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Roma, 27 lug – Furono moltissimi i patrioti che, una volta terminati gli studi o proprio mentre studiavano, imbracciarono la spada o il fucile e combatterono per la propria bandiera. Studenti, giovani d’altri tempi che conoscevano il significato della parola “azione”. Persone che hanno creato e reso grande il nostro Paese.

Tutta colpa dello zio

La storia di Anacarsi Nardi iniziò il 21 dicembre 1800 quando venne al mondo in quel di Apella, una frazione di Varano all’epoca sotto il controllo del Duca di Massa e Carrara. La sua giovinezza venne segnata dalla figura dello zio Biagio Nardi che lo seguì come fosse un padre dapprima negli studi liceali e poi all’università fino al conseguimento della laurea. Come lo zio, infatti, anche Anacarsi divenne avvocato. Lo zio Biagio, però, non era solo un avvocato ma un vivace rivoluzionario. La sua idea era quella di riunificare il Ducato di Massa con quello di Modena e partecipare al Risorgimento italiano. Nel 1831 i moti di Modena portarono i due Nardi al comando nella città emiliana anche se la riconquista ducale mise fine ai sogni di Biagio Nardi che scappò con il nipote nella vicina Bologna.

Dopo di ciò, però, l’aria si fece molto tesa in tutta la regione ed i due scapparono a Corfù, terra d’esilio dei patrioti italiani. Qui lo zio di Anacarsi morì ma non l’ideale che continuò a vivere, invece, nel giovane.

In Calabria con i Fratelli Bandiera

A Corfù, infatti, erano giunti due giovani soldati, Attilio ed Emilio Bandiera. I due erano disertori della Marina Asburgica ed erano a capo dell’Esperia, una società segreta vicina alla Giovine Italia di Mazzini. I due informarono Anacarsi Nardi di una rivolta a Cosenza ma l’esito della rivolta non era quello del quale i due erano convinti. La situazione aveva preso una brutta piega nella città.

Traditi da alcuni compagni che avvisarono vilmente i generali borbonici, Nardi ed i fratelli Bandiera assieme ad altri compagni vennero feriti e catturati. Il 21 luglio 1844 venne condotto a Rovito dove venne fucilato assieme ai suoi fedeli compagni. La viltà ed il tradimento condussero a morte questi giovani eroi della nostra nazione il cui esempio, di sicuro, non verrà mai scordato.

Tommaso Lunardi

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