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Eroi dimenticati: l’asso del Polesine, Sebastiano Bedendo

by La Redazione
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Roma, 25 ago – La zona del rodigino è stato un fenomenale territorio natale per moltissimi aviatori anche molto valorosi. Tra di questi non possiamo non annoverare il pilota di idrovolanti Giovanni Monti ed il suo collega Umberto Maddalena originari rispettivamente di Fratta Polesine e Bottrighe in provincia di Rovigo. Anche Sebastiano Bedendo è stato uno dei più importanti e valorosi assi della prima guerra mondiale con cinque vittorie accertate.

LA LEGGENDA DI “NINO”

Sebastiano, detto “Nino” dagli amici e dai parenti, nacque il 18 luglio 1895 a Rovigo da Mariano e Pierina Schiappadini. Come molti altri suoi coetanei, subito dopo lo scoppio della Grande Guerra, venne chiamato a prestare servizio militare e, il 1° giugno, fu assegnato all’8° Reggimento Artiglieria da Campagna di stanza a Verona. Il 20 luglio del 1915, al Lido di Venezia, prestò giuramento alla Patria, pronto a partire per il fronte mentre un mese dopo, l’8 settembre 1915, Sebastiano venne affidato alla 7° Sezione Aerostatica da Fortezza in qualità di Osservatore sul fronte a mare della Piazza Marittima di stanza al porto di Venezia. Nel soldato rodigino, infatti, era maturata la passione per il volo. Per questo chiese di essere trasferito al Battaglione Scuole Aviatori dove compì il primo volo il 20 aprile conseguendo il brevetto di pilota il 1° luglio 1916.

LA NUOVA AVVENTURA IN CIELO

A Busto Arsizio Sebastiano Bedendo ottenne il brevetto di volo di pilota militare. Immediatamente venne affidato alla IV Armata di stanza a Belluno, in particolare alla 48° Squadriglia comandata dal capitano Felice Porro. Quest’ultimo fu un personaggio di rilievo nella storia dell’aeronautica in quanto prese il posto di Italo Balbo dopo la sua morte in Africa. Bedendo ebbe l’occasione di conoscere altri due futuri importantissimi personaggi della storia del volo in Italia: Natale Palli, il pilota di D’Annunzio durante il suo famoso volo su Vienna e Aldo Finzi che divenne Vice Commissario per l’Aviazione nel 1923. Il 30 novembre 1916 combatté a Gonars a difesa dei compagni impegnati sul fronte dell’Isonzo. Nel febbraio 1917 Sebastiano Bedendo rischiò la vita in due missioni in una delle quali il suo velivolo venne gravemente danneggiato alle ali e alla fusoliera dal fuoco nemico. Il 19 marzo dello stesso anno il giovane rodigino ottenne la sua prima vittoria in carriera mentre il 20 ottobre 1918 venne trasferito alla 91° Squadriglia impegnata nella sanguinosa battaglia di Vittorio Veneto. Ivi si distinse per l’abilità nel volo senza, tuttavia, compire alcun abbattimento. Terminò il conflitto con cinque vittorie, una croce di merito e una medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione: “Pilota da caccia , nei numerosi voli di guerra compiuti fu sempre animato da fervido entusiasmo e da profonda coscienza del dovere. Sostenne da solo combattimenti audacissimi contro più velivoli nemici, e riuscì per il suo alto valore e la sua alta perizia, ad abbatterne cinque in breve volgere di tempo”. Alla fine del 1918 l’aviatore ottenne una medaglia di bronzo al valor militare in quanto “Arditissimo pilota da caccia, nei numerosi voli di guerra compiuti con fermezza pari all’entusiasmo dimostrò di possedere doti singolari di sereno coraggio e di alto sentimento del dovere. Cacciatore instancabile, in combattimento con due aerei nemici da caccia, nel Cielo di Col Santo, ne abbatteva uno nei pressi di Noviglio. Capo pattuglia abile e coscienzioso, durante la vittoriosa offensiva del 24 ottobre 1918 in numerosi voli di mitragliamento eseguite a quote minime, si prodigava instancabilmente e vittoriosamente, avendo come scopo supremo il compimento del proprio dovere”.

Nel 1924 divenne capitano della Regia Aeronautica e, ottenuta la laurea in ingegneria all’università di Padova due anni prima, divenne ingegnere pilota assegnato agli Uffici sorveglianza della Fiat. Pilotò personalmente i nuovi aerei costruiti dall’ingegnere Prospero Nuvoli sfiorando i 225 km/h di media. Sebastiano Bedendo morì il 24 agosto 1935 quando il suo Nuvoli N.5 accusò un cedimento strutturale su pista di prova e cadde al suolo esplodendo nell’impatto.

Tommaso Lunardi

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