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Roma, 3 ott – Forse a non tutti è noto che gli Stati Uniti sono una federazione di 50 Stati. Arizona, New Jersey, Texas, Pennsylvania, Montana, Missouri, Oregon, Florida, Kentucky, Nevada solo per citarne alcuni, sono Stati con un proprio governo e peculiarità sociali, geografiche e culturali. Complici anche gli onnipervasivi prodotti cinematografici made in Usa, si tende a immaginare l’America del Nord come uno staterello nazionale in classico stile europeo, con gente tutta simile, con città che si assomigliano tra loro e così via. Insomma, ciò che vale per francesi e tedeschi dovrebbe valere anche per gli americani.

L’assurdo consiste proprio in questo: prendere uno Stato a dimensione continentale e pretendere di raffrontarlo a uno Stato a dimensione nazionale come fosse un qualsiasi paese europeo. Se davvero si volessero confrontare gli Usa con un’entità politica di simile grandezza bisognerebbe dunque contrapporli all’Europa intesa come insieme di popoli e Stati.

Alla luce di quanto detto, sembrerebbe dunque sensato proporre ai nuovi araldi del sovranismo in salsa occidentale, la sola prospettiva percorribile coerentemente con le tesi che vanno diffondendo nel Vecchio Continente. Questi strateghi che intendono manipolare e indirizzare il fenomeno populista europeo farebbero dunque bene a preoccuparsi di dare prima di tutto piena realizzazione alle proprie tesi nella loro terra di provenienza. È infatti possibile un sovranismo veramente americano che non sia rappresentato da Donald Trump? Sì è possibile questo sovranismo e consiste precisamente nel marcare con forza le differenze tra gli Stati dell’Unione al punto da poterne provocare, potenzialmente, la completa disgregazione.

Ecco il sovranismo che si può immaginare per l’America del Nord, un progetto speculare a quello che certe personalità vanno oggi diffondendo in Europa, ma che forse non hanno pensato di realizzare in primo luogo nel loro paese. Sarebbe invece bene che i sovranisti spingessero per una forte affermazione delle sovranità degli Stati che compongono gli Usa affinché si affranchino da un governo centrale che, non è una novità, viene spesso percepito come corrotto, oppressivo o semplicemente inutile. Il sovranismo in America potrebbe quindi dare voce alle piccole comunità, alle appartenenze razziali e a tutti quei caratteri che di fatto e sempre più sostituiscono l’attaccamento alla bandiera e il patriottismo costituzionale.

Un sovranismo compiuto, come movimento mondiale, sarà possibile solo se gli Usa non saranno più “uniti”, solo se cesseranno di essere uno Stato a dimensione continentale in grado di far pesare tutta la sua potenza sullo scacchiere mondiale. Fino ad allora – e in ogni casogli europei dovranno perseguire la via di un rinnovato imperialismo continentale o sparire dalla storia.

Francesco Boco

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