Roma, 15 lug – Sconosciuto alla maggior parte dei libri di scuola, Carlo Seganti è, invece, molto famoso a Forlì: all’aviatore italiano è stato intitolata la via che conduce all’aeroporto cittadino. Ma chi era costui?
LA GIOVINEZZA E LA PASSIONE PER IL VOLO
Carlo Seganti nacque a Venezia il 20 gennaio 1917 ma, giovanissimo, si trasferì a Forlì per seguire la causa lavorativa dei genitori. Qui si arruolò nella Regia Aeronautica frequentando il corso per i piloti da caccia. Una volta terminati gli studi, venne affidato al 2° Gruppo del 6° Stormo Caccia Terrestre detto i “Diavoli Rossi”. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, Seganti ottenne il trasferimento al 97° Gruppo di Bombardamento a Tuffo dotato dei temibili Stuka tedeschi per poi utilizzare i Reggiane Re.2001 detti anche “Falco II”. Il Falco II venne inventato esclusivamente per la guerra nel Mediterraneo e, in particolare, per attaccare le basi inglesi a Malta. Carlo Seganti verrà, infatti, 238° Squadriglia del 101° Gruppo, i bombardieri di Malta.
LA BATTAGLIA DEL MEZZO GIUGNO E LA MORTE
Il 12 giugno 1942 infuriò, nel Mediterraneo centrale, la feroce battaglia di mezzo giugno, il più grande degli scontri sul nostro bacino marittimo. La vittoria arrise alle potenze dell’Asse, non senza gravi perdite. A questo scontro parteciparono addirittura forze australiane in sostegno, ovviamente, della Royal Navy. Durante lo scontro, Carlo Seganti dimostrò il suo valore sul campo, anzi, sul cielo di battaglia: 11 velivoli alleati vennero abbattuti dalla squadriglia del pilota veneziano il 14 di giugno ed il giorno seguente altri 6 aerosiluranti. Il giovane soldato ottenne una medaglia di bronzo al valor militare con la seguente ragione: “Partecipava come pilota da caccia, alla luminosa vittoria dell’Ala d’Italia nei giorni 14 e 15 giugno 1942 nel Mediterraneo. In aspri combattimenti sul mare aperto, sostenuti spesso fino al limite dell’autonomia, contribuiva all’abbattimento di alcuni velivoli nemici”.
Il 12 luglio 1942, dopo aver portato a termine un’operazione offensiva sull’isola di Malta, la 238° tornò alla base senza un velivolo. Il colonnello Quarantotti ordinò al tenente Seganti di partecipare con lui ad un giro di ricognizione per cercare il pilota disperso. Le condizioni meteorologiche erano pessime, le nuvole da scure erano diventate solo più scure e minacciose. Per questo motivo il colonnello Quarantotti ordinò il rientro alla base. Da quelle nuvole spuntò uno Spitfire inglese che si avventò sui due velivoli. Di Seganti e Quarantotti si persero le notizie e li si diedero per dispersi. Esistono alcune testimonianze, però, di quel giorno da parte di colui che abbatté l’aereo di Carlo Seganti: l’asso anglo – canadese George Beurling che dichiarò: “sparai una raffica di un secondo sull’ aereo più arretrato che si incendiò e precipitò subito, poi mi avvicinai con un angolo di 15° al caccia di testa, fino a circa 30 metri. Potevo vedere ogni dettaglio del viso del pilota, si voltò verso di me proprio mentre lo inquadravo e sparavo. Cadde in mare come il suo collega. Dal primo colpo sparato al primo aeroplano, erano trascorsi non più di sei o sette secondi”.
All’eroe forlivese venne concessa una medaglia d’oro al valor militare: “Audacissimo ed eroico combattente dell’aria sempre cercava la lotta ed il combattimento lì dove il nemico era più numeroso ed aggressivo. Benché cacciatore, si offriva volontario per un reparto di bombardamento a tuffo nell’intento di colpire più duramente il nemico riuscendo, in ben cinquanta azioni in picchiata, a portare i suoi colpi micidiali su terra e sul mare. Rientrato nella specialità caccia in immutato ardore combattivo e destinato sul più duro fronte aeromarittimo, sosteneva combattimenti nel corso dei quali abbatteva personalmente 5 avversari e molti altri in collaborazione. Anima ad esempio dei compagni del suo Gruppo non desisteva dalla lotta nemmeno con l’apparecchio gravemente colpito. Rientrato da un aspro combattimento, nel corso del quale un suo compagno era caduto in mare, partiva alla sua ricerca, nonostante le avverse condizioni del tempo, ma dal generoso tentativo non faceva ritorno. Esempio fulgidissimo di eroismo cosciente, di inflessibile volontà di lotta e di sublime spirito di sacrificio”.
Tommaso Lunardi

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