appartamento con 1,5 milioni sull’unghia, ma il popolo: un disoccupato e una anziana. Il simbolismo, gli investitori queste cose le apprezzano. Ma le aste che si tengono puntuali il 24 ottobre 2016 quando ormai gli investitori dovrebbero essere stati rassicurati dalla fermezza (e le botte) del neo sindaco Raggi sono un flop clamoroso. Peggio di quello di Marino. Invece che “i milioni” si incassano appena 20.150€ per un terreno a Ciampino, gli altri 20 Lotti vanno deserti. E dire che il Comune del “nuovo che avanza” aveva già spedito altri 288 sfratti (la ragazzina paralizzata a San Saba e l’anziana di Testaccio che vive attaccata al respiratore). E l’ex Prefetto Tronca aveva preparato un dossier che, a quanto si legge, i PM stanno già aspettando con 59.466 contratti da “riesaminare”. I Miliardi! I Miliardi!

Conclusioni: il film era proprio di Fantozzi, il finale lo conferma. Però ci sono le due famiglie buttate in strada per girare la “comica finale” ad uso degli investitori, i 247 milioni che stavano nella fantasia così come il business immobiliare connesso. Quando vuoi risolvere le cose con “Botte & Manette” poi spuntano le bandiere; quando si progettano milioni e miliardi rivalutando mattoni (sempre gli stessi, almeno Totò cercava di vendersi la Fontana di Trevi a Decio Cavallo) poi ci si deve rendere conto che la complessità della realtà scopre subito la consistenza di queste ardite elucubrazioni finanziarie. La soluzione è costruire case popolari (i metri quadrati non finiscono) e una volta che i cittadini non devono combattere per la vita non servono Botte, Bandiere e Manette, e i piedaterre con vista Colosseo li vendete a chi vi pare: tu mi lasci campare e io ti lascio arricchire. A proposito, il prossimo 13 gennaio 2017 comincia il processo per i 16 di Casapound che avevano “resistito” infrangendo la “Legalità”. Vedremo il seguito della saga.

Luigi Di Stefano