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Torino, 5 set – Niente acqua sul Moviso, dove nasce il Po. Succede anche questo nell’emergenza siccità che sta colpendo la penisola, tenuta sotto scacco dalla mancanza di piogge. E così la roccia incisa con la scritta “Qui nasce il Po”, posta alle sorgenti del fiume più lungo d’Italia, sembra quasi voler fare uno scherzo. Perché lì, a 2020 metri di quota, in questi giorni non nasce proprie un bel niente.

Le temperature sono scese, dando spazio ad un po’ di frescura. Ma di precipitazioni, salvo rari ed effimeri piovaschi, non se ne vedono all’orizzonte. Lasciando dunque a secco perfino le Alpi, bacino essenziale per la pianura che tanto chiede acqua per le proprie attività agricole e non solo. Il caso del Po, da parte sua, è paradigmatico: i livelli idrometrici sono in costante calo da settimane, ormai a pochi centimetri dai minimi storici del 2003 che permisero a qualche temerario di attraversare a piedi – sfida da non credersi, viste le imponenti piene cui ci ha abituato il protagonista della pianura padana – il letto del fiume.

Le scarse nevicate dello scorso inverno non hanno aiutato a “risparmiare” e mettere fieno in cascina nei “serbatoi” montani. Ecco allora che le falde non alimentate si abbassano, con l’acqua che scorre a maggiore profondità per poi ricompare più a valle e ricomporre così la trama fluviale. Ma le fonti restano asciutte.