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Roma, 11 ago – Uno dei simboli della città di Como è un atleta, un canottiere, che regalerà all’Italia una medaglia d’oro nella Diamond’s Sculls, l’unica vinta dal nostro Paese in quanto lo sportivo in questione fu il solo italiano a parteciparvi. Stiamo parlando di Giuseppe Sinigaglia.
UN CARATTERE TURBOLENTO
Giuseppe Sinigaglia nacque a Como il 28 gennaio 1894 sulla cosiddetta “riva dei Brutti” per la presenza massiccia di scaricatori di porto e di personaggi robusti, insomma, di “brutti ceffi”. Altro quasi due metri, pesava all’incirca un quintale ed era di bell’aspetto, molto desiderato dal pubblico femminile della città lacustre. Grazie al fisico imponente primeggiò in moltissimi sport come la lotta (campione italiano nel 1905), il calcio e il lancio del disco.
La sua bellezza fisica non compensava alcune spigolosità nel carattere, tanto da venire cacciato dalla “Ginnastica Comense 1872” per indisciplina verso i superiori. Sinigaglia decise, allora, di iscriversi alla Canottieri Lario con la quale spiccherà il volo. Il giovane comasco era così forte che molto spesso il remo di spezzava. La società si rivolse, allora, ad un falegname di Cantù affinché creasse due remi di frassino per il gigante di Como. In dodici anni, Giuseppe Sinigaglia collezionò la bellezza di novanta medaglie d’oro. Un portento per lo sport italiano, nessuno era come lui. Nel 1906 Sinigaglia divenne campione italiano ed europeo del “quattro con” mentre l’anno successivo vinse a Parigi, Lucerna e Strasburgo per poi culminare nella medaglia d’argento vinta agli Europei nel “due con”. Nel 1914 avvenne la consacrazione del mito. Come detto in apertura, a Henley – on – Thames si svolse la prestigiosa Diamond’s Sculls. Alla competizione partecipò solo un italiano: Giuseppe Sinigaglia. Il comense vinse e stracciò gli avversari ottenendo il titolo di campione del mondo e gli omaggi della regina in persona.
LA MORTE IN BATTAGLIA
Nel 1915, prima ancora che la sua classe di nascita venisse chiamata per l’arruolamento, Giuseppe Sinigaglia si presentò volontario per combattere l’imminente conflitto. Imponente e atletico, venne affidato al 2° Reggimento dei Granatieri di Sardegna quando al comando vi era Augusto Vanzo, il generale passato alla Storia per la sua frase “i reticolati si sfondano con i petti”. Sinigaglia, per la sua età, avrebbe potuto aspettare sei mesi (si preferivano le giovani reclute all’inizio). Ma lui non volle, anzi, chiese di combattere in prima linea. Il campione di canottaggio, raggiunto il grado di sottotenente, guidò i compagni sul Monte Sabotino e Pogdora. Possiamo leggere di lui le seguenti parole: “La leggenda vuole che il sottotenente Sinigaglia usasse attraversare le trincee e i camminamenti con le mani in tasca il corpo eretto e la testa alta e a chi gli raccomandava di chinarsi lui rispondeva “gli austriaci ci temono di più se camminiamo diritti”. Il 9 agosto 1916 partecipò all’offensiva a Cima 4 del Monte San Michele. Una raffica di mitragliatrice gli squarciò il ventre. Il soldato italiano cadde ferito gravissimo ma ancora vivo. Il canottiere venne portato d’urgenza a Crauglio. Poco prima di morire, il 10 agosto, Sinigaglia esclamò: “Ma il Lago di Como non c’è più? Datemi un po’ d’acqua del mio lago”.
All’eroe campione del mondo, da sempre legato alla sua natia terra anche in punto di morte, venne concessa una medaglia d’argento al valor militare con la seguente dedica: “Dovendo la compagnia, nel percorso di una trincea di prima linea, superare un punto intensamente battuto dal tiro di infilata di una mitragliatrice nemica, volle in quel punto sostare per compiervi opera mirabile di incitatore. Ed ivi, colpito a morte, eroicamente cadde”.
Tommaso Lunardi



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