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Roma, 15 lug – L’Unione Italiana è l’organizzazione rappresentativa della comunità nazionale italiana in Slovenia e Croazia. Oggi esistono 53 comunità italiane (7 in Slovenia e le restanti 46 in Croazia) aderenti all’Unione Italiana, con quasi 38.000 membri. La comunità degli Italiani di Cattaro (Montenegro) attende la formale adesione all’Unione Italiana, che per espressa previsione statutaria può operare solo in Slovenia e Croazia. L’Unione Italiana svolge il fondamentale compito di amministrare molte delle istituzioni culturali, sportive e ricreative della comunità dei rimasti (anche se in Slovenia essa è riconosciuta solo come associazione privata e le funzioni di diritto pubblico sono appannaggio della Comunità Autogestita della Nazionalità italiana, ente di diritto pubblico sloveno): i servizi radiotelevisivi di Radio FiumeRadio Pola e Tele Capodistria, la casa editrice Edit di Fiume con le sue pubblicazioni La Voce del PopoloLa BattanaArcobaleno e Panorama, le istituzioni culturali Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, Centro Italiano di Promozione, Cultura, Formazione e Sviluppo “Carlo Combi” di Capodistria, Pietas Iulia di Pola, Centro Studi di Musica Classica “Luigi Dallapiccola” a Verteneglio, Pola e Fiume, il Dramma Italiano di Fiume, le 52 associazioni sportive e ricreative, l’Associazione Imprenditoriale della Nazionalità Italiana.
L’Unione Italiana svolge infine un ruolo importante di supporto alle scuole in lingua italiana presenti in Slovenia (3 dell’infanzia, 3 primarie e 3 medie superiori, con oltre 1.100 alunni) e Croazia (14 dell’infanzia, 11 primarie e 4 medie superiori, frequentate da oltre 3.400 alunni), che però dipendono dai rispettivi ministeri dell’istruzione sloveno e croato.
Cospicui finanziamenti giungono all’Unione Italiana dal contribuente italiano. Per il 2018, essa disporrà di 5 milioni e 325.000 Euro provenienti al 90% dall’Italia e per il 10% dalle Repubbliche di Slovenia e Croazia.
L’Unione Italiana sorse nel 1991 dalla trasformazione della precedente UIIF (Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume), organizzazione fondata nel 1944 nei pressi di Albona, in piena guerra partigiana, per inquadrare gli Italiani dell’Istria e di Fiume che avevano accettato di collaborare con la resistenza jugoslava. Durante tutta l’esperienza storica della Jugoslavia, fino alla secessione della Slovenia e della Croazia nel 1992, l’UIIF fu sostanzialmente lo strumento atto a garantire al regime di Tito un controllo politico totale sulla popolazione italiana rimasta in Istria e a Fiume (il governo di Belgrado negava invece una presenza italiana in Dalmazia) dopo l’esodo dei 350.000 istriani, fiumani e dalmati verso l’Italia e altre destinazioni.
La comunità nazionale italiana in Slovenia e Croazia elegge, sin dai tempi della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia, propri rappresentanti ai Parlamenti nazionali di Lubiana e Zagabria. Al Parlamento croato il rappresentante italiano è dal 1992 Furio Radin di Pola, fino a pochi giorni fa anche presidente dell’Unione Italiana. Al Parlamento sloveno, dopo che Bruno Battelli aveva ricoperto tale carica dal 1992, è stato eletto nello scorso giugno Felice Žiža di Isola, direttore del locale Ospedale generale e vicesindaco della stessa cittadina, che ha prevalso con quasi il 45% sui concorrenti Maurizio Tremul con il 37% e Bruno Orlando con quasi il 18%.
Lo scorso 8 luglio si sono infine svolte le elezioni degli organi direttivi dell’Unione Italiana. Alla presidenza è stato eletto Maurizio Tremul, unico candidato, che è succeduto a Furio Radin che aveva ricoperto tale carica dal 2006. Presidente della Giunta esecutiva è stato eletto Marin Corva di Fiume con il 60% dei voti, mentre il suo avversario Sandro Damiani di Fiume ha ottenuto il 39%, pur prevalendo nelle importanti comunità di Pola, Rovigno, Capodistria e Parenzo. Il dato fondamentale di queste elezioni è stata l’affluenza ai seggi attestatasi al 17% con picchi negativi come Pola, dove ha votato solo il 3% degli aventi diritto.
elezioni unione italianaLa campagna elettorale è stata funestata dalle polemiche di Fabrizio Radin, presidente della comunità italiana di Pola, e Orietta Marot, presidente della comunità italiana di Fiume, contro Maurizio Tremul, accusato di occupare la carica di presidente della giunta dell’Unione Italiana dal 1991, di voler impedire modifiche statutarie proposte dalla minoranza interna per un maggior ricambio interno e di aver perso la gestione dei fondi della Regione Friuli-Venezia Giulia, la cui gestione è stata trasferita dall’Unione Italiana all’Università Popolare di Trieste, che li distribuisce mediante procedure concorsuali. Il console generale italiano di Fiume, Paolo Palminteri (la rete diplomatica italiana nella regione include i consolati generali di Fiume Capodistria e i viceonsolati di Pola e Buie, mentre da alcuni anni è stato soppresso il consolato generale di Spalato, dove invece è attiva una comunità italiana) ha ritenuto la situazione meritevole di un proprio intervento pacificatore tra le parti in causa.
Il drastico calo della partecipazione elettorale e le varie polemiche tra il vertice dell’Unione Italiana e l’opposizione interna, da cui è stata turbata la campagna elettorale, hanno indotto il noto rappresentante degli esuli giuliano-dalmati, Renzo dè Vidovich, presidente dell’Associazione Rustia-Traine, esponente di spicco dell’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo – Libero Comune di Zara in Esilio ed ex presidente di Federesuli – Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, a rilasciare esternazioni estremamente polemiche verso l’attuale gestione dell’Unione Italiana. L’esule zaratino ha parlato di «elezioni fasulle» e di dovere dello Stato Italiano «di riprendere la proprietà di una cinquantina di immobili acquistati con i soldi dello Stato italiano ed intestati ad una società privata quale risulta essere l’UI». Sicuramente l’Unione Italiana deve ripensare il suo ruolo per riattivare la partecipazione delle comunità italiane dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia alla vita associativa e svolgere al meglio la sua funzione di ponte tra la comunità nazionale italiana in Slovenia e Croazia da un lato, la Nazione madre e il mondo degli esuli giuliano-dalmati dall’altro. In particolare, è auspicabile che gli esuli giuliano-dalmati ottengano dalla Repubblica Italiana – su cui grava quasi per intero il finanziamento della gestione dell’Unione Italiana – un maggiore coinvolgimento e auspicabilmente un ruolo attivo e operante nei rapporti con l’Unione Italiana.
Carlo Altoviti