Roma, 24 dic – Come ogni Natale, sulle reti Mediaset va in onda Una poltrona per due, ormai tradizione delle feste televisivo-cinematografiche in Italia. Senza nulla togliere al film, il fatto che una pellicola anglosassone sia diventata un’abitudine addirittura di riconoscimento primario da parte della massa (e non in “coabitazione” con prodotti magari nazionali) forse non è qualcosa di cui andare proprio felici. Ma è anche qualcosa di cui in pochissimi si saranno accorti.

“Una poltrona per due”: simbolo della colonizzazione anglosassone

È emblematico il titolo dell’articolo Tgcom24: Non è Natale senza “Una poltrona per due”. E, poco da fare, è la verità. Una premessa rafforzativa dell’introduzione è nuovamente necessaria: non si può provare nulla, ma veramente nulla, di contrario al capolavoro di John Landis. Quanto meno dal punto di vista della cultura generale. Commedia intelligente e raffinata, il film descrive in modo divertente una situazione paradossale, magari esponendo tesi un pochino generaliste e banali, ma riesce a farlo con grande ritmo e personalità.

Dunque, non ci può essere ovviamente nulla di contrario ad opere straniere come questa. Diversamente dovremmo rinunciare alla cultura stessa, in ogni sua forma (elitaria come “pop”). Ciò ribadito, è evidente che se 60 milioni di italiani vedono in un film anglosassone la prima rappresentazione cinematografica del Natale, forse qualcosa di non proprio genuino e positivo c’è. Un particolare che si va ad aggiungere a tanti altri che hanno riguardato la colonizzazione culturale statunitense del nostro Paese dal secondo dopoguerra in avanti. Una colonizzazione magari perpetrata con l’ausilio di opere di primissimo piano, veri e proprio capolavori: ma comunque incalzante e, quindi, parzialmente responsabile del nostro decadimento come Nazione. La conclusione è semplice: viva le belle opere straniere, ma che non ci si riconosca anzitutto in quelle italiane non è tanto bello e, anzi, perfino un po’ triste.

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Ma allora cosa proporre? Contenuti leggeri come approfonditi, ma in ogni caso di opere tradizionali che rappresentano l’italianità e la nostra cultura natalizia ne abbiamo tante, recenti come più remote. E sarebbe il caso di rivalutarle, o magari di produrne versioni cinematografiche di rilievo. Ma soprattutto di promuoverle e di farle conoscere alle persone, cosa che oggi avviene soprattutto per le megaproduzioni hollywoodiane.

Posto che siamo realisti e ci rendiamo conto che i vecchi contenuti andrebbero riadattati, nello stesso mondo del teatro abbiamo esempi come Natale in casa Cupiello che avrebbe tutti i numeri per poter essere interiorizzato dalle masse come lo era in passato. Ma addentrandoci nel cinema vero e proprio, nel 1959 usciva un grande classico della commedia italiana, Vacanze d’Inverno, con la storica coppia Vittorio De Sica – Alberto Sordi. Oppure Benvenuti in casa Gori (1990) che descrive il Natale di qualche anno prima di una famiglia toscana. O ancora una pellicola più recente, Parenti Serpenti, parto del maestro Mario Monicelli e risalente al 1992.

Se ci concentriamo su tematiche serie e meno leggere, è incredibile come il capolavoro di Pupi Avati Regalo di Natale (1986) non solo non sia conosciuto, ma tutto sommato apprezzato al di sotto delle sue possibilità da gran parte del pubblico italiano. Nessuna di queste pellicole ha qualcosa da invidiare a Una poltrona per due, anzi. Ma allora perché non c’è lo stesso riscontro? Questioni olistiche, per dirla alla Emile Durkheim. Il gusto anglosassone è in molti settori – cinema soprattutto – divenuto prevalente. Ma in tutto questo non c’è nulla di naturale, bensì molto di pedagogico e frutto di quella globalizzazione senza freni che, nei decenni, sta snaturando i popoli mondiali, non solo il nostro.

Stelio Fergola

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2 Commenti

  1. Non a caso da sempre, istintivamente, intuitivamente, sono sempre stato lontano dal succcarmi film italioti od esteri. Solo se spinto dalla compagnia, come il caffè, qualcosa è passato davanti ai miei occhi, ma ho sempre avuto una sensazione di “chiusura” (in tutti i sensi) che non dà il libro o meglio ancora l’ aria aperta per far viaggiare la fantasia, insomma è sostanzialmente uno scadere temporaneo della ns. vita !
    Ritengo che molto, se non moltissimo del acritico gregge moderno sia dovuto al permanere piuttosto passivo e lungo davanti a schermi dinamici a senso unico. A partire dalle suggestioni indotte…
    L’ immagine statica, foto, non dà questa sensazione perché ti consente un giudizio, giusto o sbagliato che sia, a tempo libero, ponderato e completo, come un quadro !
    L’ unico vero film è la ns. vita !! Meno guardoni e sempre pro-attivi…

  2. Oltretutto “Tradind places” questo il titolo originale di “Una poltrona per due”, quando uscì non c’entrava nulla con il periodo di Natale e in Italia fu quasi un flop.

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