Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 3 ott – Con Mimmo Lucano agli arresti domiciliari e il crollo del (presunto) «modello Riace», Saviano ha fatto l’ennesima figuraccia. Tuttavia, il «bardo cosmopolita» non ci sta e rilancia. E così, sulle colonne di Repubblica, lo scrittore napoletano finisce per chiamare «peccato di umanità» quella che è a tutti gli effetti una tratta di immigrati clandestini. Di più: Saviano, nella tirata apologetica in favore del sindaco di Riace, fa un vero e proprio invito a trasgredire la legge. Leggere per credere: «Mimmo Lucano ha fatto politica nell’unico modo possibile in un Paese che ha leggi inique. Mimmo Lucano ha fatto politica disobbedendo. Disobbedienza civile: questa è l’unica arma che abbiamo per difendere non solo i diritti degli immigrati, ma i diritti di tutti». Per dar forza alla sua sgangherata apologia, Saviano scomoda addirittura Bertolt Brecht: «Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere».
Tutto bellissimo (si scherza, ovviamente), ma c’è qualcosa che non torna nel discorsetto di Saviano. In una democrazia (che il «bardo cosmopolita» vede altrimenti sempre minacciata), che le leggi siano inique lo decide il Parlamento, forte del mandato popolare; non certo Saviano, che rappresenta tutt’al più sé stesso e le sempre più esigue schiere di immigrazionisti radicali. Né tantomeno può deciderlo Mimmo Lucano, che è accusato di aver simulato matrimoni tra immigrati e cittadini italiani, e di aver falsificato carte d’identità. Secondo il procuratore Luigi D’Alessio, che ha svolto le indagini, il sindaco di Riace «ha commesso una serie di illeciti e ha una visione assolutamente personalistica dell’organizzazione dell’accoglienza, fatta senza alcuna considerazione delle regole previste e in barba alle norme di legge». Ed è sempre il procuratore D’Alessio – che non è affatto un «fascistoide», come ha asserito Gad Lerner, ma una «toga rossa» – a smontare un’altra fandonia savianesca, e cioè che il modello Riace rappresenterebbe un ostacolo per la malavita: «Dubito che il sistema di accoglienza di Riace possa essere stato un contrasto agli interessi della criminalità organizzata». Amen.
Insomma, il discorso di Saviano fa acqua da tutte le parti. Ma che il «bardo cosmopolita» fosse sconnesso dalla realtà lo si sapeva già. Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, può però leggere il passaggio in cui lo scrittore addita ad esempio dell’accoglienza, oltreché Lucano, anche Giusi Nicolini: esatto, proprio l’ex sindaco Pd di Lampedusa che, dopo tante passerelle internazionali, è stato duramente punito alle elezioni dagli abitanti dell’isola per le sue scriteriate politiche immigratorie. In poche parole, tutte le supercazzole di Saviano («peccato di umanità», «crimine di solidarietà», «razzismo come arma di distrazione di massa», «Stato autoritario» e amenità varie) non solo non hanno alcun fondamento giuridico, ma rivelano anche un fatto ormai incontestabile: l’utopia e la narrazione immigrazionista sono miseramente crollate. E ora a Saviano non resta che raccogliere i cocci.
Valerio Benedetti

3 Commenti

  1. E il cittadino onesto che deve risarcire il delinquente se solo prova a difendere se stesso e la propria famiglia? Che resistenza dovrebbe fare contro leggi che definire inique è un eufemismo???… Bardo cosmopolita?… Appioppiamogli un nomignolo più acconcio: balordo cosmopolita!… E vuole pure la scorta! Sto’ cialtrone!!! E vuole rendere le nostre città un mix fra giungle e porcili! La gentevper bene dovrebbe resistere a lui e a tutti quelli come lui! Cialtroni! Delinquenti! Ladri! Delatori! Etc. Etc.

  2. Saviano dichiarato sionista e lurida spia al soldo del regime razzista genocida di israele vero stato canaglia, bisognerebbe espellerlo via mare verso la sua vera finta patria in pedalò insieme a parenzo mentana e mieli.

Commenta