Roma, 13 apr – Sala Baganza è un piccolo comune in provincia di Parma dove, il 14 aprile di centosei anni fa, nacque un grande personaggio della storia della nostra Aeronautica. Coraggioso ed intelligente, il ricordo di Athos Maestri non verrà dimenticato ancora a lungo.



Studente e lavoratore

Siamo nel 1925, Athos Maestri ha 18 anni e si è appena trasferito a L’Aquila con i suoi genitori. I risultati, però, non furono dei migliori per il giovane parmigiano e, di conseguenza, la famiglia decise di metterlo sulla strada del lavoro edile. Dopo essersi gravemente ammalato, però, si iscrisse al Liceo Classico e lo terminò con ottimi voti. La sua vocazione allo studio lo porterà sui banchi della Bocconi a seguire i corsi di economia. Ma la sua altra vocazione lo consacrerà ad eroe.

La passione per il volo

L’altra vocazione di Athos Maestri, infatti, era quella per il volo. Per questo motivo, nel 1933, frequentò il Corso di Allievo Ufficiale di complemento della Regia Aeronautica di Parma. L’anno successivo divenne pilota e, alla fine della stagione, ottenne anche il brevetto di pilota militare dopo aver frequentato il corso della Scuola di Osservazione Aerea. Finito l’addestramento, iniziò la sua carriera militare.

L’aviatore emiliano venne immediatamente assegnato al 7° Stormo Bombardamento Terrestre di Lonate Pozzolo con, al proprio servizio, i velivoli Caproni Ca. 101. Dopo un breve congedo ed il ritorno sui libri, Maestri venne richiamato immediatamente al servizio per la guerra d’Etiopia. Ivi si distinse in due occasioni e venne decorato prima con una medaglia d’argento al valor militare in quanto “Ardito pilota di apparecchio da bombardamento, dimostrava in ogni impresa bellica entusiasmo, sangue freddo ed alto senso del dovere. Durante un’azione sulla carovaniera Lat Muggia rimasto ferito alla gamba destra da un proiettile di mitragliatrice, noncurante del dolore e celando con eccezionale forza d’animo il suo stato al capo equipaggio continuava la propria missione fino al completo scarico delle bombe su un importante nucleo di armati” e, poi, con una croce di guerra: “Abile ed audace capo equipaggio di apparecchio da bombardamento pesante, volatore entusiasta ed infaticabile, durante un lungo ciclo operativo svolgeva intensa e brillante attività dimostrando in ogni circostanza eccezionale sangue freddo, sprezzo del pericolo, spirito del dovere. Incurante della reazione avversaria che colpiva più volte l’apparecchio, continuava arditamente a bombardare a bassa quota nuclei ribelli fino a completo esaurimento del carico delle bombe. Esempio costante di fedeltà e coraggio”.

Durante un secondo attacco nel 1938 Maestri venne colpito e ferito gravemente. Venne decorato con altre medaglie e croci di ferro ma restò mutilato. La sua carriera di pilota sembrava finita per sempre ma, grazie all’intervento di Amedeo di Savoia-Aosta, poté tornare operativo con il grado di capitano pilota.

Il terrore d’Africa

Nel 1940, Athos Maestri era ancora di servizio in Africa Orientale Italiana ad Asmara, in Eritrea. Dislocato presso lo Stato Maggiore del Comando Settore Nord, il soldato parmigiano effettuò numerosi attacchi in tutto il Sudan e sui convogli alleati nel Mar Rosso.

Dopo svariati attacchi sia su terra che su mare, Maestri venne trasferito sul fronte africano settentrionale. Qui, venne nuovamente ferito e decorato ma la sua sete di vittoria non era ancora placata. Le sue imprese vennero citate sul bollettino di guerra ed il suo nome divenne piaga per i nemici.

Tra il 31 luglio ed il 1 agosto, venne colpito in volo da un caccia nemico. Il suo velivolo precipitò in mare e scomparve tra le onde. In suo onore, gli vennero conferite le lauree honoris in matematica e fisica, gli venne intitolata una piazza e la sezione aeronautica di Parma. Una medaglia d’oro al valor militare è stato il minimo riconoscimento concessogli. Possiamo leggere: “Ardimentoso comandante di squadriglia, volontario nella guerra d’Etiopia, riportava per ben due volte, sul corpo, i segni gloriosi dei duri combattimenti sostenuti e sul petto le insegne di quattro ricompense al valore. Affrontava l’attuale conflitto, benché già mutilato di guerra, con identico entusiasmo e superba infaticabile operosità, trascinando il suo reparto al conseguimento di continui brillanti successi in un’aura di epico eroismo coronato da duri, cruenti sacrifici. Primo e volontario sempre nelle più rischiose azioni, recava al nemico considerevoli accertati danni, sia che ne attaccasse le navi rabbiosamente difese che le basi aeronavali più munite e lontane. Ferito per la terza volta in seguito a combattimento con la caccia avversaria notturna riprendeva non ancora completamente ristabilito, con immutabile iena ed entusiasmo, il comando del suo reparto che dal suo indomito esempio traeva lo spirito e la volontà per perseverare, durante tutto un anno, in una lotta senza soste contro un nemico invano annidato al di là del mare. Da una difficile e pericolosa azione, alla quale aveva chiesto insistentemente di partecipare, condotta sugli apprestamenti aero portuali posti a difesa della munitissima base di Alessandria, non faceva ritorno”.

Tommaso Lunardi

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta