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Banche, ecco lo scudo del governo da 20 miliardi. Ma le sofferenze sono dieci volte di più

by Filippo Burla
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banche bancarottaRoma, 20 dic – Il governo ha varato, nella mattinata di oggi in un consiglio dei ministri convocato allo scopo, un piano per mettere in sicurezza le banche italiane. A illustrare le misure adottate è stato Pier Carlo Padoan, titolare del dicastero dell’Economia, che ha parlato della necessità di “tutelare il risparmio e preservare la stabilità economico-finanziaria del Paese, il rafforzamento patrimoniale del sistema bancario e assicurare la protezione del risparmio”.

In virtù di ciò – si legge nella nota inviata al Parlamento – il ministro chiede l’autorizzazione ad un maggiore indebitamento per 20 miliardi di euro, pari alla dotazione prevista. L’obiettivo principale è quello di partecipare ad eventuali ricapitalizzazioni che si dovessero rendere necessarie, a partire anzitutto da Monte dei Paschi di Siena, alle prese con una soluzione di mercato difficilmente percorribile visti i rovesci di borsa e il tempo stretto, prefigurando quindi un probabile intervento pubblico per sopperire ai cinque miliardi che mancano all’appello. Accanto a Mps, altre banche sono però indiziate: da Veneto Banca a Carige, per tornare di nuovo nella fu Serenissima Repubblica con la questione Popolare di Vicenza. Sono questi i quattro istituti messi sotto l’attenzione, con precedenza – viste le dimensioni – data alla banca senese. Senza considerare poi Unicredit, che nei prossimi mesi lancerà un maxi-aumento da 13 miliardi di euro il cui successo è tutto tranne che scontato stante la mole richiesta.

Perché questa attenzione sul capitale? La risposta è semplice: il patrimonio – più che la redditività – è il parametro più importante in termini di vigilanza Bce, dovendosi quindi procedere a puntellamenti necessari per rispettare i requisiti. Nel caso italiano, tuttavia, si mostra la fallacia di un’unione bancaria che elabora regolamenti uniformi senza comprendere le problematiche nazionali. Le banche della penisola, infatti, più che con questioni di maggiore o minore capitalizzazione hanno a che fare con problemi relativi ai crediti in difficoltà, ormai stabili attorno ai 200 miliardi di euro. Sono questi la vera zavorra che vincola gli istituti tricolore, trascinati in un circolo vizioso dalla continua e costante mancata crescita la quale impedisce che quella massa possa in qualche modo ridursi. In tal senso, rispetto a quella cifra di sofferenze i 20 miliardi messi sul piatto da via XX Settembre rischiano di essere la classica goccia nell’oceano. D’accordo che l’oceano è fatto di gocce, recitava una vecchia pubblicità. Qui in gioco non ci sono però principi di idrodinamica, ma risparmiatori in carne ed ossa.

Filippo Burla

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